9 Maggio 2016 - Redazione - Territorio

La triste storia della raccolta differenziata

È impossibile fare un discorso organico sulla questione rifiuti nel Lazio, mettendo dentro le vicende di Cerroni, la raccolta differenziata, il costo della Ta.Ri., senza incappare in lacune, omissioni, imprecisioni. Meglio provare con qualche riflessione in ordine sparso (ma non troppo) che consenta di avere un punto di vista un po’ meno parziale, pur non fornendo la ricetta per la soluzione definitiva del problema.

Ernesto Galli della Loggia, qualche giorno fa scriveva sul Corriere della Sera che è inutile farsi illusioni sulla moralità dei politici, men che meno sulla moralità di coloro che li eleggono, visto che spesso sono portati a credere a promesse che, a ben guardare, si capisce che, se mantenute, alla lunga non converrebbero a nessuno.
Ma tant’è.

È questa la triste storia della raccolta differenziata, promossa da circa vent’anni come un sistema remunerativo per il Comune che la fa, remunerazione derivante dalla vendita del materiale differenziato. La favola raccontata (neanche troppo consapevolmente) per dare una motivazione valida all’italiano pigrone, al fine di invogliarlo a tenere quattro cestini in casa e a gettare i rifiuti in giorni prestabiliti. Una favola appunto. Perché per le frazioni merceologiche vendute su un mercato con tariffe estremamente variabili, ce ne sono alcune per il cui smaltimento bisogna pagare (molto costoso è lo smaltimento della frazione organica); quando va bene si riescono ad abbattere in parte i costi, ma siamo in ogni caso ben lontani dal guadagnarci. Ma quello che costa molto è il servizio porta a porta (unico modo per far funzionare davvero la raccolta differenziata, perché si sa, l’italiano pigrone lo devi mettere con le spalle al muro, altrimenti non differenzia), che prevede un maggior numero di ritiri, quindi di passaggi dei mezzi e ovviamente più mezzi per la raccolta dei differenti materiali.

Ma mentre per l’italiano pigrone, e un po’ zozzone, è normale spendere 700 euro per uno smartphone, non è altrettanto accettabile spendere una cifra paragonabile per smaltire i rifiuti che produce la sua famiglia in un anno, in modo da ridurne l’impatto sull’ecosistema e di conseguenza la propria impronta ecologica sul pianeta.
Forse se partiamo da questo concetto possiamo meglio affrontare il tema delle tariffe per lo smaltimento, considerando però un dato fondamentale: ad oggi, a differenza di quanto succedeva fino al 2013, il rifiuto indifferenziato della Città di Ciampino viene conferito presso gli impianti di trattamento meccanico biologico di Malagrotta, per la separazione di eventuale ulteriore frazione organica dalla frazione secca, così come previsto dalle direttive europee; quello che rimane a valle del trattamento viene smaltito fuori Regione, perché Roma non ha più una discarica di servizio, e questo ha un costo notevolmente maggiore, rispetto a quanto anche il Comune pagava in precedenza, soprattutto se consideriamo il fatto che gli impianti di TMB funzionavano a singhiozzo e spesso il rifiuto veniva interrato tal quale.

Alla luce di tutto questo, siamo proprio sicuri che l’aumento della Ta.Ri. sia completamente ingiustificato?
E soprattutto, siamo sicuri che il Comune di Ciampino abbia, negli ultimi anni, fatto tutto ciò che poteva in materia di rifiuti, per promuovere la messa in campo di strategie virtuose allo scopo di conseguire una riduzione della frazione indifferenziata?
Il primo quartiere a cominciare la raccolta differenziata col nuovo sistema del Porta a Porta è stato la Folgarella, nel 2007. Sono passati nove anni, sette da quando il servizio è stato esteso a tutto il territorio. Sul sito della società Ambi.En.Te. si parla di una percentuale di rifiuto differenziato pari al 62,58%.

Come mai dopo tutto questo tempo siamo ancora sotto la percentuale indicata dalle direttive europee del 65%?
La verità è che a Ciampino manca da tempo una politica in materia di rifiuti, essendo questa stata appaltata direttamente alla società Ambi.En.Te. che si occupa, oltre che del servizio, anche della scelta degli impianti ai quali portare le varie frazioni merceologiche. È chiaro che Ambi.En.Te, lavorando in un regime di mercato, debba puntare al profitto, quindi accade ad esempio che, nel caso dello smaltimento degli abiti usati, la società per lo smaltimento venga selezionata principalmente in base all’offerta economica che è in grado di fare al Comune, e nessuno si cura di approfondire la filiera degli abiti usati, che fine facciano (si lascia intendere che vadano in beneficienza ma la maggior parte delle volte non è così). Eppure sarebbe facile richiedere alcune informazioni in sede di gara, come requisito fondamentale per l’assegnazione dell’appalto. Ma queste sono, per l’appunto, politiche sui rifiuti che spettano ad un Comune, non ad una Società, benché a capitale pubblico.

Così come le politiche di riduzione degli imballaggi: il Comune di Ciampino è stato tra i primi ad istallare la fontana leggera per l’acqua potabile, che consentiva ad un prezzo estremamente conveniente a tutti i cittadini di acquistare acqua alla spina; la fontana di largo M. L. King è ad oggi non funzionante da molto tempo.
E i detersivi alla spina? Si potrebbero premiare gli esercizi commerciali che consentono di acquistarli.

Se vogliamo proprio essere pragmatici, quali sono le frazioni che ci costa di più smaltire?
Umido e frazione indifferenziata.

Per l’umido la Provincia di Roma promosse qualche anno fa la diffusione di compostiere domestiche per tutte quelle utenze che avessero un giardino o un terreno dove smaltire correttamente questo materiale organico. Perché non censire quanti oggi ancora la utilizzano, provando magari a diffonderne ulteriormente l’utilizzo?
E se la tariffa diventasse finalmente puntuale? Ognuno pagherebbe in proporzione ai rifiuti che produce e chi produce più indifferenziato dovrebbe pagare di più.
Un’altra iniziativa estremamente virtuosa è quella dei centri di riuso, nei quali, come insegna il Comune virtuoso di Capannori, in Provincia di Lucca, i cittadini possono portare oggetti e materiali non più utilizzati, ma ancora in buono stato e che possono servire ad altre persone, magari a famiglie che vivono situazioni di disagio.  Parliamo di articoli di vestiario, oggettistica, giocattoli, mobili, elettrodomestici.

Centinaia di articoli di ogni specie a Capannori non diventano rifiuto e possono essere riutilizzati o aggiustati per tornare a nuova vita.
All’interno del centro riuso di Capannori è stato inoltre allestito infatti un laboratorio per la riparazione di mobili, oggetti elettronici ed elettrodomestici con lo scopo di rimettere in vita cose ancora riparabili. 

Eccoli i modi coi quali è possibile diminuire la tariffa: dobbiamo stravolgere il nostro modo di concepire il rifiuto, oggi visto come qualcosa la cui vita non ci interessa, modificando il nostro approccio ad esso con uno più responsabile, che consideri l’intero ciclo di vita dell’oggetto.
L’Amministrazione di Ciampino in questo non ha affatto concluso il suo compito, ha vissuto per troppo tempo sugli allori di una raccolta differenziata si efficiente, se paragonata a quella dei Comuni limitrofi, ma per la quale si potrebbe fare davvero molto di più.