Dal 30 novembre all’11 dicembre si terrà a Parigi la Conferenza sul cambiamento climatico. Nei media non se ne parla abbastanza, anche a seguito dei drammatici attacchi che la città europea ha subito, ma proviamo comunque a capire di cosa si tratta.

La Conferenza delle Parti (COP - Conference of the Parties) è uno strumento istituzionale creato dalla Convenzione quadro delle Nazione Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) del 9.5.1992. Questa Convenzione, vincolante per i Paesi che l’hanno ratificata (tra cui Stati Uniti e Cina), prevede un obbligo molto generico di riduzione di emissioni di gas serra (art. 2 “L’obiettivo ultimo della presente Convenzione (…) è di stabilizzare le concentrazioni di gas ad effetto serra nell’atmosfera a un livello tale che sia esclusa qualsiasi pericolosa interferenza delle attività umane sul sistema climatico). A porre, invece, specifici limiti quantitativi (con tanto di tabella dettagliata allegata) è stato il Kyoto Protocol, protocollo proprio della UNFCCC, stipulato nel 1997 ed entrato in vigore soltanto nel 2005 (a seguito della ratifica da parte della Russia). Il Protocollo di Kyoto obbliga gli Stati contraenti ad una riduzione di emissione di gas inquinanti dell’8.65% rispetto al 1985 nel periodo 2008-2014. Con l’accordo di Doha il Protocollo è stato esteso per un periodo che va dal 2012 al 2020 con ulteriori obiettivi di taglio di gas serra.

Proprio per questo motivo la Conferenza di Parigi avrà il compito di negoziare un nuovo accordo che sostituisca il Protocollo di Kyoto, un accordo che sia legalmente vincolante e che soprattutto sia vincolante per tutti, in particolare per gli Stati responsabili della maggiore emissione di gas serra. L’attenzione sarà rivolta soprattutto al comportamento degli Stati emergenti e degli Stati Uniti. La Cina, il Brasile, l’India, il Sud Africa erano Stati che nel 1992 nell’UNFCCC venivano considerati come Paesi in via di sviluppo ai quali si riteneva non potessero essere imposti ancora limiti alle emissioni e non potevano certo essere considerati responsabili dell’inquinamento ambientale fino ad allora prodotto. È chiaro oggi che la situazione è radicalmente cambiata: si stima che la Cina da sola produca almeno il 28% di gas serra. Gli Stati Uniti invece ebbero addirittura un ruolo essenziale nella stipulazione del Protocollo di Kyoto sotto la Presidenza Clinton, ma con il cambio di governo la ratifica non arrivò mai.

Il cambiamento climatico è la più grande minaccia che l’umanità si sia mai trovata ad affrontare: uragani, siccità, desertificazione, scioglimento dei ghiacci, innalzamento del livello del mare, alluvioni. È una minaccia che non possiamo ignorare e la cui decisa risoluzione non può continuare a reggersi su deplorevoli giochi politici. L’opinione pubblica globale si deve mobilitare, non fosse altro per la sopravvivenza del genere umano. Per questo Officine Civiche domenica 29 parteciperà a Roma alla Marcia per il clima in contemporanea con tante altre città del mondo: un impegno concreto per la riduzione dei gas serra, che parta dalla rinconversione delle grandi industrie ma che non può prescindere dalla consapevolezza di noi “cittadini-consumatori”; la concezione di un nuovo modello di sviluppo, che non si basi più su uno scriteriato sfruttamento delle risorse ma su l’utilizzo di fonti rinnovabili, che non generi solo ricchezza per pochi, ma giustizia e uguaglianza per tutti.