8 Maggio 2015 - Redazione - Sociale

“Anello di fumo”: parliamo di legalità e integrazione

Il campo rom la Barbuta, alle porte di Ciampino, è in questi giorni sotto i riflettori mediatici soprattutto a causa dell’intensa attività di quei “roghi” che sollevano nubi nere cariche di fumi tossici e aggiungono un ulteriore dramma all’inquinamento dell’aria a discapito dei cittadini di Ciampino e degli stessi abitanti del campo. Una vera e propria “terra dei fuochi” capitolina, che non riguarda solo la Barbuta ma anche molte altre realtà, le cui cause reali lasciano purtroppo spazio ad un più facile discorso populista di intolleranza nei confronti delle popolazioni nomadi che rappresentano, però, solo l’ultimo tassello di un vasto sistema criminale nel business dello smaltimento dei rifiuti.

 

La video-inchiesta “Anello di Fumo” parte proprio da qui, dall’indagine su un processo di smaltimento illegale le cui prime vittime sono proprio gli abitanti del campo, molti dei quali non sono nemmeno coinvolti in questo sistema, ma non hanno mezzi economici né possibilità legali per andar via. L’associazione Officine Civiche ha avuto modo di assistere alla proiezione di questo fondamentale documento proprio all’interno del campo la Barbuta, nel mese di marzo in occasione della campagna “Spiazziamoli – 50 piazze per la democrazia e contro le mafie”, potendo così anche conoscere da vicino la realtà di questo maxi-ghetto dove intere famiglie, alcune italiane altre straniere, vivono segregate spesso in attesa di una casa, impossibilitate per la burocrazia a lavorare nei settori tradizionali, separate da un muro che le divide per etnia e dunque alla mercé di gruppi criminali interni ed esterni al campo.

In quella occasione ci siamo dunque ripromessi di portare dentro Ciampino la proiezione dell’inchiesta “Anello di Fumo”, che mostra, senza pregiudizi e con dovizia di particolari, le dinamiche effettive che si celano dietro i roghi nei campi rom. A Ciampino, come altrove, purtroppo il sentimento di diffidenza nei confronti degli abitanti del campo è acuito anche a causa di questi roghi tossici, carichi di veleni ed estremamente dannosi per la salute e per l’ambiente. Roghi che vengono facilmente etichettati come ‘effetto’ della presenza dei rom, ma dei quali ben poche persone conoscono la reale natura e il meccanismo che sta alla loro origine. Crediamo che diffondere la conoscenza e spiegare le vere radici di un fenomeno come questo, sia utile ad abbattere i pregiudizi e aprire un dibattito serio intorno all’esigenza di un nuovo modello di gestione delle politiche per le persone rom e sinti.

Per questo venerdì 15 maggio invitiamo chiunque fosse interessato alla proiezione dell’inchiesta e successivo dibattito, presso il cinema Piccolissimo in via Ludovico Ariosto, dalle ore 18.00. Affronteremo insieme uno dei temi forse più complessi relativi al contesto sociale e ambientale della nostra città, ma soprattutto cercheremo di capire quali prospettive esistono sui nostri territori per aprire un serio percorso di integrazione, socialità e riscatto per le fasce più deboli della società. Saranno dunque con noi alcuni dei giovani autori del film “Anello di Fumo”, la Consigliera della Città Metropolitana di Roma Gemma Azuni, che di queste problematiche si occupa in prima linea, nonché i rappresentanti dell’associazione di promozione sociale “POPICA Onlus” impegnata nelle periferie romane a fianco delle persone che soffrono a causa dell’esclusione sociale presente nel contesto urbano.