Le persone bloccate nei campi profughi nel nord della Grecia sono uomini e donne, bambini e bambine, famiglie normali che avevano una vita normale prima che una guerra di proporzioni mai viste dal ‘45 in poi cancellasse dalla faccia della terra quella loro normalità, lasciando migliaia di persone con un’unica speranza: raggiungere una nuova vita da qualche parte in Europa. 

Il progetto autonomo di solidarietà "Ciampino #NoBorders" nasce con l’intento di contribuire, insieme ai diretti interessati e alle organizzazioni sul campo, al sostegno per una vita dignitosa e per i diritti basilari delle persone in transito verso l'Europa. 
L’intento del progetto è quello di intervenire fisicamente in Grecia settentrionale: un’area già fortemente penalizzata dalla crisi economica e dalle politiche fallimentari delle élite nazionali ed europee, ma che oggi si ritrova al centro di quella che viene definita “rotta Balcanica”, il tragitto attraverso il quale migliaia di persone in fuga sopratutto dalle guerre in Siria, Iraq e Afghanistan, cercano di raggiungere l’Europa del nord passando per la Turchia e l’Egeo. La chiusura delle frontiere di molte nazioni europee per bloccare il flusso, unitamente allo scellerato accordo da 6 miliardi di euro tra l’UE e la Turchia di Erdogan, ha di fatto interdetto il percorso balcanico, puntellato di muri ed esposto alle deportazioni, lasciando però in Grecia migliaia di donne e uomini nei campi profughi. Il recente sgombero della tendopoli di Idomeni ha inasprito ulteriormente la situazione, spostando centinaia di famiglie in altri campi disseminati nell’area, dove le condizioni igenico-sanitarie e i servizi essenziali sono simili se non peggiori di prima e dove la presenza dello Stato è rappresentata solo dall’esercito. 

La variante urbanistica di cui si parla tanto dalla scorsa estate a Ciampino è detta “Programma Integrato di intervento localizzato in Via Reverberi”, che in parole povere significa che il Piano regolatore si cambia a pezzetti, di volta in volta, a seconda delle singole richieste di influenti costruttori privati che da anni in questa città fanno affari d’oro con l’aiuto di chi governa. A rimetterci è l’ambiente in generale, gli spazi verdi (Ciampino è ben al di sotto della percentuale di verde pubblico per abitante prevista dalla legge), i servizi, il traffico urbano, il tessuto sociale, la vivibilità. In poche parole, ci rimettiamo tutti noi cittadini.  
Ma quel nome complicato contiene anche un’altra storia, quella che da il nome alla strada intorno alla quale dovrebbero sorgere quelle palazzine che fanno tanto scalpore. La strada infatti si chiama via Emilio Reverberi, dedicata cioè a un partigiano e sindacalista che, insieme ad altri 4 compagni, perse la vita in quello che dalla storia è ricordato come massacro di Reggio Emilia. Ma andiamo con ordine… 

Il Partito Democratico di Ciampino ha pubblicato una nota in merito al 2° Consiglio cittadino organizzato da Città in Comune e Officine Civiche che si terrà martedì 5 luglio dalle 18.30, presso la scalinata esterna della Sala consiliare. Come associazioni chiamate in causa, ci teniamo a specificare un paio di questioni, evitando di scendere ad un livello di discussione così basso. 

Nel silenzio più assordante chi ci governa prosegue un lento processo di cementificazione e smantellamento della Città Pubblica. Oltre alle varianti al Piano Regolatore, come la Zona Via Reverberi, e alla cosciente rinuncia della riqualificazione del centro urbano che avrebbe potuto realizzarsi attraverso l’acquisizione pubblica dell’IGDO, si ipotizzano ora investimenti milionari e operazioni immobiliari guidate dal Comune di Ciampino in un’area demaniale interna all’aeroporto, come scritto da Castri su IlCaffè.tv del 23/06/2016. 
Solo qualche mese fa il Comune non poteva investire 1,5 milioni di euro per l’IGDO, ma oggi tratta in commissione inter-ministeriale compravendite sulla base di 8 milioni di euro!

La dichiarazione di non sostenere più l’azione del Sindaco Terzulli e della sua Giunta, resa come rappresentante della lista Sel-tutta un’altra storia in Consiglio Comunale ha prodotto una reazione del Pd, sintetizzata in una  nota stampa apparsa in rete, che merita qualche riflessione. Si sono scomodate categorie alte come la morale, l’etica, la coerenza che in politica è tanto facile evocare ma molto meno  praticare. Comunque se avessi voglia di approfondire l’altezza di tali insegnamenti, consentitemi di scegliere qualche interlocutore più credibile. 

 

L’uscita dalla maggioranza governativa ciampinese del Consigliere comunale Guglielmo Abbondati, rappresentante della lista Sel-Tutta un’altra storia, ci da una singolare e inaspettata occasione per affrontare un argomento di rilevanza costituzionale. A seguito delle dimissioni del suddetto Consigliere, infatti, abbiamo assistito sui social network a un dibattito tra esponenti della maggioranza, del Partito Democratico, e della minoranza, soprattutto del Movimento Cinque Stelle, sull’esistenza e sulla paternità di un vincolo di mandato imperativo che le cariche elettive, a detta loro, dovrebbero rispettare. 

La riforma costituzionale sulla quale verremo chiamati ad esprimerci ad ottobre con un referendum confermativo, viene descritta dal fronte del sì come un’occasione d’oro per portare l’Italia in avanti nel cammino democratico e di rappresentanza politica, al passo con la storia, fuori dalle lungaggini della palude legislativa attuale. Non mi dilungherò su questo, ma basti pensare a dove davvero sta andando la storia della democrazia occidentale, verso quali forme, attraversando quali crisi, per comprendere quanto questa riforma sia un aggiustamento dell’esistente, peraltro goffo e in alcuni tratti dannoso.

La settimana ciampinese è purtroppo cominciata con la notizia di un incidente grave: un’automobile ha tamponato un ciclista ottantenne in via Mura dei Francesi, ora ricoverato al Policlinico di Tor Vergata.