6 Febbraio 2022 - Guglielmo Abbondati - Territorio

La cultura e l’ambiente al centro di una nuova identità

Oggi si parla molto, in sede europea (green deal), anche tenendo conto del contesto della pandemia da Covid-19, di ecologia, di sviluppo sostenibile, della necessità di ridurre sia le forti diseguaglianze sociali che l’impronta ecologica del nostro modo di produrre e consumare, di de-carbonizzazione dell’economia e di prepararsi, contestualmente, alla grave crisi climatica in atto provocata dall’immissione di gas climalteranti in atmosfera, attrezzando le nostre città e i nostri territori in modo che diventino resilienti.

La sfida attuale non è creare città sostenibili, bensì rigenerative, fare in modo cioè che non sfruttino solamente efficientemente le risorse o che abbiano basse emissioni, ma piuttosto che aumentino i benefici che l’ecosistema gli offre. Servono strategie e piani a medio e lungo termine che mirino a ricostruire la relazione tra città e il proprio territorio circostante, ma anche quello più distante da cui traggono le proprie risorse vitali. Per questo serve riqualificare il paesaggio da cui dipende la città, pesantemente compromesso dalle trasformazioni urbane espansive degli ultimi decenni.

Il tessuto espansivo della periferia romana, negli ultimi 10-15 anni ha visto insediare complessivamente nell’area metropolitana oltre 300mila residenti, “espulsi” dal centro storico della Capitale, in virtù dei processi di gentrificazione e terziarizzazione, che a Roma hanno avuto una crescita molto più elevata che altrove. 

Processi che hanno determinato un impressionante consumo di suolo, dato da una domanda di nuove case che si è orientata prevalentemente verso basse densità abitative: è la grande villettopoli paventata da Antonio Cederna alla fine degli anni 70, quando conduceva la sua strenua battaglia a difesa dell’Appia Antica.

I rapporti annuali dell’ISPRA ci dicono che in questo tratto a sud est della capitale si registrano tra le maggiori percentuali di consumo di suolo dell’intera area metropolitana. Ciampino è al primo posto di questa graduatoria, con il 42,4% del suo territorio naturale ormai perso.

Siamo di fronte alla diffusione scomposta di ville e villette, un aeroporto intrappolato tra densissime aree residenziali, un frammento incoerente di condomini ed aree artigianali. Come operare dunque in questo contesto un processo di autentica rigenerazione? Basta mettere insieme strumenti di semplice partenariato pubblico-privato o agire sulla solita leva dei premi di cubature e di altri incentivi di natura fiscale come il super ecobonus 110, per riqualificare questo aggregato edilizio, in parte spontaneo e abusivo?

La rigenerazione urbana, se non vuole rimanere la consueta leva per aumentare solamente la rendita immobiliare privata, al di là degli interventi sulle componenti fisiche delle parti più pregiate delle città, dovrebbe incidere profondamente nei contesti sociali e ambientali dei quartieri, agendo sulle reti materiali e immateriali, come quelle culturali, sociali ed ecologiche.

In questa direzione occorre indirizzare le politiche di rigenerazione urbana se si vuole davvero riqualificare e recuperare la qualità del vivere e dell’abitare in luoghi densamente popolati, come Ciampino.

Dopo l’approvazione della Legge regionale 11 agosto 2021, n.14 (Disposizioni collegate alla legge di stabilità regionale 2021 e modifiche di leggi regionali), con la quale è stato ampliato il perimetro del Parco suburbano dei Castelli romani di quasi 800 ettari, Ciampino è diventata parte di un ecosistema territoriale unitario di oltre 50km lineari e 20.000 ettari che riconnette l’antico Vulcano laziale al cuore della Capitale, uno straordinario corridoio ecologico in divenire tra i Castelli romani e le mura Aureliane.

Al centro di questo sistema ci sono i 16 km della Regina Viarum, asse del parco dell’Appia Antica, con le sue sorgenti di acque minerali Appia, Capannelle, Egeria, San Pietro, alcuni tratti superstiti del fiume sacro Almone, le tipiche forre ed ampie aree archeologiche e naturalistiche tutelate.

La crescita di oltre 2.000 ettari di territorio tutelato, prima con l’ampliamento del Parco dell’Appia Antica nel 2018 e poi con quello del Parco dei Castelli, va oltre l’obiettivo di porre un argine ad una impressionante bulimia edificatoria, arrestando la speculazione immobiliare che in queste aree aveva già in atto importanti progetti di trasformazione, ma intende promuovere la funzione strategica delle reti ecologiche e culturali nei processi di rigenerazione urbana.

Ciampino ha davanti a se una grandissima occasione: diventare esempio di questo processo di città rigenerativa, invertendo radicalmente la direzione seguita negli ultimi decenni, quella delle varianti urbanistiche puntuali e dei comparti edificatori costruiti sulle esigenze del privato di turno. Essere la città dei due Parchi può diventare davvero una straordinaria opportunità per dare compimento ad una identità che Ciampino non ha mai avuto.

Quell’area che il Piano Regolatore Comunale aveva destinato ad edilizia economico e popolare e che la forte mobilitazione di realtà politiche e sociali del territorio ha contribuito alla sua tutela è un patrimonio storico e culturale di inestimabile valore, da cui partire. Parliamo dell’area della Tenuta del Muro dei Francesi, che va innanzitutto aperta e attrezzata alla piena fruizione pubblica dei cittadini. Un’area che è parte di quel sistema territoriale ed ambientale ricco di storia e biodiversità che abbiamo descritto.

Con il Casale dei Monaci, che potrebbe diventare un centro di educazione ambientale in partenariato con Il Parco regionale dei Castelli Romani. Con la struttura ricettiva di via Malvin Jones che potrebbe tornare ad essere un ostello per archeologi italiani ed esteri che vogliono condurre campagne di scavo e studiare il ricco patrimonio storico culturale qui presente. Tutto questo in connessione con un sistema territoriale che scommette sulla storia, la natura, il paesaggio, il turismo lento, le tradizioni eno-gastronomiche, la bellezza.

Solo una nuova amministrazione capace di rimettere al centro la funzione ed il ruolo del pubblico può mettere in campo strumenti e indirizzi chiari dentro i quali anche le forze e i soggetti economici privati possono dare il loro contributo. Oltre la semplice riqualificazione edilizia di un tessuto urbano che va profondamente rigenerato nelle sue componenti ambientali ed ecologiche, oltre che fisiche.

Attraverso il recupero dei fossi con la realizzazione del Parco Urbano delle Acque. Due fasce larghe 300 metri che, se pur parzialmente occupate da intollerabili fenomeni di abusivismo, costituiscono un corridoio naturale che si insinua nelle aree edificate. Attraverso progetti di forestazione urbana, nelle aree centrali e periferiche della città. Attraverso il recupero e la valorizzazione degli spazi pubblici da destinare al mutualismo sociale, al lavoro condiviso, alla promozione culturale. Tutto questo attraverso processi partecipativi e decisionali che vedano la comunità locale protagonista e artefice del cambiamento.