Care compagne, cari compagni,

utilizziamo questa espressione per appellare i membri, i simpatizzanti e tutte le persone che fanno parte in qualche modo del percorso quotidiano di questa piccola comunità che è Officine Civiche. Non per qualche motivo nostalgico, ma perché è quello che siamo: condividiamo tempo, spazi, problemi comuni, soluzioni condivise, valori e idee. 

Vi scrivo per ringraziarvi. Ogni piccolo gesto è stato importante per averci portato fin qui. Eravamo piccoli, ora continuiamo sicuramente ad esserlo, ma siamo indubbiamente cresciuti. Non solo perché finalmente siamo riusciti ad avere una piccola sede. E’ stata la vostra presenza che ci ha fatto crescere. Il vostro impegno nel pensarci nel futuro, ma con salde radici nel presente. Da chi non ha fatto mancare un minuto della sua presenza fisica, a chi ci ha donato un sorriso di incoraggiamento: grazie. 

Viviamo in tempi che non ci rispecchiano. Il rischio delle nostre azioni, il nostro limite, è quello di pensare che tutto quello che facciamo, in fondo, è inutile. Eppure, tutti insieme, siamo l’antitodo alla paura e alla solitudine. È questo quello di cui dobbiamo ancora convincere noi stessi, con l’augurio di essere in grado di trasmetterlo a chi, invece, vede davanti a sé solo il Nulla

Nelle piccole azioni quotidiane forgiamo il futuro per rendere il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato noi. Ma siamo piccoli e in verità il nostro mondo è Ciampino. È così che rimaniamo di nuovo impauriti e isolati: la convinzione che le nostre azioni siano talmente piccole da non essere minimamente in grado di incidere in una dimensione spaziale più grande. Molti di noi sono figli della globalizzazione. È un problema che non ci poniamo nemmeno: siamo qui e siamo ovunque. La sfida per il nostro futuro imminente: acquisire la consapevolezza della nostra capacità di trovare nella territorialità l’apertura verso il mondo. Il sogno di trasformare la realtà che viviamo, per un mondo intero di pace, uguaglianza, giustizia sociale. 

Quest’ultimo sembra un elenco di paroloni vuoti. Ma non sono idee astratte e inattuali. Gli diamo corporeità ogni giorno: dal doposcuola popolare alla manifestazione per la giustizia ambientale; dall’aula studio alla riunione in cui ci arrabbiamo l’uno con l’altro. 

Il mondo che sogniamo, dobbiamo costruircelo. Sono convinta che questa sia la direzione giusta. Accidentata, spesso. Delle volte siamo impreparati noi per primi a percorrerla. Troppo spesso siamo imperfetti. Ma è nelle nostre imperfezioni individuali che la compagna o il compagno intervengono, completandoci e aiutandoci a non cadere.

È strano che io non sia qui ad elencare materialmente tutto quello che abbiamo fatto e tutto quello che faremo. La verità è che sarebbe troppo semplice. È ben più difficile parlare di quello che non si vede ma che pure esiste e ci fa andare avanti. Non “chiudiamo bottega” perché di tutto questo che è scritto sopra ne siamo convinti, nel profondo della nostra coscienza. 

Con l’augurio che questa convinzione non sparisca mai dietro il velo della rassegnazione e che anzi, si rafforzi nella consapevolezza delle nostre responsabilità, vi saluto per questa sera e auguro di festeggiare un inizio 2019 di serenità, benessere e relax! Ma ci si vede tra qualche giorno, che abbiamo le nostre battaglie da organizzare!