Promuovere la divulgazione storica, artistica, socio-antropologica, economica e ambientale del territorio, anche attraverso approfondimenti e iniziative su contesti, fatti e personaggi legati al territorio;


Spesso sentiamo dire ai nostri politici locali che il governo della città non è mica una cosa facile, che a urlare il proprio malcontento sono capaci tutti ma ben altra fatica è scontrarsi con le difficoltà degli enti locali, con il contesto circostante che non aiuta, con le regole dell’economia che legano le mani anche ai più volenterosi degli amministratori! Tutto vero, ma noi restiamo convinti che la volontà politica, con una buona dose di coraggio e di radicalità delle scelte quotidiane, possano aprire scenari di buon governo anche nei contesti più complicati. Basterebbe la volontà di ribellarsi alla consuetudine, di porre i processi decisionali in nuovi e dinamici percorsi di orizzontalità, usare le risorse per migliorare la vita di tutti i cittadini, chiudendo le porte alle servitù economiche della speculazione privata e dei monopoli. Quando parliamo di questi temi ci vengono in mente città governate da movimenti famosi in tutto il mondo, città ribelli, occidentali e inserite in contesti democratici di lunga tradizione: Barcellona, Madrid, Grenoble. Ma di fronte a questi esempi, i cinici sostenitori del “qui non cambierà mai nulla” potrebbero ancora storcere il naso perché, tutto sommato, è facile governare in maniera “alternativa” una città come Barcellona, ricca e protagonista di una secolare tradizione di democrazia dal basso… Ebbene, qui vogliamo parlare di un caso poco noto, di fronte al quale anche il più depresso dei rassegnati non potrà non ammettere che sono tutte scuse! E che, in fondo, il cambiamento è possibile ovunque. 

La Spagna è il paese dell’Europa occidentale che conta il maggior numero di persone rom sul proprio territorio.
Secondo le stime ufficiali, infatti, i gitani (per comodità ci si riferirà alla comunità di rom spagnola come gitani) presenti sull’intero territorio sono circa 660.000 (1.5% rispetto alla popolazione totale), distribuiti principalmente tra le Comunità Autonome dell’Andalusia, che ne conta poco meno della metà, e della Catalunya che invece ne conta circa 80.000.

Il fatto interessante di questo dato è che in Italia, invece, dove il livello di intolleranza sta purtroppo raggiungendo picchi preoccupanti, si contano complessivamente circa 140.000 persone su tutto il territorio nazionale (0.2% rispetto alla popolazione totale) e di questi solo 40.000 risiedono nei campi attrezzati, tollerati ed informali.

Questa differenza numerica così sostanziosa è il risultato delle diverse politiche adottate da questi due paesi nel corso della loro storia. Infatti, mentre nel territorio italiano la  presenza rom, cioè "zingara", viene contrastata aspramente con una forte repressione e con le espulsioni; nella Spagna dell’assolutismo veniva messo in atto un vero e proprio etnocidio per mezzo del divieto imposto ai gitani di vivere secondo i loro usi e costumi, tutto ciò con l’intento di  trasformarli in "nuovi castigliani".

La variante urbanistica di cui si parla tanto dalla scorsa estate a Ciampino è detta “Programma Integrato di intervento localizzato in Via Reverberi”, che in parole povere significa che il Piano regolatore si cambia a pezzetti, di volta in volta, a seconda delle singole richieste di influenti costruttori privati che da anni in questa città fanno affari d’oro con l’aiuto di chi governa. A rimetterci è l’ambiente in generale, gli spazi verdi (Ciampino è ben al di sotto della percentuale di verde pubblico per abitante prevista dalla legge), i servizi, il traffico urbano, il tessuto sociale, la vivibilità. In poche parole, ci rimettiamo tutti noi cittadini.  
Ma quel nome complicato contiene anche un’altra storia, quella che da il nome alla strada intorno alla quale dovrebbero sorgere quelle palazzine che fanno tanto scalpore. La strada infatti si chiama via Emilio Reverberi, dedicata cioè a un partigiano e sindacalista che, insieme ad altri 4 compagni, perse la vita in quello che dalla storia è ricordato come massacro di Reggio Emilia. Ma andiamo con ordine… 

Questo 25 aprile condividiamo un documento che racconta la storia di due figure ciampinesi per lo più dimenticate. Due antifascisti a Ciampino, ribelli, braccati, due vite per la libertà: CORRADINO ALUNNI, partigiano comunista, a cui si devono le informazioni chiave che permisero la localizzazione del "cannonissimo" tedesco nascosto sulla linea ferroviaria Ciampino-Frascati, e GIOVANNI BRECCIAROLI, anarchico, che subì un lungo confino restrittivo per la sua fiera opposizione al regime. 

