Tra la primavera e l’estate del 2017 DoPòLiS (il nostro Doposcuola Popolare - Laboratori per l’Inclusione Sociale) ha organizzato un'ambiziosa raccolta fondi con l’obiettivo di dare corpo ai numerosi progetti che un gruppo di giovani educatori, attivisti, studenti e volontari hanno deciso di organizzare a Ciampino, per uno spazio educativo informale dove, attraverso il gioco e l’arte, perseguire obiettivi di inclusione sociale sul territorio. 

DoPòLiS, il Doposcuola Popolare dell'associazione Officine Civiche, dallo scorso inverno ha lanciato una serie di laboratori ludico-educativi all'aria aperta, nel Parco Aldo Moro di Ciampino, incentrati sulla diffusione di una cultura dell'integrazione sociale attraverso l'arte e il gioco. Nell'ambito di questo percorso nasce l'idea dei posacenere auto-prodotti, per la pulizia e la sicurezza ambientale del parco, realizzati dai nostri volontari nell’arco di due domeniche, insieme ai bambini e le bambine del nostro laboratorio di “riciclo e riuso creativo”, contro la cultura dell’usa-e-getta e per un consumo sostenibile e consapevole degli oggetti quotidiani. Abbiamo voluto dare un contributo volontario per rendere l'area un luogo più pulito e vivibile, dal momento che ci occupiamo di attività per i più piccoli nel parco vogliamo farlo in un ambiente salubre e vogliamo contribuire alla manutenzione civica di quest'area pubblica.

Il Comune di Ciampino detiene una partecipazione, in qualità di socio di maggioranza, nelle società A.S.P. SpA ed Ambi.en.te. SpA, rispettivamente  del 99,58% e del il 99,30%. Entrambe le Società risultano ora affidatarie di servizi da parte del Comune di Ciampino mediante il c.d. sistema dell’house providing, ossia quel modello di organizzazione e gestione dei pubblici servizi che, dopo l’entrata in vigore del nuovo codice appalti e del testo unico sulle partecipate, consente con maggior facilità alle pubbliche amministrazioni di affidare a propri organismi, senza ricorrere al libero mercato. 

“E' importante che gli studenti americani imparino, anche con l'aiuto delle università e delle nostre istituzioni, che Firenze non è la città dello sballo". Con queste parole, per certi versi raccapriccianti, il sindaco di Firenze Dario Nardella ha commentato la notizia delle due studentesse americane che hanno denunciato due Carabinieri in servizio per violenze sessuali. Un uso delle parole a dir poco superficiale, ma soprattutto un effetto evidente della sotto-cultura insita nel linguaggio patriarcale normalmente in uso, purtroppo, anche dalla politica e dai media. Firenze non è la città dello sballo, ci avverte Nardella, i giovani americani questo devono impararlo, fosse anche a spese loro. Niente minigonne, dunque, niente alcool e stravizi, altrimenti nella città pudica e anti-sballo di Nardella si può anche rischiare di essere violentate da uomini in divisa. Ovviamente non è stato questo - vogliamo sperare - l’intento delle parole di Nardella. Lui sarà pronto a smentire e giustificarsi e prodigarsi in mille parole sull’orrore delle violenze sessuali senza se e senza ma... Tuttavia, è proprio questa la narrazione che si cela dietro le parole del sindaco: La colpa è della vittima, che ha sbagliato a pretendere divertimento in una città “seria” come la sua. La frivolezza si paga, il problema è lo “sballo”, non gli stupratori. Questo è ciò che sottintende sempre la cultura dello stupro.

 Chi, in questi giorni, si trovasse ad andare in vacanza nel bellissimo Salento, tra Lecce e la costa di San Foca, potrebbe avere la fortuna di incappare in scene particolari, come un gruppo di moto-scooter e pedalò che accerchiano le barche di una multinazionale a pochi metri dalla spiaggia. Oppure, passeggiando per borghi e masserie, ci si potrebbe trovare nel bel mezzo di imponenti assemblee cittadine che continuano fino a notte fonda. Ma anche il turista più pigro potrebbe trovarsi a prendere il sole in uno stabilimento balneare sotto sventolanti bandiere bianche con una scritta rossa: NO TAP.

