16 Maggio 2016 - Redazione - Territorio

Igdo: Perché la cordata non convince

Diciamolo chiaramente una volta per tutte. Ciò che non convince dell’intera operazione-Igdo, che in tutte le sue fasi ha visto l’Amministrazione comunale in uno stato di volontaria subalternità ai privati, non è la partecipazione dei privati in sé al futuro di un’area strategica abbandonata da troppo tempo. Quello che non convince, ma che anzi spaventa, è un metodo visto e rivisto che diviene sostanza. 

Gli amministratori, Sindaco e Assessore competente in primis, hanno dichiarato più volte come il Comune si sia fatto soggetto attivo nel sostenere questa operazione di “vendita” insieme alla società proprietaria e agli altri attori pubblici e privati (ricordiamo la base d’asta irrisoria di 1,5 milioni di euro per un complesso storico-architettonico del valore stimato di 7 milioni). Quindi, il pubblico e il privato collaborano, non in un rapporto teso all’obiettivo finale del bene collettivo, ma sbilanciato sul piatto del profitto dei privati e della rendita massima per essi. Associazioni e comitati hanno sempre chiesto che il rapporto tra pubblico e privato ci fosse purché il Comune svolgesse la sua funzione naturale di soggetto preposto all’ottenimento del massimo profitto sociale, economico, ambientale, culturale, umano, per la città tutta. E ciò era ottenibile, in questo caso, solo attraverso la partecipazione del Comune di Ciampino all’asta. Se il settore pubblico fosse oggi proprietario dell’area – come sarebbe giusto per tutta una serie di ragioni di opportunità – nessuno ci avrebbe impedito di stringere rapporti proficui con i privati per progettare e realizzare un nuovo centro cittadino nell’area Igdo, ma l’intero processo lo avremmo guidato noi, la città di Ciampino, per il nostro interesse come collettività. Cosa che non è più possibile ora.

Oggi c’è una cordata imprenditoriale, appunto, che si è aggiudicata per una cifra ridicola un bene abbandonato tra i più grandi del Lazio, un intero centro cittadino, comprato come se fosse un pezzo di terra qualunque, con il consenso latente del Comune e cioè di chi dovrebbe fare gli interessi di tutti!

Una “rendita al sole” monopolistica, che è l’antitesi neoliberista del libero mercato. Scrive l’economista americano Joseph Stiglitz: “Abbiamo un sistema politico che concede un potere esorbitante a chi sta in cima alla scala sociale, il quale l’ha usato per plasmare le regole del gioco a proprio favore spillando alla comunità quelli che si possono chiamare soltanto enormi regali. Gli economisti hanno un nome per questi comportamenti, li chiamano ricerca della rendita (rent seeking). Non è difficile diventare ricchi se il governo ti vende per 500 milioni una miniera che vale un miliardo”. Questo è quello che succede a Ciampino ogni volta che c’è da ridefinire l’assetto di una porzione di territorio. In modi diversi è successo con via Reverberi e succede anche con l’Igdo. Una rendita monopolistica si ottiene quando si fa in modo di favorire un singolo soggetto privato (o peggio ancora una cordata di soggetti che possa tagliare fuori la possibile concorrenza) nell’esclusiva su una risorsa economica fondamentale in un dato territorio. Qual è la sola risorsa naturale che il nostro piccolo comune possiede? Ovviamente la sua terra, i suoi beni immobili, la sua storia, che infatti puntualmente vengono svenduti a singoli monopolisti locali in cambio, a seconda dei casi, del giusto sostegno politico e/o amministrativo elargito al momento opportuno. Ben inteso, è tutto perfettamente all’interno dei confini della legalità e di un costume diffuso non certo solo a Ciampino. Il problema è che si tratta di un sistema orrendo, che nel medio periodo provoca enorme disparità sociale, diseguaglianza, opacità amministrative, fino al rischio di collasso dell’economia. 

Qualsiasi cosa verrà realizzata nell’area dell’Igdo, gli unici a beneficiarne saranno i nuovi proprietari, che si sono aggiudicati appunto il monopolio su una risorsa fondamentale. Alla città arriveranno, se tutto va bene, solo le briciole. Tra l’altro, l’unico nome finora noto della cordata aggiudicataria dell’asta sarebbe l’amministratore delegato dell’azienda di trasporti Schiaffini Travel Spa, non nuova in passato ad avventure monopolistiche anche parecchio oscure (illuminante questo articolo, che illustra l’esistenza di un “metodo”).  

Abbiamo perso una grande occasione, ma la colpa forse non è nemmeno di un singolo politico o imprenditore, quanto di un intero meccanismo che ha creato un legame malsano tra politica e impresa, tra settore pubblico e interessi particolari. Un meccanismo che però è possibile spezzare – e molte esperienze in Italia e in Europa lo dimostrano – proprio a partire dai contesti locali. 

All’indomani delle iniziative di mobilitazione delle scorse settimane, in molti tra associazioni, comitati e singoli cittadini, vogliono sperare che ancora esistano i margini per rompere questo deleterio sistema e cambiare rotta per quanto riguarda la vicenda dell’Igdo, sopratutto dal momento che è stato confermato un vincolo sull’area da parte della Soprintendenza. Le voci in questi giorni si rincorrono e si accavallano, ma se esistono strade possibili da percorrere per rimettere l’Igdo al centro di un discorso pubblico, si valutino e si percorrano senza indugi. Prima che sia troppo tardi! Da parte nostra, Officine Civiche sarà disponibile sempre per portare avanti questa battaglia nella direzione di un centro cittadino inteso come bene comune della collettività e non come monopolio per gli affari di pochi.