15 Gennaio 2024 - Redazione - Beni Comuni e Territorio

Brigata Messalla, il resoconto della prima escursione

Gran parte della legna proveniente dai boschi tagliati ai Castelli romani finisce nei camini di chi può permettersene uno in casa, oppure nei bracieri dei ristoranti, qualcosa nell’edilizia e di fatto pochissime altre destinazioni. A fronte di centinaia di alberi tagliati, nei paraggi non c’è neppure un’impresa che produce mestoli di legno. E’ uno degli effetti dell’estrattivismo, togliere risorse ad un territorio lasciando solo un’apparente ed effimera impressione di avere qualcosa in cambio. Sono alcuni dei ragionamenti che gli escursionisti della Brigata Messalla hanno esternato in quella radura che poche settimane prima era un pezzo di bosco, appena dopo il sottopasso che oltrepassa la via dei Laghi, provenendo da Fontan Tempesta. Gli escursionisti della Brigata sono attivisti/e territoriali, lavoratori e lavoratrici, studenti e studentesse. La passeggiata guidata diventa ben presto un’assemblea, si parla in cerchio di disboscamento, di danni ambientali e di alternative economiche, prima di riprendere il cammino ed iniziare la salita sulle pendici del Monte Albano. 

Di fatto il disboscamento è solo uno dei fenomeni, tra loro correlati, della pessima gestione del bosco come risorsa. I sentieri non sono più segnati, l’ombra non è più garantita ai viandanti (rendendo il turismo lento proibitivo in estate), gli animali non hanno più le loro case e le piogge iniziano a portare a valle, indisturbate, terra e detriti. La nostra guida escursionistica, Ivan Barcaroli, ci spiega che tutto avviene a norma di legge e che di fatto non stiamo parlando di disboscamento illegale, ma di un’attività destinata a una domanda altamente impattante (bruciare legna), svolta in maniera insostenibile e scriteriata. 

A guidare i nostri passi, tuttavia, sono proprio le tante bellezze di un territorio martoriato ma ancora ricco di natura, di storia e di leggende. Partiamo dallo specchio di Diana, il lago di Nemi, guardando dall’alto i resti del tempio della dea e facendoci raccontare da Daniele Corsico, seconda guida della giornata, gli aspetti storici e antropologico-religiosi. Dalle storie dei popoli latini che, raccontate dal grande antropologo J. Frazer nel suo capolavoro “Il ramo d’oro”,  avevano in questa valle i loro miti fondativi, fino ai racconti dei briganti che attraversavano e trovavano rifugio in queste terre, lasciando le loro tracce nelle leggende relative ai suggestivi ruderi del casale di Mezzaposta e del cosiddetto “Casale dei guardiani”. Resti di pietra avvolti dalla vegetazione, storie che ci riportano alle origini contadine e commerciali di questi territori, ricordandoci che la scelta di vita del brigante spesso era l’unico modo per sopravvivere a dispetto della povertà cronica e contro le angherie di autorità senza scrupoli. 

Dall’alto osserviamo anche i danni prodotti dalla floricoltura intensiva sulle acque del lago, nonché gli effetti di interventi impattanti come l’abbassamento del livello dell’acqua iniziato con le scellerate attività di drenaggio in epoca fascista. Sempre a proposito di acqua, l’arrivo a Fontan Tempesta ci restituisce visivamente il drammatico stato delle risorse idriche sotterranee nei nostri boschi: di fatto la fonte è quasi asciutta, ad eccezione di una pozza dove trovano ristoro i cinghiali. 

L’escursione si conclude in alto, da dove si vedono il promontorio del Circeo e le isole pontine; alle grotticelle, un sito archeologico di rilevanza straordinaria, che testimonia l’esistenza di popoli più antichi dei latini stessi, che in questi boschi vivevano e seppellivano i loro morti secondo usanze funerarie simili a quelle etrusche. Quassù, sulle tombe dei nostri più antichi conterranei, ricordiamo a cosa è dovuta l’esistenza di un parco regionale che oggi permette ancora quel minimo di tutela su queste terre così preziose. La lotta delle popolazioni, che negli anni ‘80 ottennero, dopo essersi organizzati e mobilitati, l’istituzione del parco. Questo è lo spirito che guida la Brigata Messalla, l’escursionismo militante che abbiamo deciso di mettere in pratica come strumento di conoscenza, di amore per il territorio, di analisi dei problemi e dunque di lotta per la protezione e l’accesso equo alle risorse patrimoniali e paesaggistiche.  

La giornata si è conclusa nel migliore dei modi: con alcuni dei prodotti tipici delle nostre comunità, godendoci un pranzo al sacco con tanto di ciambelline al vino offerte da Officine Civiche! La prima uscita della Brigata Messalla è stata, così, quasi un battesimo, un rituale laico e popolare che segna l’inizio di un nuovo percorso. Nonostante la totale assenza di cartellonistica informativa, gli scarsi segni traccianti i sentieri e i boschi divelti, siamo riusciti a trasformare un pezzo di territorio maltrattato e scomposto in qualcosa che invece può unire, che può essere strumento di riflessione collettiva sull’uso delle risorse, sul nostro passato e su cosa desideriamo per il futuro. 

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Perché Brigata Messalla?

Nel dicembre 2011, in un appezzamento agricolo abbandonato che anticamente prendeva il nome di “vigna del Francese” vengono rinvenute alcune sensazionali evidenze archeologiche romane, emerse dalle trincee esplorative per un intervento edilizio contro il quale si opponeva, dal 2006, un pezzo di cittadinanza di Ciampino, Marino, Marino e zone limitrofe. La terra restituisce una villa augustea appartenuta con ogni probabilità al console e protettore delle arti Marco Valerio Messalla Corvino. Nel sito emerge anche un gruppo scultoreo rappresentante il mito dei figli di Niobe uccisi da Apollo e ArtemideLa villa, infatti, è certamente una delle dimore dei Valerii frequentata dal poeta Ovidio, che nelle Metamorfosi racconta proprio la storia dei Niobidi.

Questi reperti di fatto emergono quasi come se volessero difendere la loro terra dalle betoniere e dalle speculazioni, aprendo di fatto una serie di nuove vertenze che porteranno, negli anni successivi, al vincolo e al successivo vincolo e al conseguente stop alla minaccia edilizia su quell’area che ancora oggi i cittadini vorrebbero trasformare in un parco pubblico e fruibile da tutte e tutti. Per questo, per noi che da quelle battaglie proveniamo come militanti, il nome di Messalla non è solo un nome storico ma un principio, un’idea: quella che la bellezza del territorio, la sua storia e il suo patrimonio culturale, possono essere compagne e strumenti di lotta per il diritto alla città. 

Marco Valerio Messalla fece parte di una famiglia potente durante i secoli di storia romana. I Messalla ebbero tra loro politici subdoli e generali spietati, ma anche persone valorose che seppero fare della propria vita un esempio di dedizione politica, come il nostro Messalla. Fu anche la famiglia di Valeria, detta Messalina, che divenne imperatrice per matrimonio ma decise di svolgere un’esistenza libera, fuori dalle regole morali per le donne dell’epoca, attirandosi le critiche degli storici contemporanei che ne dipinsero l’immagine di una meretrice. Anche a lei, alla sua libertà e al superamento degli stereotipi si lega il nome della nostra Brigata, uno spazio sicuro e inclusivo, dove non si lascia indietro nessun*, nelle escursioni, nelle lotte e nella vita.