Il 23 maggio scorso  ACEA Acqua, il ramo servizi idrici della multiservizi romana attiva nella gestione e nello sviluppo di reti e servizi dell’acqua, dell’energia e dell’ambiente, avrebbe reso noto un rapporto dal titolo “Criticità dell’approvvigionamento idropotabile nei Comuni dell’Ato 2 – Situazione attuale e previsione per l’estate 2017”,  con il quale verrebbe posta in evidenza una riduzione della piovosità del 50% nelle ultime 2 stagioni autunno-invernali, rispetto alle precedenti e contemporaneamente un prevedibile aumento del consumo idrico nei mesi estivi dovuto all’innalzamento delle temperature atmosferiche registrate.

Le risultanze di detto rapporto sarebbero state trasmesse da ACEA ATO2, gestore del servizio idrico integrato di Roma e di altri 84 Comuni nell’ambito territoriale ottimale 2 (ATO 2) – Lazio centrale, ai Sindaci che sarebbero stati sollecitati ad emettere ordinanze sull’utilizzo della risorsa idrica, in base al livello  di emergenza. L’intera Provincia di Roma infatti sarebbe stata classificata in aree a diversa criticità di approvvigionamento idrico durante il periodo estivo,  con Livello 1 - “zona gialla”, dove sarebbero previsti abbassamenti di pressione durante le ore di maggior consumo e modeste carenze idriche e Livello 2 – “zona rossa”,  dove si verificherebbero carenze idriche accentuate con ricorso a turnazione giornaliera.

La nostra città è in vendita: Ciampino è oggi uno spazio urbano messo a rendita come merce, un ghetto privo di regole dove si privatizzano beni e servizi e di conseguenza si attua l'esclusione sociale dei cittadini.  
Allo smantellamento della città pubblica si accompagna l'inesorabile abbandono degli spazi fisici e della nostra storia. Luoghi come l'Igdo, messo a servizio del profitto privato con una inaccettabile beffa in faccia a tutta la città che oggi è sotto gli occhi di tutti, o le aree archeologiche - la cui rilevanza è tale da poter essere un punto di forza per un’altra economia che non si basi, ancora una volta, sul mattone, ma sul bisogno di bellezza, di conoscenza, di cultura - minacciate dalla cementificazione (Colle Olivo ha già subìto uno scandaloso irreversibile danno) e dall'inettitudine (o da una cosciente ed accomodante resa?), rappresentano forse il simbolo di una città atrofizzata, immobile, abbandonata e svenduta alle élite economiche. 

La Spagna è il paese dell’Europa occidentale che conta il maggior numero di persone rom sul proprio territorio.
Secondo le stime ufficiali, infatti, i gitani (per comodità ci si riferirà alla comunità di rom spagnola come gitani) presenti sull’intero territorio sono circa 660.000 (1.5% rispetto alla popolazione totale), distribuiti principalmente tra le Comunità Autonome dell’Andalusia, che ne conta poco meno della metà, e della Catalunya che invece ne conta circa 80.000.

Il fatto interessante di questo dato è che in Italia, invece, dove il livello di intolleranza sta purtroppo raggiungendo picchi preoccupanti, si contano complessivamente circa 140.000 persone su tutto il territorio nazionale (0.2% rispetto alla popolazione totale) e di questi solo 40.000 risiedono nei campi attrezzati, tollerati ed informali.

Questa differenza numerica così sostanziosa è il risultato delle diverse politiche adottate da questi due paesi nel corso della loro storia. Infatti, mentre nel territorio italiano la  presenza rom, cioè "zingara", viene contrastata aspramente con una forte repressione e con le espulsioni; nella Spagna dell’assolutismo veniva messo in atto un vero e proprio etnocidio per mezzo del divieto imposto ai gitani di vivere secondo i loro usi e costumi, tutto ciò con l’intento di  trasformarli in "nuovi castigliani".

Mentre prosegue il crowdfunding che ci consentirà di dare vita in modo autonomo e trasparente alla seconda fase del doposcuola popolare, crediamo sia importante illustrare in cosa consiste questa "fase due", che cos'è (e cosa vorrà essere) Dopolis, quale idea di educazione ci spinge ad agire e perché il nostro non è un progetto "neutro".