Mentre prosegue il crowdfunding che ci consentirà di dare vita in modo autonomo e trasparente alla seconda fase del doposcuola popolare, crediamo sia importante illustrare in cosa consiste questa "fase due", che cos'è (e cosa vorrà essere) Dopolis, quale idea di educazione ci spinge ad agire e perché il nostro non è un progetto "neutro".

L'educatore brasiliano Paulo Freire, padre della pedagogia degli oppressi, scriveva che nessuno educa nessuno e nessuno si educa da solo, ma gli uomini si educano insieme con la mediazione del mondo esterno. Da questo semplice concetto si sviluppa una visione pedagogica e socio-politica alternativa al modello educativo tradizionale, rivoluzionaria perché volta a sovvertire quel modello dominante e la società stessa. A questo principio il nostro progetto vuole ricondursi in tutto e per tutto: L'educazione delle élite dominanti, che "deposita" informazioni invece di sviluppare un senso critico per leggere la realtà, è il modello da scardinare e ricostruire, in luogo di una scuola di interscambi incentrata sulla diversità dell'individuo, sia esso bambino, adolescente o adulto, come punto di forza. Un doposcuola popolare, che si pone l'obiettivo della liberazione non solo degli educandi, ma anche degli educatori e dell'intero contesto sociale nel quale vive, opera e si contagia continuamente.

Ragazze e ragazzi di Ciampino si sono incontrati in questo obiettivo comune: dare una risposta reale e dal basso alle problematiche che riguardano la dispersione scolastica ma più in generale l'esclusione sociale. Vogliamo dar vita sul territorio ad uno spazio libero da stereotipi e pregiudizi, in cui l’incontro tra culture sia il simbolo della nostra idea, e in cui poter rivendicare il diritto allo studio, al gioco e alla diversità di tutte le bambine e i bambini della nostra città. Un luogo in cui gratuitamente si possa studiare e giocare, o anche giocare e basta, conoscersi, parlare, fare capriole. 

Il modello educativo che sosteniamo ribalta i ruoli classici di educatore ed educando, dove il secondo è in una posizione subordinata rispetto al primo, ma agiamo nella pariteticità dei ruoli, che siano entrambi attivi e protagonisti nei processi educativi, soprattutto attraverso il dialogo e la costruzione della consapevolezza e del pensiero critico.

Prediligiamo l’educazione tra pari, con cui i ragazzi di diverse generazioni possano confrontarsi tra loro, apprendendo l’uno dall’altro. Coinvolgeremo studenti/esse della scuola secondaria di primo e secondo grado nelle attività di sostegno scolastico e di laboratorio: questa strategia educativa rappresenta una buona pratica pedagogica contro la dispersione scolastica e il disagio giovanile. Infine l’educazione outdoor, a contatto con la natura: un apprendimento sensoriale a favore dell’avventura, dell’errore e della scoperta dei luoghi storico-naturali del nostro territorio.

In tutto questo coinvolgeremo anche le famiglie: l’intento è quello di dare vita ad una comunità  in cui creare momenti di incontro tra famiglie di provenienza sociale, economica, culturale diversa: pomeriggi fatti di studio, giochi, arte, confronti e chiacchiere soprattutto sui temi dell’inclusione e delle differenze che caratterizzeranno la nostra quotidianità. Momenti di sostegno alla genitorialità verranno messi in atto attarverso uno scambio tra operatori e famiglie, basati soprattutto sul dialogo e sulla narrazione. 

Vari sono i laboratori che abbiamo nel cassetto: da quello sulla cittadinanza attiva, sognando una città ideale e tutta nostra, al passo con i nostri sogni, a quello di pittura, di teatro, di musica, sul riciclo creativo, sulla narrazione, di italiano per stranieri, di giocoleria…

Doposcuola popolare e territorio non sono separabili. L'impegno e le storie di militanza delle persone che operano con Dopolis e intorno a Dopolis è una delle garanzie della permeabilità del progetto verso le vertenze sociali, ambientali e culturali del territorio di Ciampino. Il doposcuola popolare è uno strumento di critica attiva - attraverso la didattica, il gioco, l'arte, l'educazione linguistica e l'intercultura - nei confronti di tutte le storture locali del modello neoliberista.

Per concludere ancora con Freire: "Creare qualcosa che ancora non esiste deve essere l'ambizione di tutti coloro che sono vivi". E questa, decisamente, è la nostra ambizione.