Il 2019 sta per finire, si conclude un anno travagliato, pieno di contraddizioni e novità che ci hanno fatto saltare sulla sedia chiedendoci se i canoni, criteri e sistemi del '900 siano ancora attuabili. Tra queste novità, bisogna evidenziare l'esperienza del popolo curdo in Siria del Nord-est. Cosa è accaduto:

Un vino locale di qualità, prodotto da una cantina di famiglia che si riscopre al femminile. Una bicicletta autoprodotta dalle realtà conflittuali che si battono per un modello di mobilità sostenibile e sicuro. Un cesto di tisane provenienti da cooperative agricole del sud del mondo, acquistate con una filiera solidale e alternativa alla grande distribuzione. E poi artigianato, cosmesi naturale, pezzi unici di artisti emergenti, il tutto realizzato da donne giovani, creative e geniali!

In questi giorni, dalle pagine social della comunità ciampinese, si è parlato di Andrea Millevoi, militare italiano caduto in Somalia nel ‘93 e sepolto a Ciampino. Si è avanzata l’idea di dedicare una via della città a questo ragazzo, che ci addolora aver avuto come concittadino solo dopo l’estremo saluto alla vita. Siamo totalmente d’accordo. Per questo abbiamo voluto raccontare quella storia, tutta la storia sin dall'inizio. Poiché il rischio delle altisonanti commemorazioni pronunciate dai pulpiti delle istituzioni, è quello di snaturare il ricordo di lui e degli altri figli delle nostre periferie mandati a morire in nome di un legame antico e coloniale tra due nazioni. Un legame che necessita oggi di essere riletto e rivoluzionato in nome dell’uguaglianza, dell’amicizia tra i popoli e della libertà per le nostre rispettive terre contro ogni imperialismo. 

I movimenti Città in Comune, Partecipazione Civica, Potere al Popolo Ciampino e le associazioni Officine Civiche e Ciampino Bene Comune, sono liete di invitarvi ad un’iniziativa pubblica per parlare della resistenza in Rojava e  conoscere meglio il confederalismo democratico, un modello sociale e politico alternativo a quello imposto dal moderno stato-nazione e dal capitalismo, che le comunità a maggioranza curda stanno sperimentando in Siria del Nord. 

La wiphala sventola accanto alla bandiera nazionale boliviana, in mano agli indios, ai contadini e ai minatori che stanno protestando contro i militari e a sostegno di Evo Morales, il primo presidente indigeno e il primo a dare educazione, welfare e diritto di cittadinanza a migliaia di reietti dalla faccia scura e dalle lingue arcaiche. Quella bandiera a scacchi colorati rappresenta la Plurinazionalità, il carattere distintivo della moderna Bolivia. Essere uno Stato Plurinazionale significa che ognuno ha cittadinanza piena, ogni popolo ha diritto alle sua forme di democrazia locale, ogni cultura è rappresentativa della Patria nella propria diversità. La Bolivia di Evo è stata (ed è) uno dei primi esperimenti di ripensamento dello stato-nazione borghese in luogo di qualcosa di nuovo. Una Patria orgogliosamente sovrana e indipendente, ma non più escludente, non più patriarcale, non più razzista, non più classista. L'unico paese al mondo ad avere tra i suoi valori fondativi, scritto nero su bianco in Costituzione, la Pachamama, la Madre Terra, che si traduce nell'obiettivo del governo Morales di rendere il paese quasi totalmente libero dalle energie fossili entro il 2025. 

Proseguono le nostre chiacchierate con esponenti dei movimenti latinoamericani in questo ottobre particolare, che è iniziato con le proteste e le terribili immagini di repressione dall’Ecuador e dal Cile da parte di due governi della destra neoliberista, ma sta per chiudersi con una serie di vittorie elettorali dei governi popolari e socialisti, tra cui la Bolivia di Evo Morales che, non senza attriti con un’opposizione ostile, sembra confermare il successo di quel particolare modello di crescita e redistribuzione. Domenica scorsa è stata la volta di Argentina e Uruguay, dove le sinistre hanno conquistato la maggioranza dei consensi a conferma di una ritrovata buona salute in Sudamerica per le ricette progressiste del “campo popular”.

Da un po' di tempo in Cile c'è un malessere sociale. Sebbene non fosse possibile prevedere che l'aumento della tariffa della metro potesse scatenare una protesta generale, su scala nazionale e manifestazioni di ogni tipo, dalle mobilitazioni massive pacifiche ai saccheggi e i vandalismi, è comprensibile perché tante persone siano uscite a manifestare. 

Finalmente ci siamo! Lo Sportello Sociale & Solidale di Officine Civiche ha una nuova casa! 
Come sempre sarà una casa aperta, un luogo di mutualismo, socialità, cultura, arte, sostenibilità, educazione e solidarietà attiva. Un luogo di incontro e di insorgenza, dove torneremo a organizzare il nostro sportello fiscale, attività di mediazione, corsi di lingue, accompagnamento al lavoro, oltre che naturalmente la nostra preziosa scuola popolare Dopolìs! Sarà anche un luogo di scambio tra pratiche e percorsi con altre realtà del territorio, nell'ottica di costruire reti tra soggetti impegnati nella formazione, nella difesa dell'ambiente e del territorio, nell'intervento sociale.

"Proprio come la vera funzione dello Stato capitalistico nell’amministrare la società della produzione era quella di assicurare un continuo e proficuo incontro tra il capitale e il lavoro, mentre la vera funzione dello Stato che presiede alla società dei consumi è di assicurare il frequente e positivo incontro tra i prodotti di consumo e i consumatori, così il punto focale dello Stato culturale, ossia dello Stato orientato verso la promozione delle arti, deve concentrarsi sul garantire e coadiuvare il continuo incontro tra gli artisti e il loro pubblico. È dentro questo tipo di incontro che le arti della nostra epoca vengono concepite, generate, stimolate e realizzate".