La wiphala sventola accanto alla bandiera nazionale boliviana, in mano agli indios, ai contadini e ai minatori che stanno protestando contro i militari e a sostegno di Evo Morales, il primo presidente indigeno e il primo a dare educazione, welfare e diritto di cittadinanza a migliaia di reietti dalla faccia scura e dalle lingue arcaiche. Quella bandiera a scacchi colorati rappresenta la Plurinazionalità, il carattere distintivo della moderna Bolivia. Essere uno Stato Plurinazionale significa che ognuno ha cittadinanza piena, ogni popolo ha diritto alle sua forme di democrazia locale, ogni cultura è rappresentativa della Patria nella propria diversità. La Bolivia di Evo è stata (ed è) uno dei primi esperimenti di ripensamento dello stato-nazione borghese in luogo di qualcosa di nuovo. Una Patria orgogliosamente sovrana e indipendente, ma non più escludente, non più patriarcale, non più razzista, non più classista. L'unico paese al mondo ad avere tra i suoi valori fondativi, scritto nero su bianco in Costituzione, la Pachamama, la Madre Terra, che si traduce nell'obiettivo del governo Morales di rendere il paese quasi totalmente libero dalle energie fossili entro il 2025. 

Proseguono le nostre chiacchierate con esponenti dei movimenti latinoamericani in questo ottobre particolare, che è iniziato con le proteste e le terribili immagini di repressione dall’Ecuador e dal Cile da parte di due governi della destra neoliberista, ma sta per chiudersi con una serie di vittorie elettorali dei governi popolari e socialisti, tra cui la Bolivia di Evo Morales che, non senza attriti con un’opposizione ostile, sembra confermare il successo di quel particolare modello di crescita e redistribuzione. Domenica scorsa è stata la volta di Argentina e Uruguay, dove le sinistre hanno conquistato la maggioranza dei consensi a conferma di una ritrovata buona salute in Sudamerica per le ricette progressiste del “campo popular”.

Da un po' di tempo in Cile c'è un malessere sociale. Sebbene non fosse possibile prevedere che l'aumento della tariffa della metro potesse scatenare una protesta generale, su scala nazionale e manifestazioni di ogni tipo, dalle mobilitazioni massive pacifiche ai saccheggi e i vandalismi, è comprensibile perché tante persone siano uscite a manifestare. 

Finalmente ci siamo! Lo Sportello Sociale & Solidale di Officine Civiche ha una nuova casa! 
Come sempre sarà una casa aperta, un luogo di mutualismo, socialità, cultura, arte, sostenibilità, educazione e solidarietà attiva. Un luogo di incontro e di insorgenza, dove torneremo a organizzare il nostro sportello fiscale, attività di mediazione, corsi di lingue, accompagnamento al lavoro, oltre che naturalmente la nostra preziosa scuola popolare Dopolìs! Sarà anche un luogo di scambio tra pratiche e percorsi con altre realtà del territorio, nell'ottica di costruire reti tra soggetti impegnati nella formazione, nella difesa dell'ambiente e del territorio, nell'intervento sociale.

"Proprio come la vera funzione dello Stato capitalistico nell’amministrare la società della produzione era quella di assicurare un continuo e proficuo incontro tra il capitale e il lavoro, mentre la vera funzione dello Stato che presiede alla società dei consumi è di assicurare il frequente e positivo incontro tra i prodotti di consumo e i consumatori, così il punto focale dello Stato culturale, ossia dello Stato orientato verso la promozione delle arti, deve concentrarsi sul garantire e coadiuvare il continuo incontro tra gli artisti e il loro pubblico. È dentro questo tipo di incontro che le arti della nostra epoca vengono concepite, generate, stimolate e realizzate".

Undici ottobre 2019, Buenos Aires, Argentina. 
Sono le 17.00, si suppone che sia iniziata la primavera ma c’è un tempaccio, cielo grigio ed acquazzoni.  Mi carico gli zaini in spalla e mi avvio verso la stazione dei treni, direzione La Plata. I miei ricordi del treno che collega CABA (Città Autonoma di Buenos Aires) a La Plata non sono dei migliori, molto insicuro e pieno di delinquenza, quindi parto un po' preoccupata. 

Femminista, militante, avvocatessa degli ultimi e dei movimenti sociali argentini. Con origini italiane e un'ottima padronanza della nostra lingua, la compagna Gabriela Carpineti è diventata un volto noto in Argentina soprattutto per il suo impegno legale al fianco di chi non ha diritti, o di chi spesso non ha voce per farli valere.

“Nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo, gli uomini si educano insieme, con la mediazione del mondo. Nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo: ci si libera insieme". 

Paulo Freire (Recife, 1921 – São Paulo, 1997), pedagogista

"Tutti insieme famo paura", cantano in coro i ragazzi delle scuole superiori romane. "We want you to panic", "il nostro futuro vale più dei vostri profitti", "Capitalismo Colonialismo e Carbone sono i demoni da combattere per salvare il pianeta", sono alcune delle frasi scritte su cartelli fatti a mano e striscioni colorati, insieme alla più vasta varietà di slogan ironici che solo una piazza del genere poteva partorire, con vere e proprie perle degne della migliore tradizione satirica al tempo dei meme. Ma i ragazzi e le ragazze del Global Climate Strike, a qualcuno fanno paura davvero. Sono consapevoli di farla e non vogliono passare per un movimento di giovani docili e benvoluti, nonostante i moltissimi tentativi di un sistema che prova a comprimerli tra lodi e derisioni, tra pretese di addomesticare la piazza e squallido benaltrismo. Entrambi gli atteggiamenti sono la prova lampante della paura che fa questa mobilitazione, la cui eterogeneità e le cui crepe ideologiche sono l'obiettivo preso di mira dal potere per sgonfiare il movimento e disinnescarne la carica rivoluzionaria, reale o potenziale.