Il 23 maggio scorso  ACEA Acqua, il ramo servizi idrici della multiservizi romana attiva nella gestione e nello sviluppo di reti e servizi dell’acqua, dell’energia e dell’ambiente, avrebbe reso noto un rapporto dal titolo “Criticità dell’approvvigionamento idropotabile nei Comuni dell’Ato 2 – Situazione attuale e previsione per l’estate 2017”,  con il quale verrebbe posta in evidenza una riduzione della piovosità del 50% nelle ultime 2 stagioni autunno-invernali, rispetto alle precedenti e contemporaneamente un prevedibile aumento del consumo idrico nei mesi estivi dovuto all’innalzamento delle temperature atmosferiche registrate.

Le risultanze di detto rapporto sarebbero state trasmesse da ACEA ATO2, gestore del servizio idrico integrato di Roma e di altri 84 Comuni nell’ambito territoriale ottimale 2 (ATO 2) – Lazio centrale, ai Sindaci che sarebbero stati sollecitati ad emettere ordinanze sull’utilizzo della risorsa idrica, in base al livello  di emergenza. L’intera Provincia di Roma infatti sarebbe stata classificata in aree a diversa criticità di approvvigionamento idrico durante il periodo estivo,  con Livello 1 - “zona gialla”, dove sarebbero previsti abbassamenti di pressione durante le ore di maggior consumo e modeste carenze idriche e Livello 2 – “zona rossa”,  dove si verificherebbero carenze idriche accentuate con ricorso a turnazione giornaliera.

La nostra città è in vendita: Ciampino è oggi uno spazio urbano messo a rendita come merce, un ghetto privo di regole dove si privatizzano beni e servizi e di conseguenza si attua l'esclusione sociale dei cittadini.  
Allo smantellamento della città pubblica si accompagna l'inesorabile abbandono degli spazi fisici e della nostra storia. Luoghi come l'Igdo, messo a servizio del profitto privato con una inaccettabile beffa in faccia a tutta la città che oggi è sotto gli occhi di tutti, o le aree archeologiche - la cui rilevanza è tale da poter essere un punto di forza per un’altra economia che non si basi, ancora una volta, sul mattone, ma sul bisogno di bellezza, di conoscenza, di cultura - minacciate dalla cementificazione (Colle Olivo ha già subìto uno scandaloso irreversibile danno) e dall'inettitudine (o da una cosciente ed accomodante resa?), rappresentano forse il simbolo di una città atrofizzata, immobile, abbandonata e svenduta alle élite economiche. 

La Spagna è il paese dell’Europa occidentale che conta il maggior numero di persone rom sul proprio territorio.
Secondo le stime ufficiali, infatti, i gitani (per comodità ci si riferirà alla comunità di rom spagnola come gitani) presenti sull’intero territorio sono circa 660.000 (1.5% rispetto alla popolazione totale), distribuiti principalmente tra le Comunità Autonome dell’Andalusia, che ne conta poco meno della metà, e della Catalunya che invece ne conta circa 80.000.

Il fatto interessante di questo dato è che in Italia, invece, dove il livello di intolleranza sta purtroppo raggiungendo picchi preoccupanti, si contano complessivamente circa 140.000 persone su tutto il territorio nazionale (0.2% rispetto alla popolazione totale) e di questi solo 40.000 risiedono nei campi attrezzati, tollerati ed informali.

Questa differenza numerica così sostanziosa è il risultato delle diverse politiche adottate da questi due paesi nel corso della loro storia. Infatti, mentre nel territorio italiano la  presenza rom, cioè "zingara", viene contrastata aspramente con una forte repressione e con le espulsioni; nella Spagna dell’assolutismo veniva messo in atto un vero e proprio etnocidio per mezzo del divieto imposto ai gitani di vivere secondo i loro usi e costumi, tutto ciò con l’intento di  trasformarli in "nuovi castigliani".

"Non siamo soliti commentare le esternazioni del consigliere Boccali, di cui sono note le inclinazioni politiche che non potrebbero essere più lontane dalle nostre. Non lo facciamo perché si tratterebbe di un esercizio ripetitivo e sterile, tuttavia ci sono occasioni in cui non è possibile fare finta di niente e passare oltre.
Ieri infatti è apparsa sulla bacheca del consigliere questo post che non esitiamo a definire infame.

La quantità di mostruosità contenute in queste poche righe è tale che rende difficile capire da cosa cominciare, andremo quindi con ordine.

Le prime due righe sono le uniche che contengono un dato di realtà, l'ennesimo rogo all'interno del campo della Barbuta. Un problema molto grave che coinvolge soggetti criminali a diverso livello e di cui i Rom del campo sono solo un anello della catena. Il consigliere Boccali potrebbe saperlo se ad esempio avesse letto il libro "A Ferro e Fuoco", o perlomeno avesse fatto la fatica di ascoltarne la presentazione, visto che c'è stato chi, l'associazione Officine Civiche, si è premurato di portare le autrici a Ciampino.

