Una giornata importante, che ci ha fatto provare per una volta l’orgoglio di essere cittadini delle nostre comunità, di territori accoglienti e solidali. Ma è stata anche di un’occasione di riflessione, che ci impone di non abbassare la guardia di fronte a una certa dialettica di intolleranza e “guerra tra ultimi” che sembra diffondersi soprattutto ad opera di chi, con questo genere di demagogie, intende pilotare consenso e nascondere gestioni fallimentari o disoneste sulla pelle dei migranti.

 

La partita della solidarietà con cui Ciampino, ad opera del comitato di associazioni e sigle “Sport: Obiettivo Solidarietà”, ha risposto al diffondersi di questa propaganda d’odio anche sui nostri territori, ci rende, come dicevamo, orgogliosi.

Lo sport sano, il tifo spensierato, la reciproca conoscenza tra diverse comunità, la solidarietà delle famiglie ciampinesi che hanno donato scarpe e vestiti ai giovani ragazzi africani ospiti dell’ex ostello, è la nostra migliore risposta agli scandali di mafia Capitale o alle pessime condizioni in cui sono costretti a vivere i migranti del sud del mondo nella nostra civile Europa.

Purtroppo non basta. Non può bastare, perché la soluzione alla crisi globale connessa ad una delle più ingenti migrazioni di massa attraverso il Mediterraneo, deve passare per una vera cooperazione intercontinentale, una risposta politica che impedisca le migliaia di morti al largo delle nostre coste o sui nostri confini militarizzati. Tuttavia noi riteniamo di dover fornire una risposta che irrompa proprio dal piccolo contesto delle nostre realtà locali. E’ necessario partire da gesti quotidiani, come cittadini, come comunità, affinché sia possibile un risveglio civile nelle pratiche di accoglienza, convivenza e solidarietà. Le nostre coscienze collettive dovrebbero diventare il perno di un cambio di paradigma nei confronti delle politiche migratorie. Senza questa consapevolezza, nessuna soluzione globale sarà mai possibile.
Che si tratti di una partita di calcio, una giornata di festa o un semplice gesto di amicizia, abbiamo la responsabilità di dover restare umani.