Progettare iniziative di tutela e sviluppo delle risorse ambientali, territoriali e naturali, nonché la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico, produttivo e sociale;


 

Con l’approvazione all’unanimità in Consiglio regionale di una mozione che impegna la Regione Lazio ad istituire il Parco dei Casali e ad esercitare il diritto di prelazione (che renderebbe pubblica l’area anche se in parte già assegnata all’asta), si compie un passo avanti per il diritto del nostro territorio a usufruire del patrimonio, della terra, della storia e dei beni comuni che ci spettano. Si tratta di un passo importante, ma non ancora di quello decisivo. La strada da fare è tanta, i tempi sono stretti, e serve la partecipazione più ampia possibile dei cittadini e delle organizzazioni ad ogni livello, ora più che mai!

Un concetto antichissimo, quello degli “usi civici”, che indica il diritto di una comunità territoriale a trarre utilità collettiva dalla terra e che ha permesso nei secoli la salvaguardia dei suoli dalla cementificazione e dalle privatizzazioni, trova oggi un’applicazione ultra-moderna grazie all’istituto giuridico dei “beni comuni”. Questi, invece, sono entrati ufficialmente nel diritto italiano solo nel 2011, all’indomani della bellissima vittoria del referendum per l’acqua pubblica, con una sentenza della Cassazione che definisce i beni comuni un terzo genere accanto ai beni privati e quelli pubblici.

 Chi, in questi giorni, si trovasse ad andare in vacanza nel bellissimo Salento, tra Lecce e la costa di San Foca, potrebbe avere la fortuna di incappare in scene particolari, come un gruppo di moto-scooter e pedalò che accerchiano le barche di una multinazionale a pochi metri dalla spiaggia. Oppure, passeggiando per borghi e masserie, ci si potrebbe trovare nel bel mezzo di imponenti assemblee cittadine che continuano fino a notte fonda. Ma anche il turista più pigro potrebbe trovarsi a prendere il sole in uno stabilimento balneare sotto sventolanti bandiere bianche con una scritta rossa: NO TAP.

Roma è l’unica Città Metropolitana, su scala italiana, a incorporare gran parte delle periferie e delle aree urbane più critiche ai confini di Roma Capitale. La dinamica di crescita espansiva della città, con l’espulsione negli ultimi venti anni di centinaia di migliaia di residenti dal centro storico verso la cintura dei Comuni di prima fascia, ha determinato un progressivo consumo/abuso di suolo e una bulimia edilizia senza precedenti. Il risultato sono periferie discriminanti dal punto di vista sociale, senza decoro, anonime, disordinate e abbandonate a se stesse. 

Mai come negli ultimi decenni la questione ambientale sta assumendo una dimensione sempre più drammatica per il futuro del pianeta, con il progressivo venir meno degli equilibri ecologici e soprattutto con il profilarsi di mutamenti climatici dagli esiti globali imprevedibili. Da circa duecentomila anni abbiamo trovato il modo di umanizzare ogni singolo ecosistema, di nominare e sottomettere le cose, di predare altre specie, di elevare l’umanità a padrona assoluta del tutto. Esseri antropocentrici è diventata per noi una necessità, più che una virtù.

DoPòLiS, il Doposcuola Popolare dell'associazione Officine Civiche, dallo scorso inverno ha lanciato una serie di laboratori ludico-educativi all'aria aperta, nel Parco Aldo Moro di Ciampino, incentrati sulla diffusione di una cultura dell'integrazione sociale attraverso l'arte e il gioco. Nell'ambito di questo percorso nasce l'idea dei posacenere auto-prodotti, per la pulizia e la sicurezza ambientale del parco, realizzati dai nostri volontari nell’arco di due domeniche, insieme ai bambini e le bambine del nostro laboratorio di “riciclo e riuso creativo”, contro la cultura dell’usa-e-getta e per un consumo sostenibile e consapevole degli oggetti quotidiani. Abbiamo voluto dare un contributo volontario per rendere l'area un luogo più pulito e vivibile, dal momento che ci occupiamo di attività per i più piccoli nel parco vogliamo farlo in un ambiente salubre e vogliamo contribuire alla manutenzione civica di quest'area pubblica.

Ciampino vive da molto tempo con una diversità di fonti d’inquinamento, che compromettono  la qualità dell’ambiente e della salute dei suoi abitanti. PM10 (Polveri sottili), NO2 (Biossido di Azoto), Rn (Gas radon),  CO2 (Anidride carbonica), VOC (composti organici volatili), Db (Decibel), Diossine sono soltanto alcuni degli inquinanti di cui si apprezza una significativa concentrazione. Le diverse attività di monitoraggio succedutesi nel tempo sono risultate fondamentali per conoscere le diverse fonti emissive presenti nel territorio.

Il Comune di Ciampino detiene una partecipazione, in qualità di socio di maggioranza, nelle società A.S.P. SpA ed Ambi.en.te. SpA, rispettivamente  del 99,58% e del il 99,30%. Entrambe le Società risultano ora affidatarie di servizi da parte del Comune di Ciampino mediante il c.d. sistema dell’house providing, ossia quel modello di organizzazione e gestione dei pubblici servizi che, dopo l’entrata in vigore del nuovo codice appalti e del testo unico sulle partecipate, consente con maggior facilità alle pubbliche amministrazioni di affidare a propri organismi, senza ricorrere al libero mercato. 

Venerdì mattina il Consiglio Comunale ha bocciato le due proposte di iniziativa popolare che Città in Comune e Officine Civiche hanno presentato, sottoscritte da centinaia di cittadini, più di un anno fa. Il voto contrario della maggioranza consiliare non ci stupisce, perché siamo consapevoli che un cambio di rotta nella gestione del bene comune in questa città richieda uno sforzo collettivo di tutti che non può prescindere da un ricambio urgente di classe politica a Ciampino.