Nelle immagini dei telegiornali di questa estate i protagonisti sono stati uomini, donne e bambini che alla ricerca di un futuro migliore, scappando da guerre e disperazione, hanno tentato di raggiungere per ogni via l’Europa. Il nostro Paese è uno dei principali punti di approdo di questa ondata migratoria: in molti hanno raggiunto le nostre coste tramite il Mediterraneo. Molti non sono mai arrivati, inghiottiti dalle acque di quel “mare nostrum” che ponte tra storie e culture diverse ora sembra solo un immenso cimitero d’acqua. Quasi 3.000 morti dicono le stime nel corso di questo 2015 ancora in divenire.

Tutto questo non può lasciarci estranei. Nel nostro territorio ognuno di noi puo’ e deve aiutare. Non ci rimane quindi indifferente la sorte dei circa 80 ragazzi che sono ospitati nell’ex Ostello della Gioventù di Ciampino (attualmente sono trasferiti per permettere la ristrutturazione dell’immobile). Nel disinteresse totale della politica, ragazzi provenienti da Gambia, Senegal, Mali, Nigeria, Eritrea, Ghana hanno vissuto per circa 3 anni nel centro di Via Melvin Jones gestito dalla cooperativa Eriches 29. Scaduto il contratto con la cooperativa, il Comune di Ciampino, in risposta alla richiesta della Prefettura di Roma di accogliere una quota di migranti, ha dato la sua disponibilità. Durante questa estate lo stesso Sindaco, Giovanni Terzulli, ha incontrato le forze politiche, le associazioni del III settore e i comitati di quartiere per un coinvolgimento attivo della cittadinanza al processo di integrazione rivolto ai nostri ospiti.

Tutto ciò non ha potuto che rallegrarci, ma da allora tutto tace. Salvo l’approvazione di una delibera di Consiglio con la quale si affida in house il servizio di accoglienza all’Asp s.p.a. e con la quale si è modificato il regolamento della stessa per permettere l’assegnazione.
Ci chiediamo se non sarebbe stato meglio che l’affidamento di questo servizio venisse effettuato tramite gara pubblica, per questo ricordiamo all’Amministrazione che la Società non sarà coinvolta solo nell’erogazione di pasti, pulizia dei locali e di trasporto, ma anche nell’erogazione di servizi socio-sanitari, servizi legali e di integrazione, rispetto ai quali l’Asp non possiede alcuna competenza e professionalità. E non ci sembra che la nostra azienda ogni volta che è stata chiamata a cimentarsi con nuove sfide abbia raggiunto risultati positivi. Se così non fosse non ci spiegheremmo i disastri di pionierismo industriale che la nostra azienda pubblica ha intrapreso (Ama Senegal, il centro Panacea).
Ancora questo, l’erogazione di prestazioni obbligatorie nell’ambito del progetto Sprar (Sistema di protezione per rifugiati e richiedenti asilo), rimane un punto oscuro, che merita una celere risposta: non permetteremo che quei ragazzi vengano nuovamente lasciati allo sbando di una società che li ha per tutto questo tempo tenuti ai margini, trattati solo come strumento per il “profitto” di alcuni.