28 Settembre 2025 - Redazione - Beni Comuni e Territorio

Che fine hanno fatto i patti di collaborazione? Date alla cittadinanza gli spazi abbandonati!

Nell’aprile del 2024, insieme al circolo della Legambiente “Appia Sud-il Riccio”, la nostra associazione ha presentato al Comune di Ciampino una proposta di patto di collaborazione riguardo un’area di terreno pubblica localizzata ai confini del territorio comunale. I suddetti patti sono disciplinati dal testo di un apposito “Regolamento sulla collaborazione tra Cittadini e Amministrazione per la cura, la rigenerazione e la gestione condivisa dei Beni Comuni materiali e immateriali urbani”, approvato a Ciampino nel 2024 e che la nostra associazione ha fortemente voluto e per il quale si è battuta dal 2018.

Dopo tutti questi anni, però, ancora i patti di collaborazione non vedono la luce. Per quanto ne sappiamo, né la nostra proposta né quelle di altri cittadini e cittadine, associazioni o gruppi informali, hanno mai iniziato l’iter previsto dal Regolamento. Abbiamo avuto numerosi colloqui con gli Assessori competenti, con il Dirigente e con la Sindaca, dai quali è sempre emersa la volontà da parte dell’ente di andare avanti con la stipula dei patti, fino ad un punto morto oltre il quale non abbiamo più ricevuto alcuna risposta, nonostante le sollecitazioni. Nel frattempo c’è stata perfino un’interrogazione consiliare sulla lentezza di applicazione del Regolamento. Sappiamo che quello che abbiamo proposto è un cosiddetto “patto di collaborazione complesso”, che richiede di individuare fondi e coinvolgere gli altri enti competenti sull’area. Tuttavia il Regolamento parla chiaro: a prescindere dalla reperibilità immediata di risorse economiche e quindi dell’avvio di azioni di cura e rigenerazione, può e anzi deve partire l’iter che consente a cittadini e istituzioni di avviare il patto. Ancora siamo in attesa che tutto ciò accada.

A Ciampino l’accesso al suolo è gravemente compromesso. Gli spazi pubblici sono quasi del tutto assenti, le aree verdi sono al di sotto degli standard previsti per legge e in gran parte inagibili o senza servizi per lo svago, lo sport, le attività sociali. Quello che chiediamo da sempre, come realtà associativa, è un ripensamento dell’approccio allo spazio pubblico nei territori periurbani, fortemente segnati dalla carenza di accessibilità, che a Ciampino raggiunge il livello di una vera e propria zonizzazione sociale per le categorie meno privilegiate, che non hanno possibilità di spostarsi in macchina o di raggiungere i servizi che servono alle famiglie lavoratrici, a partire dai parchi e dalle strutture sportive.

Quello che chiediamo è di metterci in gioco. Se da una parte insistiamo sulla responsabilità degli enti locali nella gestione della città pubblica, dall’altra crediamo nell’autorganizzazione delle comunità, nella gestione dal basso del suolo, nell’autorecupero della terra e del patrimonio urbano. Siamo consapevoli di quanto lo strumento dei patti di collaborazione sia insufficiente e lacunoso. I Regolamenti approvati in diversi comuni d’Italia si prestano a forme di abuso da parte di poteri pubblici e privati che, in molti territori, hanno fatto ricorso ai patti di collaborazione per semi-privatizzare o alienare aree urbane prima disponibili. Al contrario, conosciamo nel territorio dei Castelli romani esempi virtuosi di patti di collaborazione. Pensiamo alla vicina Marino: esperienze come l’Info point sull’Appia Antica gestito dal circolo di Legambiente, oppure la BiblioPop o altri progetti che sappiamo essere in cantiere per salvaguardare storiche esperienze di autogestione popolare, ci convincono che questo strumento può essere usato intanto come una leva per liberare spazi, per rendere fruibile, aprire dove prima era chiuso, in attesa di elaborare nuovi strumenti più vincolanti e più responsabilizzanti verso il potere pubblico.

Il suolo abbandonato, ovunque esso si collochi, dovrebbe essere messo a disposizione di chi già se ne prende cura. Le nostre associazioni lo fanno da tempo, anche nel terreno su cui abbiamo proposto il patto in questione: la rete di famiglie che compone la nostra organizzazione vive l’area con escursioni, attività di doposcuola, laboratori di orticoltura didattica, tutte azioni realizzate in quel fazzoletto di terra in modo gratuito per la cittadinanza e con fondi reperiti autonomamente. Non parliamo di un’aiuola o di una piazza, ma di terreni incolti e inutilizzati, con strutture decadenti ed esposti a fenomeni di incuria. Parliamo di un’area dove sarebbe possibile fare orti sociali, allestire iniziative culturali, accogliere e favorire un approccio al territorio lento e rispettoso, senza preclusioni ma nello spirito di inclusività dei Beni Comuni. Lo stesso vale per i tanti altri luoghi e altri patti che potrebbero essere messi in atto, con una prospettiva seria di apertura degli spazi alla popolazione, un approccio che – va detto – inizialmente il Comune di Ciampino aveva dimostrato di aver colto in modo propositivo. Anche per questo ci stupisce e ci rammarica questo cambio di atteggiamento, questo improvviso disimpegno sul tema.

Per questo le famiglie si stanno organizzando per scrivere direttamente alle autorità comunali, per esigere non solo la rigenerazione dal basso di questa specifica area, ma per chiedere che si torni a dare attenzione alle politiche di condivisione dello spazio pubblico. Per un approccio diffuso di apertura dei nostri luoghi ad associazioni, comitati e gruppi di cittadini informali, per tornare ad avere spazi disponibili a Ciampino, per lo sport, le attività educative, la socialità.

Foto di copertina: Emanuele Pastino