Promuovere i valori della solidarietà e della cooperazione, anche attraverso opere di inclusione, assistenza e sostegno sociale.


Tra la primavera e l’estate del 2017 DoPòLiS (il nostro Doposcuola Popolare - Laboratori per l’Inclusione Sociale) ha organizzato un'ambiziosa raccolta fondi con l’obiettivo di dare corpo ai numerosi progetti che un gruppo di giovani educatori, attivisti, studenti e volontari hanno deciso di organizzare a Ciampino, per uno spazio educativo informale dove, attraverso il gioco e l’arte, perseguire obiettivi di inclusione sociale sul territorio. 

Partendo dal Metropoliz, quella città meticcia, luogo e simbolo di autodeterminazione a Roma, arrivando alla comunità rom di Satu Mare, in Romania, alla strada, al gioco , alle periferie Romane, alle bambine, alle adolescenti e le giovani donne rom che ti sfiorano, ti accarezzano, si arrabbiano, spariscono, alla frustrazione, ai problemi che non si risolvono, ai diritti e ai doveri, all’impegno contro il pregiudizio, sto imparando l’immenso lavoro di un’educatrice. Un mestiere fatto di lotte, di percorsi, di volti e di storie, quelle che vedi e quelle che ti raccontano: “guarda PARADA prima di partire, questo film ti rivelerà la storia di una Romania con cui dovrai convivere”. Rimasi incredula, io non la conoscevo Bucarest, le mille contraddizioni, la vita nei tombini e quello straordinario e pazzo giocoliere che venti anni fa permise alla sua arte di trasformarsi in un’opportunità per tanti degli invisibili, dei boschetari

Il progetto autonomo di solidarietà "Ciampino #NoBorders" nasce con l’intento di contribuire, insieme ai diretti interessati e alle organizzazioni sul campo, al sostegno per una vita dignitosa e per i diritti basilari delle persone in transito verso l'Europa. 
L’intento del progetto è quello di intervenire fisicamente in Grecia settentrionale: un’area già fortemente penalizzata dalla crisi economica e dalle politiche fallimentari delle élite nazionali ed europee, ma che oggi si ritrova al centro di quella che viene definita “rotta Balcanica”, il tragitto attraverso il quale migliaia di persone in fuga sopratutto dalle guerre in Siria, Iraq e Afghanistan, cercano di raggiungere l’Europa del nord passando per la Turchia e l’Egeo. La chiusura delle frontiere di molte nazioni europee per bloccare il flusso, unitamente allo scellerato accordo da 6 miliardi di euro tra l’UE e la Turchia di Erdogan, ha di fatto interdetto il percorso balcanico, puntellato di muri ed esposto alle deportazioni, lasciando però in Grecia migliaia di donne e uomini nei campi profughi. Il recente sgombero della tendopoli di Idomeni ha inasprito ulteriormente la situazione, spostando centinaia di famiglie in altri campi disseminati nell’area, dove le condizioni igenico-sanitarie e i servizi essenziali sono simili se non peggiori di prima e dove la presenza dello Stato è rappresentata solo dall’esercito. 

L'associazione Officine Civiche presenterà un progetto di sostegno alla scolarizzazione e all'inclusione sociale rivolto ai bambini dai 6 ai 13 anni del territorio, con un'attenzione particolare alle fasce più svantaggiate. Un doposcuola popolare con laboratori di integrazione e cittadinanza attiva, pensato come strumento culturale e di riscatto sociale nel tessuto urbano della nostra Città.

 

L’estate scorsa l’Amministrazione comunale convocò associazioni locali e comitati di quartiere per annunciare che, a seguito di una circolare della Prefettura, il Comune di Ciampino avrebbe continuato ad ospitare i migranti in attesa di protezione internazionale presso l’ex Ostello della Gioventù. Obiettivo dell’incontro era “condividere questa nostra decisione e chiedere loro (associazioni e comitati, nda) progetti che possano favorire l’integrazione”. Così scriveva il Sindaco Terzulli in un comunicato del 7 giugno 2015.

L’associazione Officine Civiche aderisce formalmente alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma il 24 settembre, in sostegno del popolo curdo e dell’esperimento politico in Rojava, per chiedere la fine dell’isolamento carcerario del leader curdo Abdullah Ocalan, contro le politiche repressive e di aggressione militare di Erdogan e contro l’accordo tra UE e Turchia sui rifugiati, organizzata dalla Rete Kurdistan Italia e dall’Ufficio d’Informazione sul Kurdistan in Italia. La nostra adesione va ben oltre la semplice testimonianza di supporto internazionale verso una situazione “lontana”, ma rientra a pieno titolo nelle battaglie per la democrazia, l’ambiente, i diritti civili che riguardano anche noi, la nostra comunità e il ruolo che le nostre realtà locali si prefiggono di ricoprire nel mondo attuale e nel futuro.  

La mafia qui non esiste, mica siamo in Sicilia. E’ stata per molto tempo la risposta quasi stizzita di amministratori e politici locali, ogni qual volta nel proprio territorio accadeva un fatto di cronaca, che qualche bravo giornalista d’inchiesta sapeva codificare nella strategia criminale delle mafie. Una reazione indignata di sindaci e onorevoli  per chi, “senza ragione” era pronto ad infangare un’intera comunità. Intanto le mafie si radicavano pervicacemente nel  tessuto economico e produttivo del Lazio. Non solo in territori “storicamente” infiltrati, ma nel cuore della Capitale.

Le persone bloccate nei campi profughi nel nord della Grecia sono uomini e donne, bambini e bambine, famiglie normali che avevano una vita normale prima che una guerra di proporzioni mai viste dal ‘45 in poi cancellasse dalla faccia della terra quella loro normalità, lasciando migliaia di persone con un’unica speranza: raggiungere una nuova vita da qualche parte in Europa. 

Nelle immagini dei telegiornali di questa estate i protagonisti sono stati uomini, donne e bambini che alla ricerca di un futuro migliore, scappando da guerre e disperazione, hanno tentato di raggiungere per ogni via l’Europa. Il nostro Paese è uno dei principali punti di approdo di questa ondata migratoria: in molti hanno raggiunto le nostre coste tramite il Mediterraneo. Molti non sono mai arrivati, inghiottiti dalle acque di quel “mare nostrum” che ponte tra storie e culture diverse ora sembra solo un immenso cimitero d’acqua. Quasi 3.000 morti dicono le stime nel corso di questo 2015 ancora in divenire.