Promuovere i valori della solidarietà e della cooperazione, anche attraverso opere di inclusione, assistenza e sostegno sociale.


E' ufficialmente aperta la nostra SOTTOSCRIZIONE A PREMI per sostenere i progetti di Officine Civiche!

Acquistando un biglietto potrai aiutare l’associazione a portare avanti le sue attività di mutualismo e impegno sociale sul territorio di Ciampino, tra cui: DoPòLiS, la scuola popolare che si occupa di contrastare la dispersione scolastica e le povertà educative; lo Sportello Sociale & Solidale, presidio di sostegno e mediazione per il lavoro, il reddito e l’istruzione per gli adulti; i progetti e le lotte per la tutela del territorio, per l’ambiente, i Beni Comuni, la democrazia partecipata, i diritti di tutte e tutti.

 

In Italia, in questi ultimi giorni, sono state respinte 629 persone, tra cui 123 minori non accompagnati, 15 feriti da ustioni chimiche, 11 bambini piccoli e 7 donne incinte: Sono stati respinti in nome della sovranità, in nome del patriottismo e della tutela degli interessi nazionali. Un gigantesco controsenso, se si pensa che una delle cose per cui andare più orgogliosi del nostro paese era proprio il soccorso in mare. Un controsenso che affonda le sue radici in un nazionalismo ottocentesco sballato e antistorico, che nulla ha a che fare con l’amor patrio e con le basi fondanti della nostra Repubblica: la sua Costituzione e la sua storia antica e recente.

Il progetto autonomo di solidarietà "Ciampino #NoBorders" nasce con l’intento di contribuire, insieme ai diretti interessati e alle organizzazioni sul campo, al sostegno per una vita dignitosa e per i diritti basilari delle persone in transito verso l'Europa. 
L’intento del progetto è quello di intervenire fisicamente in Grecia settentrionale: un’area già fortemente penalizzata dalla crisi economica e dalle politiche fallimentari delle élite nazionali ed europee, ma che oggi si ritrova al centro di quella che viene definita “rotta Balcanica”, il tragitto attraverso il quale migliaia di persone in fuga sopratutto dalle guerre in Siria, Iraq e Afghanistan, cercano di raggiungere l’Europa del nord passando per la Turchia e l’Egeo. La chiusura delle frontiere di molte nazioni europee per bloccare il flusso, unitamente allo scellerato accordo da 6 miliardi di euro tra l’UE e la Turchia di Erdogan, ha di fatto interdetto il percorso balcanico, puntellato di muri ed esposto alle deportazioni, lasciando però in Grecia migliaia di donne e uomini nei campi profughi. Il recente sgombero della tendopoli di Idomeni ha inasprito ulteriormente la situazione, spostando centinaia di famiglie in altri campi disseminati nell’area, dove le condizioni igenico-sanitarie e i servizi essenziali sono simili se non peggiori di prima e dove la presenza dello Stato è rappresentata solo dall’esercito. 

Abbiamo inaugurato queste festività invernali con un’iniziativa di fine anno al Parco della Folgarella, uno degli spazi urbani più abbandonati, uno dei quartieri ciampinesi maggiormente colpiti dalla congestione urbana, dall’inquinamento, dall’aggressione dell’edilizia privata e dalla conseguente esclusione sociale. Il nostro doposcuola popolare ha svolto, negli ultimi mesi, diversi laboratori ludico-educativi in questo ed altri spazi, che come cittadini sentiamo nostri e di cui vogliamo prenderci cura, ai quali hanno partecipato anche alcune delle famiglie e dei soggetti provenienti dai contesti abitativi più fragili del territorio, in particolar modo il campo rom della Barbuta, esclusi dal tessuto sociale urbano anche per colpa degli attori politici ai vari livelli, sordi e ciechi di fronte all’emarginazione almeno quanto lo sono di fronte alle sue cause strutturali.

L’estate scorsa l’Amministrazione comunale convocò associazioni locali e comitati di quartiere per annunciare che, a seguito di una circolare della Prefettura, il Comune di Ciampino avrebbe continuato ad ospitare i migranti in attesa di protezione internazionale presso l’ex Ostello della Gioventù. Obiettivo dell’incontro era “condividere questa nostra decisione e chiedere loro (associazioni e comitati, nda) progetti che possano favorire l’integrazione”. Così scriveva il Sindaco Terzulli in un comunicato del 7 giugno 2015.

L’associazione Officine Civiche aderisce formalmente alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma il 24 settembre, in sostegno del popolo curdo e dell’esperimento politico in Rojava, per chiedere la fine dell’isolamento carcerario del leader curdo Abdullah Ocalan, contro le politiche repressive e di aggressione militare di Erdogan e contro l’accordo tra UE e Turchia sui rifugiati, organizzata dalla Rete Kurdistan Italia e dall’Ufficio d’Informazione sul Kurdistan in Italia. La nostra adesione va ben oltre la semplice testimonianza di supporto internazionale verso una situazione “lontana”, ma rientra a pieno titolo nelle battaglie per la democrazia, l’ambiente, i diritti civili che riguardano anche noi, la nostra comunità e il ruolo che le nostre realtà locali si prefiggono di ricoprire nel mondo attuale e nel futuro.  

La mafia qui non esiste, mica siamo in Sicilia. E’ stata per molto tempo la risposta quasi stizzita di amministratori e politici locali, ogni qual volta nel proprio territorio accadeva un fatto di cronaca, che qualche bravo giornalista d’inchiesta sapeva codificare nella strategia criminale delle mafie. Una reazione indignata di sindaci e onorevoli  per chi, “senza ragione” era pronto ad infangare un’intera comunità. Intanto le mafie si radicavano pervicacemente nel  tessuto economico e produttivo del Lazio. Non solo in territori “storicamente” infiltrati, ma nel cuore della Capitale.

Le persone bloccate nei campi profughi nel nord della Grecia sono uomini e donne, bambini e bambine, famiglie normali che avevano una vita normale prima che una guerra di proporzioni mai viste dal ‘45 in poi cancellasse dalla faccia della terra quella loro normalità, lasciando migliaia di persone con un’unica speranza: raggiungere una nuova vita da qualche parte in Europa. 

Nelle immagini dei telegiornali di questa estate i protagonisti sono stati uomini, donne e bambini che alla ricerca di un futuro migliore, scappando da guerre e disperazione, hanno tentato di raggiungere per ogni via l’Europa. Il nostro Paese è uno dei principali punti di approdo di questa ondata migratoria: in molti hanno raggiunto le nostre coste tramite il Mediterraneo. Molti non sono mai arrivati, inghiottiti dalle acque di quel “mare nostrum” che ponte tra storie e culture diverse ora sembra solo un immenso cimitero d’acqua. Quasi 3.000 morti dicono le stime nel corso di questo 2015 ancora in divenire.