Promuovere la divulgazione storica, artistica, socio-antropologica, economica e ambientale del territorio, anche attraverso approfondimenti e iniziative su contesti, fatti e personaggi legati al territorio;


Trasferitosi dal nord Italia nella Sicilia degli anni 50 in piena crisi economica e sociale, Danilo Dolci ci ha insegnato come l'educazione popolare, quella che mette in moto le coscienze, lo spirito critico, la comunicazione, l'ascolto reciproco e attivo, sia la forma più incisiva di lotta per i diritti di tutte e di tutti e per la difesa dei nostri territori.

Undici ottobre 2019, Buenos Aires, Argentina. 
Sono le 17.00, si suppone che sia iniziata la primavera ma c’è un tempaccio, cielo grigio ed acquazzoni.  Mi carico gli zaini in spalla e mi avvio verso la stazione dei treni, direzione La Plata. I miei ricordi del treno che collega CABA (Città Autonoma di Buenos Aires) a La Plata non sono dei migliori, molto insicuro e pieno di delinquenza, quindi parto un po' preoccupata. 

E’ on-line la mappa collaborativa dei Beni Comuni e della Rete territoriale di Ciampino, presentata da Officine Civiche e realizzata nella sua fase iniziale da un gruppo di attivisti, ma aperta al contributo di chiunque abbia voglia di costruire con noi questo strumento partecipativo. Scopo principale è la mappatura dei cosiddetti “Commons” urbani, dei servizi sociali e culturali pubblici e/o cooperativi, dei movimenti cittadini, il mutualismo e le reti civiche, delle reti di consumo alternativo, e di tutti i Beni Comuni materiali o immateriali presenti sul nostro territorio comunale. 

Femminista, militante, avvocatessa degli ultimi e dei movimenti sociali argentini. Con origini italiane e un'ottima padronanza della nostra lingua, la compagna Gabriela Carpineti è diventata un volto noto in Argentina soprattutto per il suo impegno legale al fianco di chi non ha diritti, o di chi spesso non ha voce per farli valere.

Aiutiamoli a casa loro, dicono. Innanzitutto, diciamo noi, va premesso che una giusta accoglienza di chi emigra in cerca di una vita migliore prescinde dall’esigenza di creare le condizioni affinché nessuno in futuro debba scappare da fame, guerre o repressione. La necessità che nessuno muoia in mare, la libertà di movimento per i lavoratori, la lotta allo schiavismo e al caporalato, saranno sempre le condizioni imprescindibili delle nostre lotte insieme ai popoli oppressi, al contrario di quanto sostiene la propaganda di chi ci governa. Porre le due cose in antitesi significa essere in malafede. Detto ciò, i metodi efficaci per “aiutarli a casa loro” sono solo due: o si fa come Karim Franceschi e Vittorio Arrigoni, andando ad aiutare le lotte popolari in loco, o si fa come Seretse Khama. Ferma restando la validità della prima soluzione - nel caso di Arrigoni pagata col sangue - è interessante sapere chi era Khama, primo presidente del Botswana, l’unico paese africano dal quale “non partono migranti”.

“Nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo, gli uomini si educano insieme, con la mediazione del mondo. Nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo: ci si libera insieme". 

Paulo Freire (Recife, 1921 – São Paulo, 1997), pedagogista

Dopo un volo di due ore scarse gli occhi si fanno ripieni di sonno e del verde che divide, fra forme scoscese e lunghe pianure, la Grande Parigi dalle regioni del Nord e Pas de Calais.
Se di Turismo si tratta, nel mio caso particolare esso unisce due visite piuttosto tardive nella mia esistenza ormai quasi trentennale: da un lato la prima volta in terra francese, dall’altro la prima visita nei luoghi dove lavorarono poco più che ventenni i miei nonni, dove nacque mio padre e dove ancora vive una parte molto bella della mia famiglia.
Insomma una visita in terra francese da italiano ormai stabilmente impiantato in Germania, in quella che una volta era la Germania-Est.
Mentre il verde delle campagne francesi invade insieme al cielo plumbeo la mia vista su questa lunga strada l’immaginazione si fa agile nel richiamo ai racconti, alle mille memorie familiari di fatti ed episodi avvenuti fra la fine degli anni ’40 e la metà degli anni ’50 in quel contesto che sto andando a conoscere, così nuovo e familiare allo stesso tempo, teatro di narrazioni che hanno accompagnato tutta la mia infanzia, giovinezza e parte dell’età adulta.

Sul decreto sicurezza bis c'è un dato giuridico e un dato politico. Il primo è rappresentato dall'ombra di incostituzionalità del decreto, come osservato da quasi tutti gli esperti di diritto costituzionale, poiché il decreto violerebbe, soprattutto nei primi due articoli, le norme della Costituzione che parlano espressamente di solidarietà e di adeguamento alle leggi internazionali per quanto concerne lo status dei cittadini stranieri, leggi che a sua volta il dl sicurezza bis sembra ignorare. 

A differenza di quanto sostengono sia il campo etnico-sovranista che quello imperialista e neo-coloniale, l’Africa ha bisogno del mondo così come il mondo ha dannatamente bisogno dell’Africa. Non c’è nessuno scontro tra un noi e un loro, non c’è nessun piano di sostituzione e soprattutto non c’è nemmeno l’ombra di quella che si definisce un’invasione. Quello che invece ancora esiste, è una lunga e spietata lotta di interessi contrastanti tra sfruttati da una parte e sfruttatori dall’altra, tra colonizzati e colonizzatori, anche attraverso l’inasprimento delle frontiere, utile solo a perpetuare il dominio dell’uomo sull’uomo.