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La dichiarazione di non sostenere più l’azione del Sindaco Terzulli e della sua Giunta, resa come rappresentante della lista Sel-tutta un’altra storia in Consiglio Comunale ha prodotto una reazione del Pd, sintetizzata in una  nota stampa apparsa in rete, che merita qualche riflessione. Si sono scomodate categorie alte come la morale, l’etica, la coerenza che in politica è tanto facile evocare ma molto meno  praticare. Comunque se avessi voglia di approfondire l’altezza di tali insegnamenti, consentitemi di scegliere qualche interlocutore più credibile. 

Stando al racconto dei mass-media tradizionali italiani, ciò che sta succedendo nell’ultimo mese in Francia, può essere riassunto come una massiccia rivolta studentesca e sindacale contro il “Jobs Act francese”, condita di saltuari scontri tra polizia e incappucciati. In realtà il movimento esploso in Francia il 31 marzo di quest anno (che si chiama #NuitDebout come il termine originale francese che noi traduciamo in “Notte Bianca”, ma anche la “notte in piedi” fisica e morale di un popolo in rivolta) è qualcosa di un tantino più complesso. 

Parlare di diritti violati nell’infanzia, significa ricordare che oltre 250 mila bambini in 23 Stati vengono gettati in mezzo a conflitti armati ed esposti a brutalità indescrivibili, che più di 150 milioni di minori sono intrappolati in impieghi che mettono a rischio la loro salute mentale e fisica o che oltre 100 milioni di  “ninos de rua” sono costretti a vivere in strada di espedienti, microcriminalità e prostituzione. Com’è senza precedenti, nella storia recente, il numero totale di bambini richiedenti asilo nell’Unione europea, 214 mila da gennaio a settembre di quest’anno, secondo gli ultimi dati di Eurostat.

In queste ore di tristezza e sgomento mi è tornato in mente un ricordo piuttosto metaforico. Due anni fa, visitando il Belgio per vacanza, la città di Bruxelles mi ha accolto con una manifestazione in piazza Luxembourg, sotto al Parlamento europeo, di curdi-yazidi che protestavano contro l’Isis e contro l’immobilismo delle istituzioni europee nei confronti della situazione in Siria e Iraq. E’ stata la prima cosa che ho visto e toccato con mano della capitale europea. Meno di due anni dopo i curdi e gli yazidi si sarebbero auto-liberati dall’Isis e nel nord della Siria sarebbe nato, con un costo di vite altissimo, il Rojava autonomo: unico modello politico esistente ad oggi capace di mettere in ginocchio il mostro nero del terrore, non solo militarmente. A Bruxelles li ho visti agire, metterci la faccia, alla fine hanno vinto. Ma hanno vinto nella loro Siria, non certo qui in Europa.
Infatti, pochi mesi ancora, e l’Isis avrebbe colpito prima Parigi e poi Bruxelles, in quegli stessi luoghi, ad opera di cittadini europei armati o imbottiti di esplosivo, nati e cresciuti lontano dalle pianure aride della Siria, ma nel cuore delle periferie urbane europee.

P. è un ragazzo nigeriano di 19 anni. E’ venuto in Italia perché dalle sue parti non c’è più prospettiva di lavoro, prospettiva di vita, perché la sua città è ormai in mano alla criminalità internazionale, la corruzione si è mangiata l’economia locale, gli attentati dei gruppi islamisti hanno paralizzato gli investimenti e la vita sociale, culturale, commerciale. Eppure, per avere diritto all’asilo P. doveva passare l’esame di un’apposita commissione per il riconoscimento della protezione internazionale. La commissione lo ha bocciato perché P. non parla quasi per niente l’italiano, requisito fondamentale, poiché nessuna delle istituzioni competenti si è preoccupata di farglielo imparare, a Ciampino, dove P. risiedeva fino a pochi mesi fa, nello SPRAR presso l’ex ostello di via Melvin Jones.

Ora che le elezioni dei comitati di quartiere sono tutte finite e quindi senza paura di offendere nessuno con questo modesto contributo, soprattutto i tanti volontari che si sono impegnati nel tentativo di realizzare un piccolo ma importante momento partecipativo in ogni quartiere, proviamo a capire meglio come si sono svolte, se è filato tutto liscio o se si riscontrano criticità. Un’analisi non potevamo che farla ex post: la buona fede è la stessa che ci ha spinto a verificare i risultati, piuttosto che fare un’analisi preventiva basata su facili illazioni.

Con l’approvazione del Regolamento il Comune di Ciampino dovrà utilizzare strumenti  e modalità per promuovere la partecipazione popolare nelle decisioni relative alla trasformazione urbana della città.

Trovo questa scritta su un muro per strada, passeggiando una sera. Lì per lì la leggo con in mente con la melodia di “Lella”, la canzone di Edoardo De Angelis da cui è tratta, poi sento un gelo dentro.
Al di là dell’incongruenza del chiedere di mantenere un segreto e scriverlo con una bomboletta sulla parete di un parcheggio, lo (spero) ignaro autore della “dedica” sa come continua la canzone?

Aprire uno spazio di confronto e condivisione tra cittadini e organizzazioni territoriali, dotare la cittadinanza di strumenti di controllo e indirizzo sulla gestione della città: creare, isomma, una comunità politica e civica dal basso. Con questi presupposti nasce l'esigenza dell'associazione Officine Civiche di promuovere l'assemblea "La Città Visibile", che domenica scorsa ha riempito il cinema "Piccolissimo" di Ciampino per discutere di alcuni temi chiave dell'agenda politica locale.

Cittadini, rappresentanti di forze civiche ed esponenti politici, hanno risposto all'appuntamento promosso da Officine Civiche con i loro interventi. Tra questi l'ex sindaco Antonio Rugghia e il consigliere comunale Guglielmo Abbondati (Sel) che in questi mesi hanno condiviso il percorso e molte battaglie con l'associazione. Sono intervenuti inoltre il consigliere di minoranza Mauro Testa (Psi) e alcuni esponenti della lista Città in Comune tra cui Alessandro Porchetta. L'esigenza espressa da più parti è quella di creare uno spazio di confronto e dialogo, per discutere direttamente delle questioni e immaginare strategie d'intervento con la cittadinanza.