8 Agosto 2023 - Redazione - Beni Comuni e Territorio

Territori, non discariche

L’incendio di sabato 29 luglio nel sito di Ecologica 2000, con le pur parziali verità che stanno trapelando in merito, è stata l’ennesima triste dimostrazione di come funziona il business dei rifiuti su questo territorio. Un sistema che gioca sulla fallacia di un ciclo regionale che non è mai stato chiuso, che accumula immondizia a fini di profitto e infine sposta nei territori periurbani (sebbene questi abbiano raccolte differenziate molto efficienti) grandi poli di stoccaggio e smaltimento degli scarti di produzione e consumo. 

Questo sistema è parte integrante di un intero modello di sviluppo disfunzionale che cementifica, avvelena e impoverisce il territorio, contro il quale i nostri movimenti si battono da decenni. La pianura che connette la periferia di Roma e i Castelli, questa “città negata” che passa per i nostri comuni, borgate e frazioni, è passata velocemente da una vocazione agricola verso un modello profondamente estrattivista, dove lo stesso smaltimento dei rifiuti è diventato un affare per pochi sulla pelle delle popolazioni. 

Purtroppo avevamo ragione quando avvertivamo che i roghi tossici nel disumano ghetto monoetnico della Barbuta si sarebbero spostati altrove, che quella terra dei fuochi era solo la faccia apertamente criminale di un complesso patogeno più grande nell’economia dei rifiuti territoriale, che l’etnia di un centinaio di famiglie baraccate non era rilevante, perché la colpa ricadeva piuttosto sulla sete di profitto di aziende senza scrupoli. Peccato non essere stati ascoltati da una classe politica che ha preferito fare leva sull’odio razziale e sociale, invece di puntare lo sguardo verso il vero problema.  

Da tempo denunciamo come la narrazione neoliberista su questo territorio ci abbia illuso di poter essere “città dei servizi”, “smart-city” e chissà cos’altro per indorare la pillola di un modello che trasforma i suoli e li consuma sotto il peso di speculazioni vecchie e nuove. Siamo stanchi e stanche di dover fare analisi quando è troppo tardi, dopo ogni rogo, dopo ogni incidente. Continueremo a batterci, a dire la nostra, a sostenere fattivamente i nostri vicini e vicine come abbiamo fatto anche stavolta (ad esempio distribuendo mascherine contro la diossina), ma pensiamo sia giunto il momento di ragionare in termini ampi riguardo le azioni da intraprendere in tutta la provincia, dove ogni aggressione ambientale ha sempre visto una risposta di resistenza e autodifesa cosciente da parte della nostra gente. 

Scelte scellerate come l’inceneritore di Santa Palomba o la discarica di via Roncigliano rivelano la subalternità della politica (in questo caso specialmente quella capitolina) di fronte allo stesso sistema che avrebbe già deciso, per ragioni di profitto, il destino di interi territori. Lo stesso avviene con l’idea di delocalizzare gli autodemolitori romani alle porte di Ciampino, proprio dove sorgeva il campo rom della Barbuta, perché, come sostengono dal Campidoglio, l’area sarebbe già compromessa. Ecco, noi pensiamo che le nostre comunità siano in grado di rigenerare questa e tutte le altre aree che lorsignori hanno compromesso. Restituiteci il territorio, lo sapremo far fiorire ancora una volta. 

Essere una “periferia dello scarto” non sarà il nostro destino. Abbiamo dimostrato di avere la determinazione per invertire una storia che non è scritta, come quando le comunità hanno sventato la cementificazione dell’Argine del Divino Amore a Marino e dell’area del Muro dei Francesi a Ciampino, ottenendo in entrambi i casi l’ampliamento del parco regionale dei Castelli romani. Per vincere anche stavolta occorre restare uniti, non dividere il fronte ed anzi allargarlo a tutte quelle realtà autenticamente popolari, libere e autorganizzate, che sanno riconoscere l’origine economica del problema che sta dietro ai disastri che stravolgono il nostro territorio e il pianeta intero. 

Non c’è più tempo da perdere: chiediamo un nuovo modello locale di produzione e consumo, che tenga insieme il lavoro delle comunità e la necessità di cura del bene comune; chiediamo che venga portato a completamento il ciclo dei rifiuti regionale, senza più prevedere mega discariche o inceneritori né qui né altrove; chiediamo la bonifica e la riacquisizione di tutti i suoli inquinati nel nostro territorio, l’allargamento del parco dell’Appia Antica, un serrato controllo pubblico degli impianti privati di stoccaggio e trattamento rifiuti e la chiusura di tutti quelli che ricadono nei pressi di centri abitati o aree protette. La lotta per la dignità dei nostri luoghi continuerà, insieme a chiunque vorrà sostenerla.  
Basta veleni sul territorio!
Basta profitti sui rifiuti!  

Ciampino Bene Comune
Officine Civiche


illustrazione in copertina: Harry Haysom