Promuovere la divulgazione storica, artistica, socio-antropologica, economica e ambientale del territorio, anche attraverso approfondimenti e iniziative su contesti, fatti e personaggi legati al territorio;


Quello che mi ha catturato del Brasile è la Foresta. Quest’essenza selvaggia e spavalda, che cerca di farsi largo e imporsi sull’uomo. La Foresta sembra prendere parte ad una lotta continua; la sua è una nitida voce di ribellione, di limitazione al tentativo di prevaricazione imposto dal cemento.

 

Cooperative rosse, cooperative bianche, false coop, modello Buzzi, business dell’accoglienza. Sono termini che fanno parte del linguaggio comune dell’Italia contemporanea, che parlano di questioni reali, di problemi anche strutturali del nostro paese. Li sentiamo da sempre, li abbiamo sentiti nuovamente durante la campagna elettorale in Emilia Romagna proprio perché quella terra rappresenta il cuore storico e identitario del cooperativismo operaio. Tuttavia, anche il giorno dopo le elezioni, queste stesse locuzioni che - ripeto - testimoniano una situazione esistente, sono state pronunciate non solo da destra, ma anche da settori della sinistra radicale che hanno rinunciato ad un’analisi più profonda della realtà economica di quelle terre che dimostrano di non conoscere, piegandosi con superficialità ai costrutti dominanti della vulgata liberista. E questo è imperdonabile. 

Proseguono le nostre chiacchierate con esponenti dei movimenti latinoamericani in questo ottobre particolare, che è iniziato con le proteste e le terribili immagini di repressione dall’Ecuador e dal Cile da parte di due governi della destra neoliberista, ma sta per chiudersi con una serie di vittorie elettorali dei governi popolari e socialisti, tra cui la Bolivia di Evo Morales che, non senza attriti con un’opposizione ostile, sembra confermare il successo di quel particolare modello di crescita e redistribuzione. Domenica scorsa è stata la volta di Argentina e Uruguay, dove le sinistre hanno conquistato la maggioranza dei consensi a conferma di una ritrovata buona salute in Sudamerica per le ricette progressiste del “campo popular”.

Il 2019 sta per finire, si conclude un anno travagliato, pieno di contraddizioni e novità che ci hanno fatto saltare sulla sedia chiedendoci se i canoni, criteri e sistemi del '900 siano ancora attuabili. Tra queste novità, bisogna evidenziare l'esperienza del popolo curdo in Siria del Nord-est. Cosa è accaduto:

Da un po' di tempo in Cile c'è un malessere sociale. Sebbene non fosse possibile prevedere che l'aumento della tariffa della metro potesse scatenare una protesta generale, su scala nazionale e manifestazioni di ogni tipo, dalle mobilitazioni massive pacifiche ai saccheggi e i vandalismi, è comprensibile perché tante persone siano uscite a manifestare. 

In questi giorni, dalle pagine social della comunità ciampinese, si è parlato di Andrea Millevoi, militare italiano caduto in Somalia nel ‘93 e sepolto a Ciampino. Si è avanzata l’idea di dedicare una via della città a questo ragazzo, che ci addolora aver avuto come concittadino solo dopo l’estremo saluto alla vita. Siamo totalmente d’accordo. Per questo abbiamo voluto raccontare quella storia, tutta la storia sin dall'inizio. Poiché il rischio delle altisonanti commemorazioni pronunciate dai pulpiti delle istituzioni, è quello di snaturare il ricordo di lui e degli altri figli delle nostre periferie mandati a morire in nome di un legame antico e coloniale tra due nazioni. Un legame che necessita oggi di essere riletto e rivoluzionato in nome dell’uguaglianza, dell’amicizia tra i popoli e della libertà per le nostre rispettive terre contro ogni imperialismo. 

Undici ottobre 2019, Buenos Aires, Argentina. 
Sono le 17.00, si suppone che sia iniziata la primavera ma c’è un tempaccio, cielo grigio ed acquazzoni.  Mi carico gli zaini in spalla e mi avvio verso la stazione dei treni, direzione La Plata. I miei ricordi del treno che collega CABA (Città Autonoma di Buenos Aires) a La Plata non sono dei migliori, molto insicuro e pieno di delinquenza, quindi parto un po' preoccupata. 

La wiphala sventola accanto alla bandiera nazionale boliviana, in mano agli indios, ai contadini e ai minatori che stanno protestando contro i militari e a sostegno di Evo Morales, il primo presidente indigeno e il primo a dare educazione, welfare e diritto di cittadinanza a migliaia di reietti dalla faccia scura e dalle lingue arcaiche. Quella bandiera a scacchi colorati rappresenta la Plurinazionalità, il carattere distintivo della moderna Bolivia. Essere uno Stato Plurinazionale significa che ognuno ha cittadinanza piena, ogni popolo ha diritto alle sua forme di democrazia locale, ogni cultura è rappresentativa della Patria nella propria diversità. La Bolivia di Evo è stata (ed è) uno dei primi esperimenti di ripensamento dello stato-nazione borghese in luogo di qualcosa di nuovo. Una Patria orgogliosamente sovrana e indipendente, ma non più escludente, non più patriarcale, non più razzista, non più classista. L'unico paese al mondo ad avere tra i suoi valori fondativi, scritto nero su bianco in Costituzione, la Pachamama, la Madre Terra, che si traduce nell'obiettivo del governo Morales di rendere il paese quasi totalmente libero dalle energie fossili entro il 2025. 

Femminista, militante, avvocatessa degli ultimi e dei movimenti sociali argentini. Con origini italiane e un'ottima padronanza della nostra lingua, la compagna Gabriela Carpineti è diventata un volto noto in Argentina soprattutto per il suo impegno legale al fianco di chi non ha diritti, o di chi spesso non ha voce per farli valere.