Con la vittoria del discusso referendum costituzionale della Domenica di Pasqua, la Turchia sta rapidamente scivolando verso una dittatura istituzionalizzata, voluta dal capo dello stato Recep Tayyip Erdoğan. Ma la deriva autoritaria non è cominciata domenica, il giorno del referendum. La Turchia non è più un paese democratico da tempo. A cominciare dalle giornate della rivolta di Gezi Park, quattro anni fa. Proprio nel periodo in cui il Consiglio comunale di Ciampino approvava il Patto di Gemellaggio con la città di Pendik, comune metropolitano della città di Istanbul. Forse molti non seppero leggere allora quei fatti in tutta la loro drammatica portata, fatti che celavano ben altro di una battaglia per qualche “fanatico” ecologista. Ho ritrovato nel mio notebook questo articolo, scritto di getto in quelle ore e sono lieto di metterlo a disposizione della riflessione di questo nostro blog, perché ancora tremendamente attuale.

Il 25 marzo prossimo cade il sessantesimo anniversario dei trattati di Roma, che nel 1957 sancirono la nascita della CEE e vengono dunque considerati un atto fondativo del primo nucleo storico dell’Europa unita. La Capitale italiana, sabato 25 sarà dunque attraversata dai festeggiamenti di rito, ma anche da diversi cortei, iniziative e convegni sul futuro dell’Unione e sul ruolo dell’Europa in questo millennio. Da una parte la città vedrà la presenza dei movimenti euroscettici, a destra come a sinistra, che si fanno chiamare “sovranisti” perché in ognuno dei due campi politici professano un ritorno alle vecchie patrie come ricetta contro l’inesorabile fallimento delle politiche europee degli ultimi decenni. Dall’altra parte, naturalmente, saranno a Roma le élite e i protagonisti dell’Europa del disastro, quel magma politico rinchiuso nelle logiche del mercato e della filosofia neoliberista, che ha prodotto le ricette dell’austerità e del debito, la polarizzazione nord-sud, lo sviluppo incontrollato, i tagli indiscriminati al welfare e, di conseguenza, il lento sgretolamento di un sogno continentale iniziato ben prima degli stessi trattati di Roma. 

La Città Pubblica sta sparendo, pezzo dopo pezzo, mentre si attua l'esclusione sociale dei cittadini. Il luogo che sta nascendo è cemento o merce da mettere a rendita, un ghetto privo di regole. La nostra città è in vendita: Tutto ciò che è pubblico, che appartiene a ognuno di noi e dunque a tutti quanti, viene privatizzato. 

Ciampino vive da molto tempo con una diversità di fonti d’inquinamento, che compromettono  la qualità dell’ambiente e della salute dei suoi abitanti. PM10 (Polveri sottili), NO2 (Biossido di Azoto), Rn (Gas radon),  CO2 (Anidride carbonica), VOC (composti organici volatili), Db (Decibel), Diossine sono soltanto alcuni degli inquinanti di cui si apprezza una significativa concentrazione. Le diverse attività di monitoraggio succedutesi nel tempo sono risultate fondamentali per conoscere le diverse fonti emissive presenti nel territorio.

Venerdì mattina il Consiglio Comunale ha bocciato le due proposte di iniziativa popolare che Città in Comune e Officine Civiche hanno presentato, sottoscritte da centinaia di cittadini, più di un anno fa. Il voto contrario della maggioranza consiliare non ci stupisce, perché siamo consapevoli che un cambio di rotta nella gestione del bene comune in questa città richieda uno sforzo collettivo di tutti che non può prescindere da un ricambio urgente di classe politica a Ciampino. 

Il 2017 è iniziato con l’ennesima emergenza smog per il nostro paese. L’Italia ha fatto registrare da inizio anno livelli record di polveri sottili (PM10), con ben nove città, dove il limite giornaliero nel solo mese di gennaio è già stato superato per 15 volte. Già nel 2016 si è registrato il superamento dei 35 sforamenti annui in un capoluogo di provincia su tre. Ma L’Italia rischia anche una nuova procedura d’infrazione europea per eccessivo inquinamento da biossido di azoto (NO2) un altro pericolosissimo inquinante che costituisce un grave rischio per la salute. Il nostro paese è il primo in Europa per morti prematuramente all’anno, 87 mila persone, dovute alla pessima qualità dell’aria delle nostre città, con un’incidenza sulle malattie respiratorie più che raddoppiate negli ultimi 25 anni.

In base ai risultati dei monitoraggi eseguiti dall’Arpa Lazio sulla qualità dell’aria nell’ultimo quinquennio, il Comune di Ciampino recentemente è stato ricompreso tra i comuni in classe 1, quella con più elevato grado d’inquinamento atmosferico, determinato dai superamenti dei limiti di legge degli inquinanti PM10 e NO2, che si ricorda essere limiti sanitari. La Regione Lazio ad Ottobre scorso ha raccomandato i Comuni di adottare azioni emergenziali e programmate, con l’obbligo di predisporre Piani di Interventi Operativi (PIO), con le modalità  di una progressiva attuazione di provvedimenti, in relazione al persistere o all’aggravarsi delle condizioni d’inquinamento. Parliamo di misure molto più restrittive degli sporadici blocchi del traffico e di qualche giornata a targhe alterne, che l’Amministrazione comunale ha adottato negli ultimi due anni.

“Gli organi competenti del Consiglio comunale di Ciampino, in totale spregio del Regolamento comunale, si ostinano a non voler calendarizzare la discussione in aula di due proposte di delibera d’iniziativa popolare firmate da centinaia di cittadini. Dopo numerosi solleciti in via formale e informale, abbiamo dunque voluto chiedere direttamente al Prefetto di intervenire affinché il Regolamento venga attuato e la volontà dei cittadini rispettata”. E’ quanto dichiarano Francesca De Rosa, in rappresentanza dell’associazione Officine Civiche, e Alessandro Porchetta della lista Città in Comune, primi firmatari di due delibere d’iniziativa popolare che chiedono, rispettivamente, l’istituzione di un Regolamento per l’urbanistica partecipata e un Censimento del cemento a Ciampino.

L’Aquila 2009, Emilia Romagna 2012. E poi il ventiquattro agosto 2016, il trenta ottobre, il diciotto gennaio 2017. Amatrice, Norcia, Arquata del Tronto, Accumoli. L’Appennino centrale trema e forse continuerà a tremare. E’ già successo in passato, siamo in un’area dalla forte sismicità, una zona d’Italia dove popolazioni millenarie di montanari hanno sempre combattuto contro gli eventi cataclismatici della natura. Solo che nei secoli passati il cemento armato non era ancora un affare milionario e pertanto c’erano pochi abusi edilizi a peggiorare una situazione senza dubbio già fortemente critica. Il sistema economico e affaristico malato si fa sentire di più, ogni volta che c’è un evento naturale di per sé terrificante e imprevedibile. 

Oggi, 7 gennaio, si celebra la festa della bandiera italiana, il Tricolore, vessillo nazionale che ha attraversato più di 2 secoli di differenti ideologie, diverse “Italie”, con diversi popoli e diversissime classi dirigenti, ognuna delle quali ha sventolato il Tricolore a proprio uso e consumo. Dal vessillo napoleonico a quello monarchico di casa Savoia, dall’infamante fascio littorio alla stella rossa delle Repubbliche Partigiane.