Parlare di diritti violati nell’infanzia, significa ricordare che oltre 250 mila bambini in 23 Stati vengono gettati in mezzo a conflitti armati ed esposti a brutalità indescrivibili, che più di 150 milioni di minori sono intrappolati in impieghi che mettono a rischio la loro salute mentale e fisica o che oltre 100 milioni di  “ninos de rua” sono costretti a vivere in strada di espedienti, microcriminalità e prostituzione. Com’è senza precedenti, nella storia recente, il numero totale di bambini richiedenti asilo nell’Unione europea, 214 mila da gennaio a settembre di quest’anno, secondo gli ultimi dati di Eurostat.

Ma la celebrazione della 26^Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza  ci da l’opportunità di prendere coscienza di altri diritti violati, quelli di casa nostra. In Italia un bambino su venti non può permettersi due paia di scarpe l’anno e un pasto proteico al giorno. I nostri ragazzi sono sempre più poveri ma anche sempre più soli, dal momento che solo tre bambini su dieci che frequentano la scuola primaria hanno il tempo pieno. Il sesto “Atlante dell’Infanzia” - curato dall’organizzazione internazionale indipendente Save the Children, dal 1919 dedita a salvare i bambini e difenderne i diritti - presentato in Senato due giorni fa, va dritto al punto: “I bambini italiani sono deprivati di una vita dignitosa e delle opportunità per sviluppare i propri talenti”.

La spesa sociale – spiega il dossier – nell’area della famiglia e minori è molto bassa con 313 euro pro capite, a fronte di 506 euro in media in Europa. Se poi si considera l’investimento nei servizi erogati dai comuni, emergono allarmanti differenze: si va dai 242 euro pro capite di spesa in Trentino ai 20 euro della Calabria. Come dire la crisi e le politiche di tagli ed austerity di questi anni, oltre a produrre la generazione dei NEET, quell’esercito di 2,4 milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni che né studiano né lavorano,  hanno drammaticamente affondato i colpi sui diritti e le opportunità dei nostri giovanissimi.

Dunque celebrare la Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, fuori dalla retorica di rito, imporrebbe alle istituzioni, specie quelle più prossime ai cittadini come i Comuni, di rileggere e riattualizzare nelle proprie azioni politiche ed amministrative, quei principi fondamentali che furono scritti nel 1989 nella Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza:
a)Non discriminazione (art. 2): i diritti sanciti dalla Convenzione devono essere garantiti a tutti i minori, senza distinzione di razza, sesso, lingua, religione, opinione del bambino/adolescente o dei genitori.
b)Superiore interesse (art. 3): in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l'interesse del bambino/adolescente deve avere la priorità.
c)Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino (art. 6): gli Stati devono impegnare il massimo delle risorse disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei bambini, anche tramite la cooperazione tra Stati.
d)Ascolto delle opinioni del minore (art. 12): prevede il diritto dei bambini a essere ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardano, e il corrispondente dovere, per gli adulti, di tenerne in adeguata considerazione le opinioni.

Ciampino qualche anno fa ha vissuto una stagione coraggiosa da questo punto di vista. Vale la pena ricordare, direi con orgoglio per chi ha promosso ed orientato in parte quelle scelta, l’ istituzione di un assessorato “Città amica delle bambine e dei bambini”, con l’omonimo laboratorio comunale, promotore di strumenti di progettazione partecipata con i bambini sulla città. Progetti di educazione stradale, con “pattuglie” di piccoli vigili in bicicletta a comminare multe morali ad incivili automobilisti. L’esperienza formativa, più per gli adulti in verità, del Consiglio comunale dei ragazzi, espressione di quel movimento chiamato “Democrazia in erba” che ha attraversato il paese da nord a sud, con tante Amministrazioni progressiste coinvolte.  Se Ciampino ha vietato il transito ai Circhi che fanno uso di animali sul proprio territorio, lo dobbiamo ad una delibera assunta dal Consiglio comunale proprio su proposta del consiglio dei ragazzi. Un tentativo direi illuminato per imparare a guardare la città ed il suo futuro dal punto di vista dei bambini e dei ragazzi, che non votano, ne si iscrivono a partiti, ma che spesso hanno idee chiare e voglia di cambiare molto più degli adulti. Forse il problema è proprio questo. Allora è meglio una palestra che per un giorno gli offra servizi e divertimento gratuito. Ma per favore non chiamateli diritti.