La nostra città è in vendita: Ciampino è oggi uno spazio urbano messo a rendita come merce, un ghetto privo di regole dove si privatizzano beni e servizi e di conseguenza si attua l'esclusione sociale dei cittadini.  
Allo smantellamento della città pubblica si accompagna l'inesorabile abbandono degli spazi fisici e della nostra storia. Luoghi come l'Igdo, messo a servizio del profitto privato con una inaccettabile beffa in faccia a tutta la città che oggi è sotto gli occhi di tutti, o le aree archeologiche - la cui rilevanza è tale da poter essere un punto di forza per un’altra economia che non si basi, ancora una volta, sul mattone, ma sul bisogno di bellezza, di conoscenza, di cultura - minacciate dalla cementificazione (Colle Olivo ha già subìto uno scandaloso irreversibile danno) e dall'inettitudine (o da una cosciente ed accomodante resa?), rappresentano forse il simbolo di una città atrofizzata, immobile, abbandonata e svenduta alle élite economiche. 

Ciampino è la seconda città con la più alta densità abitativa dell'Italia centrale, nonché la prima per tasso di consumo del suolo dell'area metropolitana di Roma; una città asfissiata dal cemento e da un eccessivo numero di fonti inquinanti, tra cui un aeroporto che opera fuori dai limiti di legge e un traffico veicolare senza regole né strategie di mobilità alternativa all’auto privata: niente piste ciclabili, non esistono percorsi sicuri per i pedoni, nessun luogo dove passeggiare, incontrare, fermarsi a parlare. Non esistono a Ciampino politiche ambientali serie, responsabili e di lungo respiro: si pensi al taglio incontrollato di grandi alberi ovunque, senza nessuna nuova piantumazione, senza nessuna idea di cosa può essere un piano del verde. Piazza della Pace tristemente aspetta che si rimpiazzino quegli enormi e splendidi Cedri del Libano abbattuti da dieci anni. In città mancano spazi verdi e la maggior parte delle poche aree pubbliche giace nel degrado più assoluto. L'azienda pubblica Asp è da tempo sull'orlo del collasso finanziario, per colpa della malagestione di dirigenti e amministratori, ma a pagare le spese sono solo i lavoratori e i cittadini che usufruiscono del servizio; così come avviene per gli asili nido e per tutti i servizi che in questo comune vengono privatizzati per poi fallire, lasciare debiti enormi e costringere i lavoratori a ricatti sempre più al ribasso. Le Farmacie, fiore all’occhiello di una politica pubblica e polmone economico per quarant’anni, non sono più nostre senza nemmeno esser state vendute. Il nostro Cimitero privo di ogni manutenzione. Allo stesso modo, le politiche sociali e culturali restano solo un elenco di iniziative sporadiche, senza alcuna visione d'insieme, molto spesso riservate al tornaconto di alcuni e non all'interesse collettivo. 

Di fatto ogni scelta che l’Amministrazione comunale porta avanti è dettata da una visione che mette al centro sempre e comunque il mercato, il soggetto privato, e impedisce una riqualificazione e una pianificazione in grado di garantire i diritti e soddisfare le esigenze, concrete e ideali, di noi cittadini. 
La bocciatura in Consiglio comunale di due delibere d'iniziativa popolare sottoscritte da centinaia di firme, che chiedevano una partecipazione dei cittadini alle scelte urbanistiche e un censimento degli interventi edilizi, è la controprova di quanto la partecipazione popolare rappresenti ancora un problema per chi vuole continuare a governare la città seguendo le logiche del profitto e degli accordi "sotto banco" con il privato di turno: l’assurdo piano Reverberi è solo un esempio eclatante, ma non più di molti altri.

Sappiamo bene che questo operato non è dettato solo dall’incapacità della classe politica locale, ma anche delle sciagurate politiche praticate dai loro referenti nazionali: imposizione di vincoli di bilancio, tagli della spesa pubblica e privatizzazione dei servizi; tutto in nome del mercato e della libera concorrenza. Si tratta di una visione politica strutturata, che ha come intento la distruzione della città pubblica, lo svuotamento della politica e la conseguente messa a profitto (di pochi) di tutto ciò che dovrebbe invece appartenere a tutti noi cittadini - secondo quanto stabilito da quella Costituzione repubblicana che invano hanno tentato di smantellare in questo senso. 

Per questo vi chiediamo di partecipare, di discutere e di mettere in atto, tutti insieme, una mobilitazione sociale, civile e democratica per riappropriarci dei nostri beni comuni, dei luoghi e dei servizi della nostra comunità. Vi invitiamo a condividere un progetto di città diversa, come stanno praticando in diverse altre città “Ribelli” in Italia e in Europa. Proporre le vostre idee e mettere insieme le rivendicazioni di ognuno di noi per iniziare ad immaginare concretamente un futuro alternativo per Ciampino. 

Giovedì 15 giugno ci sarà un momento di discussione e di confronto tra cittadini, per costruire insieme, dal basso, un percorso di riappropriazione della città pubblica: Un percorso in continuità con le mobilitazioni per l'Igdo pubblico dell'anno scorso, con i precedenti Consigli Cittadini e con le manifestazioni contro l'inquinamento degli ultimi mesi. 

Ciampino è di tutti noi, non di pochi monopolisti e potentati economici, ai quali la politica ha lasciato potere decisionale sulle nostre vite. E' arrivato il momento di iniziare a riprenderci il nostro futuro come cittadini di questi luoghi, con l'obiettivo di creare un'alternativa al malgoverno e alla malagestione della città. 

Siamo tutti invitati giovedì 15 giugno al Consiglio Cittadino che si terrà dalle 18.30 all'interno di Parco Aldo Moro, nei pressi della villetta abbandonata (ennesimo simbolo dell'incuria in cui è naufragato il bene comune in questa città).  
Un'occasione di discussione aperta e di analisi collettiva sui problemi e sulle criticità che Ciampino sta vivendo. 
Un momento di partecipazione dove ognuno può dire la sua. 
Una "federazione di idee", per rimettere al centro i bisogni e le aspirazioni di una città che vuole tornare a vivere! 

Mai più Ciampino senza la sua gente!