6 Maggio 2020 - Redazione - Sociale

La solidarietà popolare di Casa Ciampino

Già dai primi giorni di marzo, appena nel nostro Paese è esplosa l’emergenza covid-19 e prima delle misure di lockdown, a Ciampino nasceva una rete di attivisti e attiviste con l’obiettivo iniziale di fare la spesa e piccole commissioni alle persone più esposte come anziani e immunodepressi. E’ così che nasce Casa Ciampino, un’esperienza di mutualismo sorta dal basso – come le tante nate in tutta Italia – in risposta all’aggravarsi della crisi sanitaria, libera associazione di cittadine e cittadini che si mettono in rete con le realtà sociali organizzate per aiutare la propria comunità. L’esperienza evolve presto in una vera e propria rete solidale di consegne di pacchi alimentari, per far fronte alle richieste che iniziano ad arrivare. Ciò è stato possibile grazie al coordinamento di Nonna Roma (che in tutta la Capitale si occupa da tre anni di povertà alimentare) e delle associazioni locali Officine Civiche e Ciampino Bene Comune.

I volontari attivi sono aumentati molto negli ultimi due mesi, ma mai quanto le domande di aiuto. Domande che ci sono pervenute da una platea sempre più vasta ed eterogenea. Abbiamo assistito in prima persona al mutamento repentino del malessere: la crisi diventa presto crisi sociale, le persone che ci contattano non provengono solo dai settori popolari tradizionalmente esclusi dal mercato. Si aggiungono famiglie di piccoli commercianti, partite iva, operai, che iniziano a vivere momenti drammatici con l’inasprimento della crisi e contestualmente alle misure di contenimento del virus.

Il problema alla base di questa situazione non è semplicemente sanitario-emergenziale, è strutturale e sociale. Le misure di welfare, per quanto necessarie, sembrano non essere in grado di ammortizzare le storture di un modello economico e di sviluppo fondato sull’accumulazione, sul consumo e sullo sfruttamento aggressivo delle risorse naturali. Un modello che, alla luce del coronavirus, ha mostrato tutta la sua inefficienza e fragilità. Il peso della quarantena cade sugli stessi di sempre, il conto lo pagano gli ultimi. 
Per questo nascono esperienze come Casa Ciampino, non per fare beneficenza né per sostituirsi allo Stato, ma con l’obiettivo duplice di incalzare il potere amministrativo a dare risposte complesse a problemi complessi, e di creare solidarietà popolare dal basso laddove queste risposte non arrivano. 

Ogni giorno ci occupiamo di una serie di problematiche che investono i cittadini dei nostri quartieri. Ogni pacco alimentare consegnato diventa un’occasione per provare a risolvere, insieme, questioni burocratiche come la compilazione di domande per i buoni spesa, oppure problemi legali, abitativi o supporto alla didattica a distanza. Per questo Casa Ciampino ha introdotto anche una sorta di sportello itinerante, grazie alla militanza e alle competenze accumulate negli anni dalle associazioni della nostra rete.
A Ciampino la situazione è drammatica come altrove ma il prezioso impegno di volontarie e volontari, nonché delle lavoratrici e dei lavoratori degli enti pubblici, riesce a tamponare gli effetti della crisi sociale sul territorio.

Nonostante le scelte miopi e propagandistiche della politica locale, spesso addirittura orientate al tentativo (maldestro) di controllare e imbavagliare la solidarietà organizzata, e grazie all’enorme solidarietà della cittadinanza che ci sostiene con donazioni in denaro e in generi di prima necessità, siamo in grado – ad oggi – di fornire a 45 famiglie un pacco alimentare e di portare la spesa o i farmaci a domicilio a 30 nuclei familiari. 

Ma quello che ci interessa adesso è il raggiungimento di obiettivi non più rimandabili in questa “fase 2”, che chiediamo a tutte le Istituzioni: potenziamento della sanità pubblica territoriale, tamponi e dispositivi di protezione gratuiti, istruzione accessibile per ogni famiglia, una vera continuità di reddito per i lavoratori. In poche parole, chiediamo meno assistenzialismo e più dignità e diritti nei nostri quartieri.