Progettare iniziative di tutela e sviluppo delle risorse ambientali, territoriali e naturali, nonché la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico, produttivo e sociale;


"Tutti insieme famo paura", cantano in coro i ragazzi delle scuole superiori romane. "We want you to panic", "il nostro futuro vale più dei vostri profitti", "Capitalismo Colonialismo e Carbone sono i demoni da combattere per salvare il pianeta", sono alcune delle frasi scritte su cartelli fatti a mano e striscioni colorati, insieme alla più vasta varietà di slogan ironici che solo una piazza del genere poteva partorire, con vere e proprie perle degne della migliore tradizione satirica al tempo dei meme. Ma i ragazzi e le ragazze del Global Climate Strike, a qualcuno fanno paura davvero. Sono consapevoli di farla e non vogliono passare per un movimento di giovani docili e benvoluti, nonostante i moltissimi tentativi di un sistema che prova a comprimerli tra lodi e derisioni, tra pretese di addomesticare la piazza e squallido benaltrismo. Entrambi gli atteggiamenti sono la prova lampante della paura che fa questa mobilitazione, la cui eterogeneità e le cui crepe ideologiche sono l'obiettivo preso di mira dal potere per sgonfiare il movimento e disinnescarne la carica rivoluzionaria, reale o potenziale.

Abbiamo appreso che nel corso della prima seduta del Consiglio Comunale, il capogruppo del Partito Democratico ha espresso una sorta di mea culpa per la mancata discussione, nella scorsa consiliatura, delle delibere di iniziativa popolare proposte da alcune realtà associative del territorio, tra cui la nostra, relativa all’istituzione di un Regolamento per la partecipazione dei cittadini ai processi di trasformazione urbana della nostra città.

Roma è l’unica Città Metropolitana, su scala italiana, a incorporare gran parte delle periferie e delle aree urbane più critiche ai confini di Roma Capitale. La dinamica di crescita espansiva della città, con l’espulsione negli ultimi venti anni di centinaia di migliaia di residenti dal centro storico verso la cintura dei Comuni di prima fascia, ha determinato un progressivo consumo/abuso di suolo e una bulimia edilizia senza precedenti. Il risultato sono periferie discriminanti dal punto di vista sociale, senza decoro, anonime, disordinate e abbandonate a se stesse. 

Il disastro del ponte Morandi crollato a Genova ha orientato il dibattito pubblico, fortemente inquinato dal tifo irrispettoso di curve politiche avversarie, intorno al tema della gestione delle autostrade e in generale dei settori strategici del Paese. Pubblico o privato, Stato o liberalizzazioni: questo dibattito viene da molto lontano, non è certo frutto delle idee confuse di questo o quel governo. Ma negli ultimi decenni il dibattito è stato arricchito e approfondito in seno all’universo di movimenti che si battono per il riconoscimento di una gestione “in comune” di quei beni che la Cassazione ha riconosciuto essere un terzo genere accanto a pubblico e privato: i Beni Comuni, appunto.

DoPòLiS, il Doposcuola Popolare dell'associazione Officine Civiche, dallo scorso inverno ha lanciato una serie di laboratori ludico-educativi all'aria aperta, nel Parco Aldo Moro di Ciampino, incentrati sulla diffusione di una cultura dell'integrazione sociale attraverso l'arte e il gioco. Nell'ambito di questo percorso nasce l'idea dei posacenere auto-prodotti, per la pulizia e la sicurezza ambientale del parco, realizzati dai nostri volontari nell’arco di due domeniche, insieme ai bambini e le bambine del nostro laboratorio di “riciclo e riuso creativo”, contro la cultura dell’usa-e-getta e per un consumo sostenibile e consapevole degli oggetti quotidiani. Abbiamo voluto dare un contributo volontario per rendere l'area un luogo più pulito e vivibile, dal momento che ci occupiamo di attività per i più piccoli nel parco vogliamo farlo in un ambiente salubre e vogliamo contribuire alla manutenzione civica di quest'area pubblica.

 

Con l’approvazione all’unanimità in Consiglio regionale di una mozione che impegna la Regione Lazio ad istituire il Parco dei Casali e ad esercitare il diritto di prelazione (che renderebbe pubblica l’area anche se in parte già assegnata all’asta), si compie un passo avanti per il diritto del nostro territorio a usufruire del patrimonio, della terra, della storia e dei beni comuni che ci spettano. Si tratta di un passo importante, ma non ancora di quello decisivo. La strada da fare è tanta, i tempi sono stretti, e serve la partecipazione più ampia possibile dei cittadini e delle organizzazioni ad ogni livello, ora più che mai!

Il Comune di Ciampino detiene una partecipazione, in qualità di socio di maggioranza, nelle società A.S.P. SpA ed Ambi.en.te. SpA, rispettivamente  del 99,58% e del il 99,30%. Entrambe le Società risultano ora affidatarie di servizi da parte del Comune di Ciampino mediante il c.d. sistema dell’house providing, ossia quel modello di organizzazione e gestione dei pubblici servizi che, dopo l’entrata in vigore del nuovo codice appalti e del testo unico sulle partecipate, consente con maggior facilità alle pubbliche amministrazioni di affidare a propri organismi, senza ricorrere al libero mercato. 

Un concetto antichissimo, quello degli “usi civici”, che indica il diritto di una comunità territoriale a trarre utilità collettiva dalla terra e che ha permesso nei secoli la salvaguardia dei suoli dalla cementificazione e dalle privatizzazioni, trova oggi un’applicazione ultra-moderna grazie all’istituto giuridico dei “beni comuni”. Questi, invece, sono entrati ufficialmente nel diritto italiano solo nel 2011, all’indomani della bellissima vittoria del referendum per l’acqua pubblica, con una sentenza della Cassazione che definisce i beni comuni un terzo genere accanto ai beni privati e quelli pubblici.

 Chi, in questi giorni, si trovasse ad andare in vacanza nel bellissimo Salento, tra Lecce e la costa di San Foca, potrebbe avere la fortuna di incappare in scene particolari, come un gruppo di moto-scooter e pedalò che accerchiano le barche di una multinazionale a pochi metri dalla spiaggia. Oppure, passeggiando per borghi e masserie, ci si potrebbe trovare nel bel mezzo di imponenti assemblee cittadine che continuano fino a notte fonda. Ma anche il turista più pigro potrebbe trovarsi a prendere il sole in uno stabilimento balneare sotto sventolanti bandiere bianche con una scritta rossa: NO TAP.