A queste due figure legate al nostro territorio va oggi il nostro pensiero e la nostra riconoscenza, nell'esempio di una Resistenza viva contro tutti i fascismi di tutte le epoche.

Ringraziamo Anni Nuovi e Luigi Zuzzi per la documentazione. 

clicca qui per il documento completo

 

 

 

L’uscita dalla maggioranza governativa ciampinese del Consigliere comunale Guglielmo Abbondati, rappresentante della lista Sel-Tutta un’altra storia, ci da una singolare e inaspettata occasione per affrontare un argomento di rilevanza costituzionale. A seguito delle dimissioni del suddetto Consigliere, infatti, abbiamo assistito sui social network a un dibattito tra esponenti della maggioranza, del Partito Democratico, e della minoranza, soprattutto del Movimento Cinque Stelle, sull’esistenza e sulla paternità di un vincolo di mandato imperativo che le cariche elettive, a detta loro, dovrebbero rispettare. 

Con la vittoria del discusso referendum costituzionale della Domenica di Pasqua, la Turchia sta rapidamente scivolando verso una dittatura istituzionalizzata, voluta dal capo dello stato Recep Tayyip Erdoğan. Ma la deriva autoritaria non è cominciata domenica, il giorno del referendum. La Turchia non è più un paese democratico da tempo. A cominciare dalle giornate della rivolta di Gezi Park, quattro anni fa. Proprio nel periodo in cui il Consiglio comunale di Ciampino approvava il Patto di Gemellaggio con la città di Pendik, comune metropolitano della città di Istanbul. Forse molti non seppero leggere allora quei fatti in tutta la loro drammatica portata, fatti che celavano ben altro di una battaglia per qualche “fanatico” ecologista. Ho ritrovato nel mio notebook questo articolo, scritto di getto in quelle ore e sono lieto di metterlo a disposizione della riflessione di questo nostro blog, perché ancora tremendamente attuale.

La riforma costituzionale sulla quale verremo chiamati ad esprimerci ad ottobre con un referendum confermativo, viene descritta dal fronte del sì come un’occasione d’oro per portare l’Italia in avanti nel cammino democratico e di rappresentanza politica, al passo con la storia, fuori dalle lungaggini della palude legislativa attuale. Non mi dilungherò su questo, ma basti pensare a dove davvero sta andando la storia della democrazia occidentale, verso quali forme, attraversando quali crisi, per comprendere quanto questa riforma sia un aggiustamento dell’esistente, peraltro goffo e in alcuni tratti dannoso.

Oggi, 7 gennaio, si celebra la festa della bandiera italiana, il Tricolore, vessillo nazionale che ha attraversato più di 2 secoli di differenti ideologie, diverse “Italie”, con diversi popoli e diversissime classi dirigenti, ognuna delle quali ha sventolato il Tricolore a proprio uso e consumo. Dal vessillo napoleonico a quello monarchico di casa Savoia, dall’infamante fascio littorio alla stella rossa delle Repubbliche Partigiane. 

Parlare di 25 aprile a Ciampino significa innanzitutto ripercorrere le vicende locali di una guerra globale, che ha lasciato sul nostro territorio i segni di un passato da ricordare per non ripeterne le cause, i moventi e i terribili epiloghi. Significa ricordare le bombe anglo-americane, che dal luglio al settembre del 1943 caddero su quella minuscola frazione di campagna, segnata nelle mappe alleate come obiettivo militare per via di quel tanto strategico aeroporto, distruggendo abitazioni e uccidendo civili. Il convitto delle Ancelle del Sacro Cuore, adibito a campo di addestramento militare, viene distrutto dai bombardamenti dei quadrimotori statunitensi. In tutto l’arco della guerra 11 militari ciampinesi cadono sul campo e 48 vittime civili periscono per le strade di Ciampino.