Undici ottobre 2019, Buenos Aires, Argentina. 
Sono le 17.00, si suppone che sia iniziata la primavera ma c’è un tempaccio, cielo grigio ed acquazzoni.  Mi carico gli zaini in spalla e mi avvio verso la stazione dei treni, direzione La Plata. I miei ricordi del treno che collega CABA (Città Autonoma di Buenos Aires) a La Plata non sono dei migliori, molto insicuro e pieno di delinquenza, quindi parto un po' preoccupata. 

Femminista, militante, avvocatessa degli ultimi e dei movimenti sociali argentini. Con origini italiane e un'ottima padronanza della nostra lingua, la compagna Gabriela Carpineti è diventata un volto noto in Argentina soprattutto per il suo impegno legale al fianco di chi non ha diritti, o di chi spesso non ha voce per farli valere.

“Nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo, gli uomini si educano insieme, con la mediazione del mondo. Nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo: ci si libera insieme". 

Paulo Freire (Recife, 1921 – São Paulo, 1997), pedagogista

"Tutti insieme famo paura", cantano in coro i ragazzi delle scuole superiori romane. "We want you to panic", "il nostro futuro vale più dei vostri profitti", "Capitalismo Colonialismo e Carbone sono i demoni da combattere per salvare il pianeta", sono alcune delle frasi scritte su cartelli fatti a mano e striscioni colorati, insieme alla più vasta varietà di slogan ironici che solo una piazza del genere poteva partorire, con vere e proprie perle degne della migliore tradizione satirica al tempo dei meme. Ma i ragazzi e le ragazze del Global Climate Strike, a qualcuno fanno paura davvero. Sono consapevoli di farla e non vogliono passare per un movimento di giovani docili e benvoluti, nonostante i moltissimi tentativi di un sistema che prova a comprimerli tra lodi e derisioni, tra pretese di addomesticare la piazza e squallido benaltrismo. Entrambi gli atteggiamenti sono la prova lampante della paura che fa questa mobilitazione, la cui eterogeneità e le cui crepe ideologiche sono l'obiettivo preso di mira dal potere per sgonfiare il movimento e disinnescarne la carica rivoluzionaria, reale o potenziale.

Sul decreto sicurezza bis c'è un dato giuridico e un dato politico. Il primo è rappresentato dall'ombra di incostituzionalità del decreto, come osservato da quasi tutti gli esperti di diritto costituzionale, poiché il decreto violerebbe, soprattutto nei primi due articoli, le norme della Costituzione che parlano espressamente di solidarietà e di adeguamento alle leggi internazionali per quanto concerne lo status dei cittadini stranieri, leggi che a sua volta il dl sicurezza bis sembra ignorare. 

Abbiamo appreso che nel corso della prima seduta del Consiglio Comunale, il capogruppo del Partito Democratico ha espresso una sorta di mea culpa per la mancata discussione, nella scorsa consiliatura, delle delibere di iniziativa popolare proposte da alcune realtà associative del territorio, tra cui la nostra, relativa all’istituzione di un Regolamento per la partecipazione dei cittadini ai processi di trasformazione urbana della nostra città.

E' ufficialmente aperta la nostra SOTTOSCRIZIONE A PREMI per sostenere i progetti di Officine Civiche!

Acquistando un biglietto potrai aiutare l’associazione a portare avanti le sue attività di mutualismo e impegno sociale sul territorio di Ciampino, tra cui: DoPòLiS, la scuola popolare che si occupa di contrastare la dispersione scolastica e le povertà educative; lo Sportello Sociale & Solidale, presidio di sostegno e mediazione per il lavoro, il reddito e l’istruzione per gli adulti; i progetti e le lotte per la tutela del territorio, per l’ambiente, i Beni Comuni, la democrazia partecipata, i diritti di tutte e tutti.

Da qualche anno come realtà sociale abbiamo osservato, studiato e raccontato il movimento municipalista globale, che proprio dalle città (le articolazioni dello Stato più prossime ai cittadini) sta cercando di declinare in senso democratico radicale le sfide della rappresentanza per il governo pubblico dei Beni Comuni, della sostenibilità ambientale e sociale, della sovranità popolare sui territori. Lo abbiamo fatto aderendo alla rete internazionale delle “Fearless Cities”, le città senza paura, che mette insieme associazioni, movimenti ed esperienze politiche in tutto il mondo, per rimettere al centro i temi della democrazia partecipata e della difesa delle risorse pubbliche dall’aggressione, da una parte, del grande capitale internazionale, e dall’altra delle spinte centraliste e burocratiche di uno Stato novecentesco che non riesce a trovare una sua evoluzione in senso moderno, sostenibile e orizzontale.

Se l’universale dipende dalla logica e l’uniforme appartiene all’ambito dell’economia, il comune, invece, ha una dimensione politica: il comune è ciò che si condivide. […] Ed è proprio questo il nodo cruciale dei nostri tempi, qualunque sia la scala del comune che viene presa in considerazione – della Città, della nazione o dell’umanità: soltanto se promuoviamo un comune che non sia una riduzione all’uniforme, il comune di questa comunità sarà attivo, creando effettive opportunità di condivisione.

François Jullien