Un concetto antichissimo, quello degli “usi civici”, che indica il diritto di una comunità territoriale a trarre utilità collettiva dalla terra e che ha permesso nei secoli la salvaguardia dei suoli dalla cementificazione e dalle privatizzazioni, trova oggi un’applicazione ultra-moderna grazie all’istituto giuridico dei “beni comuni”. Questi, invece, sono entrati ufficialmente nel diritto italiano solo nel 2011, all’indomani della bellissima vittoria del referendum per l’acqua pubblica, con una sentenza della Cassazione che definisce i beni comuni un terzo genere accanto ai beni privati e quelli pubblici.

In mezzo tra questi due concetti, distanti tra loro nei secoli, c’è la Costituzione italiana nata dalla Resistenza, che definisce la proprietà pubblica e privata in virtù esclusiva della sua funzione sociale. Ma non solo, la Costituzione, a seguito della riforma del titolo V nel 2001, parla di “sussidiarietà orizzontale” come principio secondo il quale le amministrazioni favoriscono la libera iniziativa dei cittadini associati per lo svolgimento di attività di interesse generale.

Tutti questi concetti del diritto, nella realtà pratica si sono tradotti negli ultimi anni in una miriade di iniziative da parte di tantissime città in tutta Italia, che hanno redatto ed applicato regolamenti per la gestione ad uso civico dei beni comuni, secondo i principi della nostra straordinaria Costituzione. Significa che vecchi edifici abbandonati si trasformano in poli di aggregazione giovanile, stabili fatiscenti diventano teatri, vecchi casali di campagna ospitano associazioni per l’agricoltura solidale, aree dismesse diventano parchi pubblici, scuole abbandonate tornano ad aprire gratuitamente le loro aule… Gli esempi più noti sono i regolamenti di Bologna, Napoli, Pavia, Torino, ma anche, molto più vicino a noi, del Comune di Marino. I cittadini attivi progettano, propongono, cercano risorse e co-gestiscono, l’amministrazione garantisce appoggio e risorse proprie in ogni fase, secondo le linee guida dei singoli regolamenti. 

E a Ciampino? Nella nostra città i beni comuni urbani, sia pubblici che privati, sono al centro di lunghe battaglie che vedono da un lato i monopoli privati e gran parte del potere pubblico agire secondo uno schema di alienazione del patrimonio e di perdurante abbandono dei beni, e dall’altro associazioni e comitati cittadini che chiedono una gestione radicalmente alternativa del patrimonio urbano. Pensiamo a vecchi strumenti come il project financing, con i quali abbiamo visto terreni e beni della collettività finire nelle mani dei privati. Ma anche l’immobilismo dell’amministrazione pubblica nel non cogliere l’opportunità di prendere in carico il patrimonio che le spetta, come nel caso dell’Igdo o la brutta piega che sta prendendo anche la questione dei Casali della Marcandreola.

Tutto questo non è accettabile. Non si può continuare a lasciare che un patrimonio urbano ricchissimo cada a pezzi per incuria o venga svenduto nelle mani di lontani soggetti privati che non ricavano alcun beneficio dall’interesse generale della città. Oppure che il patrimonio venga gestito, come spesso accade a Ciampino, a colpi di assegnazioni saltuarie in una generale situazione di caos, col rischio periodico di cadere nel favoritismo, nella clientela e nella mancanza di trasparenza. Per questo crediamo che un Regolamento per la gestione a fini sociali dei Beni Comuni Urbani possa essere un importante strumento nelle mani della cittadinanza, per ri-attivare un diritto alla città quasi inesistente e per lavorare in modo partecipato alla riqualificazione del patrimonio, in una collaborazione costruttiva con le Amministrazioni presenti e future. 

La cittadinanza attiva è una risorsa che deve essere messa a frutto in maniera intelligente, perché può davvero sopperire alle difficoltà che gli enti locali incontrano nel governo della cosa pubblica. Le formazioni sociali, i comitati di quartiere, l’iniziativa civica autonoma, la microimpresa, il lavoro cooperativo, il mutualismo, possono contribuire meglio di qualsiasi interesse monopolista alla progettazione, alla gestione e perfino al reperimento delle risorse necessarie agli interventi volti al bene collettivo. In particolar modo in un periodo come questo, segnato dai vincoli di spesa per le amministrazioni locali e da una crisi economico-sociale che rendono difficile il vecchio intervento pubblico per come lo conoscevamo decenni fa. Ma al contrario dell'esternalizzazione della gestione del patrimonio, si tratta di rimettere in comune ciò che appartiene a tutti i cittadini.  

Officine Civiche vuole portare il Regolamento per la gestione a fini sociali dei Beni Comuni Urbani dentro il Consiglio Comunale di Ciampino, e lo vuole fare nel modo più naturale per uno strumento come questo: con la mobilitazione civica, con la presenza dei nostri banchetti nelle piazze per la raccolta delle firme. Una proposta di delibera d’iniziativa popolare che svegli l’attenzione di chi ci governa, grazie all’appoggio dei cittadini, affinché la gestione dei beni comuni urbani cambi radicalmente pagina nel nostro territorio. 

Firmiamo per dare una nuova opportunità al tessuto urbano, alla vivibilità e all’impegno attivo di questa città. Il Patrimonio pubblico è di tutti i cittadini. Basta abbandono, degrado, privatizzazioni! E' ora di un Regolamento per la gestione collettiva dei Beni Comuni!  

 

Dal link qui sotto puoi scaricare il testo della delibera e del Regolamento ↓ 

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