La Città Pubblica sta sparendo, pezzo dopo pezzo, mentre si attua l'esclusione sociale dei cittadini. Il luogo che sta nascendo è cemento o merce da mettere a rendita, un ghetto privo di regole. La nostra città è in vendita: Tutto ciò che è pubblico, che appartiene a ognuno di noi e dunque a tutti quanti, viene privatizzato. 

Registriamo l’assenza di spazi pubblici liberamente fruibili e condivisi dai cittadini, sia per attività culturali che sociali. Al contrario osserviamo l’inesorabile smantellamento di beni, servizi e spazi urbani a beneficio esclusivo del profitto privato. In particolar modo, ci appare lampante una contraddizione che caratterizza il nostro territorio: Se da una parte siamo il primo comune di tutta l’area metropolitana di Roma per tasso di consumo di suolo, con il 42% circa di suolo “occupato” dalla cementificazione, dall’altra parte questo processo ha provocato il deterioramento del bene collettivo e la diminuzione dei servizi. Ogni metro cubo di suolo consumato è servito esclusivamente a creare periferie anonime, non-luoghi che hanno sottratto ai cittadini gli spazi pubblici e fruibili, invece che aumentarli. Un esempio chiave è la resa incondizionata del soggetto pubblico – il Comune e la Regione in primis – nella vicenda IGDO, luogo cardine per la memoria della nostra comunità, che viene assegnato al privato di turno per una cifra irrisoria, nonostante la mobilitazione dei cittadini che è stata ignorata totalmente dalle istituzioni. 

Di fatto ogni scelta che l’Amministrazione comunale porta avanti è dettata da una visione che mette al centro sempre e comunque il mercato, il soggetto privato, e impedisce una riqualificazione e una pianificazione urbana in grado di garantire i diritti e soddisfare le esigenze, concrete e ideali, di noi cittadini. 
Sappiamo bene che questo operato non è dettato solo dall’incapacità della classe politica locale di ipotizzare e praticare un'alternativa, magari inserendosi nei percorsi che diverse città “Ribelli” stanno provando a portare avanti in Italia e in Europa. Sappiamo bene che dietro la messa a rendita delle città ci sono gli interessi del Capitale di fare profitto sulla Città e i suoi spazi, senza ridistribuire gli utili sotto forma di servizi accessibili alla cittadinanza.
Non possiamo che opporci a queste scelte, provando a costruire una seria alternativa e percorrere strade diverse per provare a immaginare, creare e liberare gli spazi pubblici della nostra Città. 

Per tutti questi motivi, come movimento nato da queste esigenze, chiediamo: 

  • La fine dei lavori del Teatro comunale, la sua apertura (inaugurato due anni fa!!) e la possibilità che sia usato dalle compagnie del territorio. 
  • Un centro per la musica dal vivo, adibito a scuola di musica e sala prove; una sala cinematografica pubblica; una biblioteca che possa accogliere un numero molto maggiore di volumi e di studenti. 
  • Un progetto di riqualificazione degli spazi abbandonati, affinché diventino spazi associativi, ricreativi, ad uso sociale. 
  • La creazione di un’area verde pubblica, un parco archeologico e un polo museale all’interno del Muro dei Francesi, nell’area del cosiddetto “Parco dei casali”.  

Nello specifico, facciamo appello alle istituzioni del territorio affinché venga seriamente e concretamente valutata l’ipotesi di riqualificare uno dei tanti beni immobili e/o spazi comunali in stato di abbandono o semplicemente chiusi, per dare vita ad un centro polifunzionale per le associazioni e i privati cittadini che hanno la voglia, le capacità e la necessità di utilizzare uno spazio pubblico per attività culturali e sociali, portando avanti una gestione autonoma, condivisa, partecipata e trasparente di tale spazio. Pensiamo in particolare a luoghi fisici della nostra Città, alcuni di essi già in passato oggetto di idee (mai attuate) di rigenerazione urbana in un’ottica di fruibilità collettiva:

  • Gli spazi pertinenti alla villetta interna di Parco Aldo Moro, che in passato hanno ospitato associazioni e attività, oggi in stato di abbandono e degrado.
  • I piani superiori e gli spazi inutilizzati del Casale dei Monaci, ristrutturato negli anni ‘90 con lo scopo di ospitare attività pubbliche e oggi in grandissima parte inaccessibile.
  • Gli spazi interni agibili nel complesso della ex biblioteca, che ancora oggi resta chiusa e le cui attività sono relegate in uno spazio provvisorio dopo anni.   
  • Il patrimonio immobiliare sequestrato alla malavita sul territorio di Ciampino, che ad oggi risulta essere presente con 7 beni immobili. 
  • Il complesso dell’IGDO, oggi in mano ai privati, ma ancora fondamentale per una reale rigenerazione del centro cittadino. 
  • Gli immobili abbandonati interni alle aree verdi pubbliche di via Bruxelles.

Per lanciare le nostre proposte e provare a immaginare, progettare e liberare spazi pubblici e collettivi a Ciampino, RibellArti vi invita alla festa #UrbanSpringParty, sabato 18 marzo dalle ore 18.30, nel Casale dei Monaci in via Melvin Jones. L'inizio di una primavera di partecipazione e di lotte per la nostra città, che necessita di una rinascita a partire dal suo tessuto urbano e dal suo bisogno di cultura e di bellezza.
Saranno con noi tante band del territorio, mostreremo alcune foto degli spazi urbani realizzate da giovani fotografi e ascolteremo le esigenze e i bisogni di chi vive e lavora di cultura, arte e socialità nella nostra città.