Dopo anni di battaglie da parte di comitati, movimenti e singoli cittadini, dopo anni di sensibilizzazione culturale, sit-in sotto la Soprintendenza, interrogazioni parlamentari, arriva la notizia in cui tanti ormai neanche speravano più: L'area compresa all'interno del Muro dei Francesi è stata sottoposta a vincolo totale dal Mibact. Chi voleva a tutti i costi costruire in questa zona dovrà rassegnarsi, per una volta, di fronte alla giusta logica della preservazione dei beni archeologici, monumentali, paesaggistici e ambientali del territorio. Una vittoria per tanti, ma anche la dimostrazione palese che la decisione di alcuni amministratori di fare ricorso al Tar contro il precedente vincolo parziale sul muro, è stata una mossa avventata, malsana e politicamente fallimentare.

Una giornata importante, che ci ha fatto provare per una volta l’orgoglio di essere cittadini delle nostre comunità, di territori accoglienti e solidali. Ma è stata anche di un’occasione di riflessione, che ci impone di non abbassare la guardia di fronte a una certa dialettica di intolleranza e “guerra tra ultimi” che sembra diffondersi soprattutto ad opera di chi, con questo genere di demagogie, intende pilotare consenso e nascondere gestioni fallimentari o disoneste sulla pelle dei migranti.

E’ notizia di questi giorni la disposizione della Prefettura di assorbire la presenza di migranti nell’area dei Castelli romani equamente sui territori di diversi comuni. Un assetto che alleggerirebbe l’impatto sociale sia per i migranti che per le comunità stesse, perché si tratterebbe di appena lo 0,15% sul totale della popolazione del comune ospitante. Questo dato, ovvero appena 1481 stranieri tra giovani, donne e bambini, su un totale della popolazione dei Castelli di quasi 300 mila abitanti, stride fortemente con la propaganda xenofoba, allarmista e intimidatoria, non solo di formazioni estremiste ma anche di molte amministrazioni comunali della Provincia.

Il campo rom la Barbuta, alle porte di Ciampino, è in questi giorni sotto i riflettori mediatici soprattutto a causa dell’intensa attività di quei “roghi” che sollevano nubi nere cariche di fumi tossici e aggiungono un ulteriore dramma all’inquinamento dell’aria a discapito dei cittadini di Ciampino e degli stessi abitanti del campo. Una vera e propria “terra dei fuochi” capitolina, che non riguarda solo la Barbuta ma anche molte altre realtà, le cui cause reali lasciano purtroppo spazio ad un più facile discorso populista di intolleranza nei confronti delle popolazioni nomadi che rappresentano, però, solo l’ultimo tassello di un vasto sistema criminale nel business dello smaltimento dei rifiuti.

L'Associazione Officine Civiche sostiene e integra il progetto "S.O.S. - Sport: Obiettivo Solidarietà", e sarà impegnata nell'organizzazione della partita di calcio con i rifugiati ospiti dell'ex Ostello in via Melvin Jones. Di seguito condividiamo il comunicato del Comitato promotore:

CIAMPINO, NASCE IL COMITATO “SPORT: OBIETTIVO SOLIDARIETÀ"
«PRESTO UNA PARTITA CON LA POLISPORTIVA CITTÀ DI CIAMPINO E I RAGAZZI AFRICANI DELL’EX OSTELLO»

La mafia nel Lazio esiste ed è in espansione. E’ un fenomeno più profondo anche rispetto al clamore mediatico delle indagini e degli arresti eccellenti, perché la mafia nel Lazio infetta la quasi totalità del territorio e produce il 14% delle operazioni finanziarie malavitose di tutta Italia, seconda regione dopo la Lombardia. Sono i dati che emergono dal rapporto presentato ieri dall’Osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio in collaborazione con Libera Informazione.

Ottantotto clan in tutta la regione, tra i quali sono in aumento quelli autoctoni, cioè non importati da altre realtà come quelle del mezzogiorno. Gli indagati per associazione mafiosa nel 2014 sono 834, i beni sequestrati 849. Numeri importanti e spaventosi. La presenza dei clan si concentra soprattutto nella Capitale, nel sud pontino e nella provincia di Roma.

Abbiamo avuto modo di assistere alla proiezione di “Anello di fumo” direttamente dall’interno di uno dei campi raccontati dal film, la Barbuta, alle porte di Ciampino, in occasione della campagna capitolina “Spiazziamoli – 50 piazze per la democrazia e contro le mafie”.   Leggi tutto

C’è un’altra terra dei fuochi, in tutto e per tutto simile alla tristemente celebre emergenza dei roghi tossici in Campania, che si estende fuori Roma, come una fascia ininterrotta attorno al Raccordo Anulare. Una situazione sociale ed ecologica esplosiva, che ha nel proprio epicentro i campi nomadi delle periferie romane, dove vengono riversate illegalmente tonnellate di rifiuti speciali, da parte di aziende, sistemi criminali o semplici cittadini italiani. La video-inchiesta “Anello di fumo”, realizzata dai giovani giornalisti e video-maker Edoardo Belli, Rossella Granata, Elena Risi e Valentina Vivona, racconta magistralmente questa situazione.

1)La Città Vecchia      
2) Via del Campo  

Queste prime due canzoni che abbiamo ascoltato rappresentano il primo periodo della carriera artistica di De Andrè, e fin da subito nell’autore diventa centrale il tema della città, intesa come spazio dell’agire umano e del rapporto sociale. Ma già in questi primi due brani viene quasi svelato il percorso che in De Andrè porta dall’idealizzazione del tessuto sociale antico della città, un’epoca dove le contraddizioni erano contenute in rituali atavici, ironici e quasi carnevaleschi, fino alla degenerazione di quelle contraddizioni in una decadenza della condizione umana all’interno del tessuto urbano.
Questo percorso ovviamente non è ancora compiuto, ma già si passa dall’idealizzazione della città portuale degli anni 50 alla marginalizzazione dell’uomo nella civiltà urbana post-industriale. Se nella città vecchia ancora il boom economico non ha innescato quella metamorfosi nei costumi e nei comportamenti dell’italiano, in via del campo è già presente il senso di smarrimento di fronte a quella città “nuova” dove nasce un’umanità reietta che sarà la grande protagonista di tutta la lirica successiva dell’autore.  
Questa umanità ai margini verrà dunque indagata da De Andrè punto per punto.