L’uscita dalla maggioranza governativa ciampinese del Consigliere comunale Guglielmo Abbondati, rappresentante della lista Sel-Tutta un’altra storia, ci da una singolare e inaspettata occasione per affrontare un argomento di rilevanza costituzionale. A seguito delle dimissioni del suddetto Consigliere, infatti, abbiamo assistito sui social network a un dibattito tra esponenti della maggioranza, del Partito Democratico, e della minoranza, soprattutto del Movimento Cinque Stelle, sull’esistenza e sulla paternità di un vincolo di mandato imperativo che le cariche elettive, a detta loro, dovrebbero rispettare. 

La riforma costituzionale sulla quale verremo chiamati ad esprimerci ad ottobre con un referendum confermativo, viene descritta dal fronte del sì come un’occasione d’oro per portare l’Italia in avanti nel cammino democratico e di rappresentanza politica, al passo con la storia, fuori dalle lungaggini della palude legislativa attuale. Non mi dilungherò su questo, ma basti pensare a dove davvero sta andando la storia della democrazia occidentale, verso quali forme, attraversando quali crisi, per comprendere quanto questa riforma sia un aggiustamento dell’esistente, peraltro goffo e in alcuni tratti dannoso.

La settimana ciampinese è purtroppo cominciata con la notizia di un incidente grave: un’automobile ha tamponato un ciclista ottantenne in via Mura dei Francesi, ora ricoverato al Policlinico di Tor Vergata. 

Diciamolo chiaramente una volta per tutte. Ciò che non convince dell’intera operazione-Igdo, che in tutte le sue fasi ha visto l’Amministrazione comunale in uno stato di volontaria subalternità ai privati, non è la partecipazione dei privati in sé al futuro di un’area strategica abbandonata da troppo tempo. Quello che non convince, ma che anzi spaventa, è un metodo visto e rivisto che diviene sostanza. 

Stando al racconto dei mass-media tradizionali italiani, ciò che sta succedendo nell’ultimo mese in Francia, può essere riassunto come una massiccia rivolta studentesca e sindacale contro il “Jobs Act francese”, condita di saltuari scontri tra polizia e incappucciati. In realtà il movimento esploso in Francia il 31 marzo di quest anno (che si chiama #NuitDebout come il termine originale francese che noi traduciamo in “Notte Bianca”, ma anche la “notte in piedi” fisica e morale di un popolo in rivolta) è qualcosa di un tantino più complesso. 

È impossibile fare un discorso organico sulla questione rifiuti nel Lazio, mettendo dentro le vicende di Cerroni, la raccolta differenziata, il costo della Ta.Ri., senza incappare in lacune, omissioni, imprecisioni. Meglio provare con qualche riflessione in ordine sparso (ma non troppo) che consenta di avere un punto di vista un po’ meno parziale, pur non fornendo la ricetta per la soluzione definitiva del problema.

Ernesto Galli della Loggia, qualche giorno fa scriveva sul Corriere della Sera che è inutile farsi illusioni sulla moralità dei politici, men che meno sulla moralità di coloro che li eleggono, visto che spesso sono portati a credere a promesse che, a ben guardare, si capisce che, se mantenute, alla lunga non converrebbero a nessuno.
Ma tant’è.

Parlare di 25 aprile a Ciampino significa innanzitutto ripercorrere le vicende locali di una guerra globale, che ha lasciato sul nostro territorio i segni di un passato da ricordare per non ripeterne le cause, i moventi e i terribili epiloghi. Significa ricordare le bombe anglo-americane, che dal luglio al settembre del 1943 caddero su quella minuscola frazione di campagna, segnata nelle mappe alleate come obiettivo militare per via di quel tanto strategico aeroporto, distruggendo abitazioni e uccidendo civili. Il convitto delle Ancelle del Sacro Cuore, adibito a campo di addestramento militare, viene distrutto dai bombardamenti dei quadrimotori statunitensi. In tutto l’arco della guerra 11 militari ciampinesi cadono sul campo e 48 vittime civili periscono per le strade di Ciampino. 

Abbiamo consegnato questa mattina in Comune le firme dei cittadini che abbiamo raccolto per una proposta di delibera d’iniziativa popolare, per chiedere che Ciampino si doti di una serie di strumenti di partecipazione cittadina ai processi di trasformazione urbanistica. Il regolamento che tanti e tante hanno sottoscritto, già in uso e con risultati virtuosi in molte altre realtà locali, prevede processi e modalità per promuovere la partecipazione popolare nelle decisioni urbanistiche della città: 

Per votare contro il piano integrato, ai consiglieri comunali, soprattutto di maggioranza,  dovrebbero bastare le seguenti considerazioni di carattere politico: 

- è in contrasto con le dichiarazioni programmatiche del Sindaco (opzione zero al consumo del suolo, attuazione del PRG, varianti solo per aumentare gli standard dei servizi); 

- produce la frammentazione di un'area, la G4 di piano, di straordinaria importanza con i suoi 127 mila mq liberi da costruzioni, negandone definitivamente la funzione strategica per il quartiere e la città; 

- favorisce un solo privato attraverso una sorte di urbanistica a la carte quando invece il Comune deve, non dovrebbe, dotarsi di un proprio progetto di sviluppo, all'interno del quale, con procedure trasparenti, valutare le proposte compatibili di imprenditori privati. 

Le associazioni “Città in Comune” e “Officine Civiche” hanno comunque presentato delle osservazioni sugli aspetti tecnici della delibera di piano integrato, controdedotte con una istruttoria d'ufficio carente e contraddittoria che testimonia come il piano dovrebbe essere bocciato anche per motivazioni di tipo tecnico.

Proviamo a riassumere: