La variante urbanistica di cui si parla tanto dalla scorsa estate a Ciampino è detta “Programma Integrato di intervento localizzato in Via Reverberi”, che in parole povere significa che il Piano regolatore si cambia a pezzetti, di volta in volta, a seconda delle singole richieste di influenti costruttori privati che da anni in questa città fanno affari d’oro con l’aiuto di chi governa. A rimetterci è l’ambiente in generale, gli spazi verdi (Ciampino è ben al di sotto della percentuale di verde pubblico per abitante prevista dalla legge), i servizi, il traffico urbano, il tessuto sociale, la vivibilità. In poche parole, ci rimettiamo tutti noi cittadini.  
Ma quel nome complicato contiene anche un’altra storia, quella che da il nome alla strada intorno alla quale dovrebbero sorgere quelle palazzine che fanno tanto scalpore. La strada infatti si chiama via Emilio Reverberi, dedicata cioè a un partigiano e sindacalista che, insieme ad altri 4 compagni, perse la vita in quello che dalla storia è ricordato come massacro di Reggio Emilia. Ma andiamo con ordine… 

Il Partito Democratico di Ciampino ha pubblicato una nota in merito al 2° Consiglio cittadino organizzato da Città in Comune e Officine Civiche che si terrà martedì 5 luglio dalle 18.30, presso la scalinata esterna della Sala consiliare. Come associazioni chiamate in causa, ci teniamo a specificare un paio di questioni, evitando di scendere ad un livello di discussione così basso. 

Nel silenzio più assordante chi ci governa prosegue un lento processo di cementificazione e smantellamento della Città Pubblica. Oltre alle varianti al Piano Regolatore, come la Zona Via Reverberi, e alla cosciente rinuncia della riqualificazione del centro urbano che avrebbe potuto realizzarsi attraverso l’acquisizione pubblica dell’IGDO, si ipotizzano ora investimenti milionari e operazioni immobiliari guidate dal Comune di Ciampino in un’area demaniale interna all’aeroporto, come scritto da Castri su IlCaffè.tv del 23/06/2016. 
Solo qualche mese fa il Comune non poteva investire 1,5 milioni di euro per l’IGDO, ma oggi tratta in commissione inter-ministeriale compravendite sulla base di 8 milioni di euro!

La dichiarazione di non sostenere più l’azione del Sindaco Terzulli e della sua Giunta, resa come rappresentante della lista Sel-tutta un’altra storia in Consiglio Comunale ha prodotto una reazione del Pd, sintetizzata in una  nota stampa apparsa in rete, che merita qualche riflessione. Si sono scomodate categorie alte come la morale, l’etica, la coerenza che in politica è tanto facile evocare ma molto meno  praticare. Comunque se avessi voglia di approfondire l’altezza di tali insegnamenti, consentitemi di scegliere qualche interlocutore più credibile. 

 

L’uscita dalla maggioranza governativa ciampinese del Consigliere comunale Guglielmo Abbondati, rappresentante della lista Sel-Tutta un’altra storia, ci da una singolare e inaspettata occasione per affrontare un argomento di rilevanza costituzionale. A seguito delle dimissioni del suddetto Consigliere, infatti, abbiamo assistito sui social network a un dibattito tra esponenti della maggioranza, del Partito Democratico, e della minoranza, soprattutto del Movimento Cinque Stelle, sull’esistenza e sulla paternità di un vincolo di mandato imperativo che le cariche elettive, a detta loro, dovrebbero rispettare. 

La riforma costituzionale sulla quale verremo chiamati ad esprimerci ad ottobre con un referendum confermativo, viene descritta dal fronte del sì come un’occasione d’oro per portare l’Italia in avanti nel cammino democratico e di rappresentanza politica, al passo con la storia, fuori dalle lungaggini della palude legislativa attuale. Non mi dilungherò su questo, ma basti pensare a dove davvero sta andando la storia della democrazia occidentale, verso quali forme, attraversando quali crisi, per comprendere quanto questa riforma sia un aggiustamento dell’esistente, peraltro goffo e in alcuni tratti dannoso.

La settimana ciampinese è purtroppo cominciata con la notizia di un incidente grave: un’automobile ha tamponato un ciclista ottantenne in via Mura dei Francesi, ora ricoverato al Policlinico di Tor Vergata. 

Diciamolo chiaramente una volta per tutte. Ciò che non convince dell’intera operazione-Igdo, che in tutte le sue fasi ha visto l’Amministrazione comunale in uno stato di volontaria subalternità ai privati, non è la partecipazione dei privati in sé al futuro di un’area strategica abbandonata da troppo tempo. Quello che non convince, ma che anzi spaventa, è un metodo visto e rivisto che diviene sostanza. 

Stando al racconto dei mass-media tradizionali italiani, ciò che sta succedendo nell’ultimo mese in Francia, può essere riassunto come una massiccia rivolta studentesca e sindacale contro il “Jobs Act francese”, condita di saltuari scontri tra polizia e incappucciati. In realtà il movimento esploso in Francia il 31 marzo di quest anno (che si chiama #NuitDebout come il termine originale francese che noi traduciamo in “Notte Bianca”, ma anche la “notte in piedi” fisica e morale di un popolo in rivolta) è qualcosa di un tantino più complesso.