Quale concezione di violenza di genere? Quale visione di donna?
Come ogni anno, mentre si avvicina la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza maschile sulle donne del 2025, inizia a vedersi sui nostri territori la promozione di iniziative con una chiara impostazione difensiva e “riparativa”, ormai superata nel dibattito culturale sulla violenza di genere, o peggio ancora che prestano il fianco ad un approccio repressivo e punitivo come unica possibilità di intervento sul territorio.
Ancora troppo spesso gli enti pubblici, tra cui purtroppo anche il Comune di Ciampino, mostrano un’incomprensione di base del fenomeno, il quale, essendo di natura culturale, ha bisogno di strumenti complessi per essere affrontato. Il contenuto che molte volte viene proposto è un pensiero sulla donna come vittima per costituzione, che deve difendersi e che, implicitamente, deve rassegnarsi a convivere in una società machista. E qui il secondo punto problematico: la violenza sulle donne vista solo attraverso la lente dell’episodio estemporaneo, e non come fenomeno ben strutturato socialmente, e che, tuttavia, come tale, può essere sradicato e non “corretto” o “controllato”.
Sebbene riconosciamo la necessità di informare la cittadinanza sugli strumenti legali e istituzionali a disposizione in caso di violenza sia episodica sia strutturata all’interno di un contesto sia intra che extra familiare, l’oggetto unico della sensibilizzazione non possono di certo essere le donne. La responsabilità collettiva del fenomeno della violenza di genere non ricade su di loro, alle quali spetterebbe l’autodifesa ma non spazi sicuri come CAV, sportelli psicologici, spazi di empowerment collettivo, etc. E gli uomini? Dove si informano? Hanno gli spazi necessari per formarsi, educarsi?
Come Officine Civiche pensiamo, infine, che la collaborazione con le forze dell’ordine dovrebbe (se proprio necessaria) scaturire successivamente ad un dialogo imprescindibile con figure preposte alla prevenzione primaria del fenomeno da eliminare, in forma associata o in singole professionalità, al fine di progettare capillarmente e seriamente interventi di prevenzione e sensibilizzazione sociale. Siamo certe che soltanto una visione culturale sulle radici patriarcali della violenza maschile contro le donne, possa essere vettore di cambiamento trasformativo e, quindi, di contrasto al fenomeno. Tale approccio richiede inevitabilmente che si passi attraverso i servizi territoriali, le scuole, le ASL, attraverso quindi interventi di informazione e formazione sessuo-affettiva portati avanti da professioniste/i formate/i sul tema, con un imprescindibile consapevolezza culturale che analizzi il contesto nel quale la violenza nasce e si genera.
Come ogni novembre la nostra associazione, con le strutture che la compongono e nelle reti di cui è parte, parteciperà alle mobilitazioni contro la violenza maschile sulle donne promosse dalle realtà femministe e transfemministe a Roma e in Provincia; convinte che solo una mobilitazione consapevole, che includa le soggettività marginalizzate e in resistenza per l’autodeterminazione dei corpi, dei popoli e dei territori, possa spingere le istituzioni a promuovere politiche efficaci e al passo coi tempi. Sta a noi a creare una risposta politica, collettiva, contro-culturale e dal basso, per combattere un fenomeno come quello della violenza maschile sulle donne e di genere, che nasce e si sviluppa nel contesto patriarcale, coloniale, razzializzante, abilista, eteronormativo in cui viviamo.
