Care compagne, cari compagni,

utilizziamo questa espressione per appellare i membri, i simpatizzanti e tutte le persone che fanno parte in qualche modo del percorso quotidiano di questa piccola comunità che è Officine Civiche. Non per qualche motivo nostalgico, ma perché è quello che siamo: condividiamo tempo, spazi, problemi comuni, soluzioni condivise, valori e idee. 

E’ on-line la mappa collaborativa dei Beni Comuni e della Rete territoriale di Ciampino, presentata da Officine Civiche e realizzata nella sua fase iniziale da un gruppo di attivisti, ma aperta al contributo di chiunque abbia voglia di costruire con noi questo strumento partecipativo. Scopo principale è la mappatura dei cosiddetti “Commons” urbani, dei servizi sociali e culturali pubblici e/o cooperativi, dei movimenti cittadini, il mutualismo e le reti civiche, delle reti di consumo alternativo, e di tutti i Beni Comuni materiali o immateriali presenti sul nostro territorio comunale. 

Raccontare il mondo per immagini fa sempre più parte del nostro vivere quotidiano.

La leggerezza e i costi ridotti delle tecnologie digitali hanno favorito l'utilizzo diffuso del video e della fotografia: si tratta di un fenomeno positivo, che “democratizza” il racconto del reale.

Aiutiamoli a casa loro, dicono. Innanzitutto, diciamo noi, va premesso che una giusta accoglienza di chi emigra in cerca di una vita migliore prescinde dall’esigenza di creare le condizioni affinché nessuno in futuro debba scappare da fame, guerre o repressione. La necessità che nessuno muoia in mare, la libertà di movimento per i lavoratori, la lotta allo schiavismo e al caporalato, saranno sempre le condizioni imprescindibili delle nostre lotte insieme ai popoli oppressi, al contrario di quanto sostiene la propaganda di chi ci governa. Porre le due cose in antitesi significa essere in malafede. Detto ciò, i metodi efficaci per “aiutarli a casa loro” sono solo due: o si fa come Karim Franceschi e Vittorio Arrigoni, andando ad aiutare le lotte popolari in loco, o si fa come Seretse Khama. Ferma restando la validità della prima soluzione - nel caso di Arrigoni pagata col sangue - è interessante sapere chi era Khama, primo presidente del Botswana, l’unico paese africano dal quale “non partono migranti”.

Dopo un volo di due ore scarse gli occhi si fanno ripieni di sonno e del verde che divide, fra forme scoscese e lunghe pianure, la Grande Parigi dalle regioni del Nord e Pas de Calais.
Se di Turismo si tratta, nel mio caso particolare esso unisce due visite piuttosto tardive nella mia esistenza ormai quasi trentennale: da un lato la prima volta in terra francese, dall’altro la prima visita nei luoghi dove lavorarono poco più che ventenni i miei nonni, dove nacque mio padre e dove ancora vive una parte molto bella della mia famiglia.
Insomma una visita in terra francese da italiano ormai stabilmente impiantato in Germania, in quella che una volta era la Germania-Est.
Mentre il verde delle campagne francesi invade insieme al cielo plumbeo la mia vista su questa lunga strada l’immaginazione si fa agile nel richiamo ai racconti, alle mille memorie familiari di fatti ed episodi avvenuti fra la fine degli anni ’40 e la metà degli anni ’50 in quel contesto che sto andando a conoscere, così nuovo e familiare allo stesso tempo, teatro di narrazioni che hanno accompagnato tutta la mia infanzia, giovinezza e parte dell’età adulta.

Tutte le mattine il Console Marco Valerio Messalla Corvino amava farsi una nuotata nella piscina della sua villa di campagna. Una vasca circondata da sette statue raffiguranti i figli della mitologica Niobe - anche se da qualche giorno un'ottava sagoma umana, silenziosa e triste sul bordo della piscina, appariva agli occhi del Console impegnato nei suoi dorsi mattutini. La villa di Messalla era un continuo via-vai di scrittori e artisti di fama mondiale, che presso il Console trovavano riparo, tranquillità e finanziamenti. 
Marco Valerio sapeva che quella figura che da qualche giorno veniva a sedersi tra le statue dei Niobidi, mesta e un po’ inquietante, era il suo amico poeta Ovidio. 
Gli scrittori, gente strana! Ma quel giorno il Console, sentendosi osservato, prese la decisione di avvicinarsi a lui per capire cosa affliggesse l’amico letterato. 
Pensava tra sé: “Ma a me, chi me l’ha fatto fa’ de circondamme de scrittori paranoici pieni de turbe de angosce de ansie, ma nun era meglio fa’ i soldi con la guerra come fanno tutti? No, io dovevo fa’ er mecenate delle arti, er circolo de scrittori, me potevo fa’ i cazzi miei…”.

Il disastro del ponte Morandi crollato a Genova ha orientato il dibattito pubblico, fortemente inquinato dal tifo irrispettoso di curve politiche avversarie, intorno al tema della gestione delle autostrade e in generale dei settori strategici del Paese. Pubblico o privato, Stato o liberalizzazioni: questo dibattito viene da molto lontano, non è certo frutto delle idee confuse di questo o quel governo. Ma negli ultimi decenni il dibattito è stato arricchito e approfondito in seno all’universo di movimenti che si battono per il riconoscimento di una gestione “in comune” di quei beni che la Cassazione ha riconosciuto essere un terzo genere accanto a pubblico e privato: i Beni Comuni, appunto.

A differenza di quanto sostengono sia il campo etnico-sovranista che quello imperialista e neo-coloniale, l’Africa ha bisogno del mondo così come il mondo ha dannatamente bisogno dell’Africa. Non c’è nessuno scontro tra un noi e un loro, non c’è nessun piano di sostituzione e soprattutto non c’è nemmeno l’ombra di quella che si definisce un’invasione. Quello che invece ancora esiste, è una lunga e spietata lotta di interessi contrastanti tra sfruttati da una parte e sfruttatori dall’altra, tra colonizzati e colonizzatori, anche attraverso l’inasprimento delle frontiere, utile solo a perpetuare il dominio dell’uomo sull’uomo. 

Quindi siamo stati tutti (io di sicuro) raggirati dal grande "bluff" di Rolling Stone Italia. Certo in un momento storico come questo un "appello" al mondo mediatico da una rivista cosi di spicco fa gola, lo ammetto.
Volevamo strumentizzarlo per attirare gente sul tema e a quanto pare (come sempre se non si approfondisce la notizia) siamo stati strumentalizzati a nostra volta.
Noi "analfabeti funzionali" ci caschiamo sempre, siamo fatti così. Molti di noi cercano di fare propaganda nel nostro piccolo mondo ottuso con quello che troviamo in giro. Stupidi noi che ci affidiamo ancora a grandi giornali/rivistale nazionali e per informarci e informare. Un titolone e dei colori accattivanti su un tema specifico ci attirano sempre. Dovremmo approfondire l'argomento? Sicuramente. Dovremmo andare oltre il titolo? Ovvio.