Mai come negli ultimi decenni la questione ambientale sta assumendo una dimensione sempre più drammatica per il futuro del pianeta, con il progressivo venir meno degli equilibri ecologici e soprattutto con il profilarsi di mutamenti climatici dagli esiti globali imprevedibili. Da circa duecentomila anni abbiamo trovato il modo di umanizzare ogni singolo ecosistema, di nominare e sottomettere le cose, di predare altre specie, di elevare l’umanità a padrona assoluta del tutto. Esseri antropocentrici è diventata per noi una necessità, più che una virtù.

L’onda lunga del decoro e della sicurezza, quella psicosi collettiva che sembra aver infettato gravemente tutti i partiti con responsabilità di governo in questo paese (Lega, Pd, M5S ecc.), ha raggiunto vette altissime in queste settimane. Retate su base etnica a Milano, un morto a Roma in circostanze ambigue a margine di un’altra operazione di polizia, la giunta capitolina contro la Caritas, e così via. Ma soprattutto, da quasi un mese, la campagna mediatica (senza fondamento giuridico) contro le Ong che salvano vite in mare al posto delle istituzioni. Tutti insieme appassionatamente, dal ministro Minniti alla sindaca Raggi, da Orlando a Di Maio, dai selfie ormai ridicoli di Salvini alle pantomime di un magistrato che agisce e parla fuori dai confini della legge, l’Italia sembra popolata da sceriffi impazziti impegnati a ristabilire l’ordine a suon di decreti, regolamenti, fango mediatico, operazioni di forza pubblica.  

Questo 25 aprile condividiamo un documento che racconta la storia di due figure ciampinesi per lo più dimenticate. Due antifascisti a Ciampino, ribelli, braccati, due vite per la libertà: CORRADINO ALUNNI, partigiano comunista, a cui si devono le informazioni chiave che permisero la localizzazione del "cannonissimo" tedesco nascosto sulla linea ferroviaria Ciampino-Frascati, e GIOVANNI BRECCIAROLI, anarchico, che subì un lungo confino restrittivo per la sua fiera opposizione al regime. 

A queste due figure legate al nostro territorio va oggi il nostro pensiero e la nostra riconoscenza, nell'esempio di una Resistenza viva contro tutti i fascismi di tutte le epoche.

Ringraziamo Anni Nuovi e Luigi Zuzzi per la documentazione. 

clicca qui per il documento completo

 

 

Con la vittoria del discusso referendum costituzionale della Domenica di Pasqua, la Turchia sta rapidamente scivolando verso una dittatura istituzionalizzata, voluta dal capo dello stato Recep Tayyip Erdoğan. Ma la deriva autoritaria non è cominciata domenica, il giorno del referendum. La Turchia non è più un paese democratico da tempo. A cominciare dalle giornate della rivolta di Gezi Park, quattro anni fa. Proprio nel periodo in cui il Consiglio comunale di Ciampino approvava il Patto di Gemellaggio con la città di Pendik, comune metropolitano della città di Istanbul. Forse molti non seppero leggere allora quei fatti in tutta la loro drammatica portata, fatti che celavano ben altro di una battaglia per qualche “fanatico” ecologista. Ho ritrovato nel mio notebook questo articolo, scritto di getto in quelle ore e sono lieto di metterlo a disposizione della riflessione di questo nostro blog, perché ancora tremendamente attuale.

Il 25 marzo prossimo cade il sessantesimo anniversario dei trattati di Roma, che nel 1957 sancirono la nascita della CEE e vengono dunque considerati un atto fondativo del primo nucleo storico dell’Europa unita. La Capitale italiana, sabato 25 sarà dunque attraversata dai festeggiamenti di rito, ma anche da diversi cortei, iniziative e convegni sul futuro dell’Unione e sul ruolo dell’Europa in questo millennio. Da una parte la città vedrà la presenza dei movimenti euroscettici, a destra come a sinistra, che si fanno chiamare “sovranisti” perché in ognuno dei due campi politici professano un ritorno alle vecchie patrie come ricetta contro l’inesorabile fallimento delle politiche europee degli ultimi decenni. Dall’altra parte, naturalmente, saranno a Roma le élite e i protagonisti dell’Europa del disastro, quel magma politico rinchiuso nelle logiche del mercato e della filosofia neoliberista, che ha prodotto le ricette dell’austerità e del debito, la polarizzazione nord-sud, lo sviluppo incontrollato, i tagli indiscriminati al welfare e, di conseguenza, il lento sgretolamento di un sogno continentale iniziato ben prima degli stessi trattati di Roma.